
Record di passeggeri nel 2025, l’Italia vola oltre la media europea.
Il 4 giugno 2026, alla Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ENAC ha presentato la ventesima edizione del Fact Book, il rapporto annuale sul trasporto aereo europeo elaborato dal Centro ITSM dell’Università di Bergamo. Il titolo del convegno, “Tra un’epoca e un’altra: verso quale trasporto aereo?”, non era retorico. I dati che il rapporto porta con sé descrivono un settore che ha chiuso il 2025 con numeri record, ma che si trova a navigare una fase di incertezza strutturale nuova: lo scoppio della guerra in Iran, la pressione sul costo del carburante, le tensioni geopolitiche che ridisegnano le rotte intercontinentali. Il dato di sintesi è positivo. Nel 2025, nei 28 Paesi europei analizzati, il traffico passeggeri è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un nuovo record storico. Per la prima volta dall’inizio della pandemia, il sistema europeo nel suo insieme ha superato i livelli pre-Covid. La crescita è nettamente superiore all’andamento del PIL dell’area, che si è attestato al +1,5%, a conferma che il trasporto aereo corre più veloce dell’economia reale anche in un anno di espansione moderata.
L’Italia fuori dalla media, in senso positivo
Per l’Italia il 2025 è stato ancora meglio. La crescita del traffico si è attestata al 5%, circa un punto percentuale al di sopra della media europea, e ha portato otto aeroporti italiani tra i primi cinquanta scali del continente per volume di traffico in quanto hanno superato la soglia dei 10 milioni di passeggeri annui: erano quattro nel 2018 e sei nel 2019. Palermo potrebbe diventare il nono già nel 2026. I tassi di crescita hanno sfiorato il 10% per diversi scali di media dimensione: Bari ha segnato +9,6%, Firenze +9,4%, Lamezia Terme +12,3%. Il caso di Trieste è particolare: in due anni il traffico è raddoppiato, portando lo scalo a 1,6 milioni di passeggeri, complici sia le misure di continuità territoriale sia la nuova accessibilità ferroviaria.
I numeri del Fact Book vengono da un contesto internazionale che premia i Paesi a forte vocazione turistica. Portogallo e Italia sono quelli che hanno superato i livelli pre-Covid con il margine più ampio, oltre il 19% in più rispetto al 2019. Al contrario, Germania, Francia, Paesi Bassi e Paesi scandinavi registrano ancora volumi inferiori ai livelli di quell’anno, con una ripresa che stenta a completarsi soprattutto sul traffico domestico e business. Roma Fiumicino è terza nella classifica europea per crescita rispetto al pre-Covid, superata solo da Atene e Berlino. Nel 2025 lo scalo romano ha raggiunto i 50,9 milioni di passeggeri, diventando uno dei sette aeroporti europei con oltre 50 milioni di transiti annui.
La questione ITA e il gap di connettività intercontinentale
Il Fact Book dedica un’attenzione specifica alla posizione degli aeroporti italiani nella rete mondiale. Fiumicino si conferma all’undicesimo posto nella graduatoria mondiale della connettività, con un indice in miglioramento anche grazie al contributo di ITA Airways e alla ripresa dei voli intercontinentali già operati da Alitalia. Il completamento dell’acquisizione da parte di Lufthansa, che nel gennaio 2025 ha concluso l’acquisizione del 40% di ITA per poi esercitare a giugno 2026 l’opzione per salire al 90%, ha proiettato la compagnia verso l’ingresso in Star Alliance, avvenuto nell’aprile dello stesso anno. Malpensa guadagna una posizione nel ranking mondiale, collocandosi al 27esimo posto.
Nonostante questi progressi, il rapporto segnala con chiarezza un punto di debolezza strutturale dell’Italia: il rapporto tra posti offerti sui collegamenti intra-europei e quelli offerti sui mercati intercontinentali è pari a 3,9 per l’Italia, quasi il doppio rispetto a Francia e Germania, dove il valore scende sotto 2. In altri termini, l’Italia è ancora un Paese che vola prevalentemente dentro i confini europei, con una connettività diretta con il resto del mondo insufficiente rispetto al peso economico e turistico del Paese. La bassa frequenza dei voli intercontinentali diretti è una delle variabili che deprimono la competitività delle imprese italiane sui mercati globali.
