
Via libera al DPFP, 28 miliardi di flessibilità per energia e difesa
Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica insieme alla relazione sullo scostamento di bilancio, il passaggio che consente all’Italia di attivare la flessibilità prevista dalle regole europee per alcune spese considerate strategiche. La richiesta vale circa 14 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, in tutto 28 miliardi, pari allo 0,3% del PIL all’anno per l’energia e allo 0,3% per la difesa. “Questo scostamento è quantificato per il 2027 nello 0,3% per l’energia e nello 0,3% per la sicurezza, analoga previsione per il 2028”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa. La relazione dovrà ora essere votata dal Parlamento a maggioranza assoluta, prima dell’invio dei documenti a Bruxelles e della presentazione della manovra.
Meno risorse per la difesa
Ad agosto Giorgetti aveva illustrato alle Camere una richiesta di flessibilità da circa 36 miliardi, con lo 0,6% del PIL destinato all’energia e lo 0,9% cumulato fino al 2028 per la difesa. Il vertice di maggioranza di giovedì sera a Palazzo Chigi ha cambiato i conti, dimezzando la quota per la sicurezza prevista nel 2028, dallo 0,6% allo 0,3% del PIL, con un taglio di circa 8 miliardi, e lasciando invariata quella per l’energia. “Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo per la difesa”, ha ammesso il ministro. Il compromesso fotografa gli equilibri della maggioranza: la Lega, che da settimane chiedeva di destinare più risorse ai cantieri e alla crescita, ha ottenuto la riduzione della spesa militare, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato a casa l’approvazione immediata dello scostamento, evitando di trascinarlo nella campagna elettorale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, informato della scelta, ha detto di comprenderne le ragioni.
Deficit, debito e procedura europea
“Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta”, ha detto Giorgetti, spiegando che con la spesa supplementare consentita dalle regole europee salirà al 3,5% nel 2027 e al 3,3% nel 2028, per poi scendere al 2,4% nel 2029. Per il ministro però quei numeri vanno letti al netto dello scostamento. “Se depurate dello 0,6% troverete un dato inferiore al 3%. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di aprire quello spazio”, ha aggiunto, lasciando aperta la possibilità che l’Italia esca dalla procedura europea per deficit eccessivo. Il debito pubblico, nel profilo tendenziale, si attesta al 138,1% del Pil quest’anno, sale al 138,6% nel 2027 e torna a scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.
Crescita rivista e prudenza sulla manovra
Migliorano invece le stime di crescita: il PIL del 2026 è stato rivisto all’1%, contro l’originaria e “prudente” stima dello 0,6%, mentre il quadro programmatico indica lo 0,8% nel 2027, lo 0,9% nel 2028 e lo 0,8% nel 2029. Giorgetti ha però avvertito che il Documento “arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili quindi fare previsioni diventa sempre più complicato”, e che il Governo segue con attenzione l’andamento dei tassi e dell’inflazione. Ne discende un invito alla cautela sulla manovra. “Io monitoro giorno per giorno: oggi la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere un attimino più prudente”, ha detto il ministro rispondendo sulle misure annunciate nelle ultime settimane. Resta da definire come verranno spesi i circa 14 miliardi destinati all’energia. Il confronto con la Commissione europea è in corso, dopo che Meloni ha scritto alla presidente Ursula von der Leyen per chiedere più margini contro il caro energia, e il Governo punta a confermare l’ecobonus al 65% e a finanziare impianti fotovoltaici su scuole e ospedali.