Il vento contrario: guerra in Iran, carburante e congestione degli hub
I numeri del 2025 sono buoni, ma il Fact Book è esplicito sulle nubi che si addensano. Lo scoppio della guerra in Iran ha cominciato a incidere già nel primo trimestre del 2026: a marzo i volumi di traffico merci hanno registrato la prima contrazione. Nel primo trimestre del 2026 il traffico passeggeri europeo cresce ancora del 3,7%, ma il contesto è già cambiato. Il carburante, pur garantito nell’approvvigionamento secondo quanto dichiarato dal presidente ENAC Pierluigi Di Palma a margine del convegno, ha visto aumentare i prezzi in modo significativo. Questo mette sotto pressione soprattutto le compagnie low cost, il cui modello di business è costruito su margini unitari molto stretti.
La guerra in Iran incide anche sulla connettività europea. Le chiusure degli spazi aerei nel Medio Oriente allungano le rotte verso Asia e Far East, aumentando i costi e i tempi di volo. Il Fact Book segnala che i più penalizzati da questa dinamica sono i grandi hub europei, che soffrono anche per la chiusura dei cieli russi imposta dal conflitto in Ucraina. Londra Heathrow e Francoforte mostrano livelli di connettività ancora inferiori a quelli del 2019, in netto contrasto con Istanbul, che ha raggiunto Heathrow con 84,4 milioni di passeggeri e si prepara a diventare il principale snodo del bacino mediterraneo tra Europa, Asia e Africa.
Low cost dominanti e mercato ancora in tensione sui prezzi
Il Fact Book 2026 restituisce anche una fotografia aggiornata degli equilibri competitivi nel mercato europeo. I vettori low cost hanno trasportato nel 2025 circa il 49,7% dei posti offerti a livello europeo. In Italia la quota di mercato in termini di ASK è salita al 66%, a riprova di quanto il trasporto aereo italiano sia strutturalmente dipendente da Ryanair, easyJet e gli altri operatori di questo segmento. Ryanair ha trasportato 206,6 milioni di passeggeri in tutta Europa, circa 54 milioni in più rispetto al 2019.
Sul fronte dei prezzi, il rapporto registra un contesto ancora in tensione tra domanda e capacità disponibile, con le tariffe medie in generale rialzo rispetto al 2024 per la maggior parte dei vettori. Fa eccezione Ryanair, che ha ridotto i propri prezzi medi di circa il 10%. Il dynamic pricing si conferma molto marcato: nel caso di Ryanair, il prezzo offerto trenta giorni prima del volo vale circa il 32% del massimo rilevabile a ridosso della partenza. Il rapporto segnala che questo meccanismo di discriminazione tra passeggeri leisure e business merita attenzione regolatori soprattutto sulle rotte senza alternative comparabili.
L’obiettivo dei 305 milioni e le condizioni per raggiungerlo
La presentazione del Fact Book è diventata anche l’occasione per ribadire la posta in gioco sul piano della politica infrastrutturale. Il viceministro Edoardo Rixi ha definito il trasporto aereo e quello marittimo i settori che crescono di più nel Paese e che possono dare una spinta all’intero sistema logistico nazionale. Il presidente ENAC Di Palma ha ricordato che l’obiettivo dei 305 milioni di passeggeri entro il 2035, indicato dal Piano Nazionale degli Aeroporti presentato dal ministro Salvini il 12 maggio scorso, è raggiungibile ma richiede investimenti seri e un sistema Paese capace di rendere più fluidi i passaggi burocratici che frenano le realizzazioni infrastrutturali.
I numeri del Fact Book 2026 mostrano che la domanda c’è, che l’Italia performa bene rispetto ai suoi competitori europei e che il sistema aeroportuale nazionale è in salute. La sfida è sul lato dell’offerta: completare le infrastrutture in tempi compatibili con la crescita, rafforzare la connettività intercontinentale diretta e non perdere terreno rispetto a hub come Istanbul, che stanno ridisegnando la geografia del traffico aereo globale a vantaggio di chi investe con più rapidità decisionale.





