
Iran, al via il blocco dello Stretto di Hormuz deciso da Trump
Blocco navale nei porti iraniani, parola di Donald Trump. Il presidente americano la scorsa notte ha pubblicato su Truth un post inequivocabile: “Gli USA bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle 10 del mattino”, le 16 italiane. Le tensioni in Medio Oriente continuano imperterrite ed è entrato in vigore un blocco totale per navi cargo e petroliere, con il presidente americano che su Truth minaccia: “Se una qualsiasi delle navi veloci dovesse anche solo avvicinarsi lontanamente al nostro blocco, sarà eliminata, utilizzando lo stesso metodo di eliminazione che impieghiamo contro gli spacciatori sulle imbarcazioni in mare: rapido e brutale”.

Accordo saltato in Pakistan. Nodi uranio arricchito e pedaggi
La decisione del tycoon segna il collasso dei negoziati di Islamabad di qualche giorno fa, nei quali lo stato islamico ha rifiutato la richiesta di non arricchire ulteriormente l’uranio e di consegnare le quantità possedute finora, circa 400 kg. Agli USA non è andata giù nemmeno la questione pedaggi, ritenuti illegali dall’amministrazione Trump, in cui Teheran ha imposto fino a due milioni di dollari a nave per il transito sicuro tra le mine.
Netanyahu approva, Starmer contrario
Alla decisione della chiusura totale degli scali marittimi si è opposto uno dei grandi alleati degli USA, la Gran Bretagna. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato alla BBC: “Il Regno Unito non sostiene il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Siamo stati chiari sul fatto che non ci saremmo lasciati trascinare in questa guerra”. Il premier, alla Camera dei Comuni, ha poi chiesto che venga esteso con urgenza il cessate il fuoco anche in Libano, definendo sbagliati i bombardamenti israeliani. Da Tel Aviv invece pieno appoggio, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu che approva il blocco: “L’Iran ha violato le regole, sosteniamo questa posizione ferma e siamo in costante coordinamento con gli Stati Uniti”. Il primo ministro ha pure sottolineato che dal suo punto di vista, per adesso il conflitto in Iran è stato un successo: “Teheran è più debole che mai, Israele è più forte che mai”.
Regge il cessate il fuoco di due settimane, in corso sforzi per un nuovo accordo
Un primo round di negoziati fallito quindi tra Stati Uniti e Iran, con il Pakistan che vuole nuovamente mediare in prima linea tra le due nazioni, come confermato dal ministro pakistano della Difesa Khawaia Asif: “C’è ancora possibilità di negoziare”. Il suo omologo iraniano Seyyed Majid però non è così ottimista: “L’Iran è pronto a qualsiasi scenario e le forze armate sono in massima allerta. Qualsiasi atto di aggressione o provocazione del nemico riceverà una risposta dura e decisiva”. La tregua di due settimane però prosegue, come ha fatto sapere il premier pakistano Shehbaz Sharif: “Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran sta tenendo, stiamo dedicando tutti i nostri sforzi per risolvere”.
Trump vs Leone XIV, a sostegno del Pontefice a sorpresa arriva Pezeshkian. Per il Papa solidarietà anche da Giorgia Meloni
Nella notte c’è stato poi l’attacco di Trump al Papa Leone XIV. In un post su Truth, Trump ha scritto: “Il Papa è debole sulla criminalità e pessimo in politica estera. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Non voglio un Pontefice che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. Immediata la risposta del Papa, che ai microfoni di alcuni giornalisti con lui in volo per l’Algeria, ha dichiarato: “Non considero il mio ruolo come politico, non voglio entrare in un dibattito con lui”. Arrivato nel Paese nordafricano si è poi espresso sulle situazioni attuali nel Sahara e nel Medio Oriente: “Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni – conclude il Papa – quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile”.
Paradossalmente, a prendere le difese di Leone XIV, è arrivato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha condannato severamente una foto caricata da Trump su Truth, poi rimossa, ritenendola blasfema: “A nome della grande nazione dell’Iran, dichiaro che la profanazione di Gesù, il profeta di pace e fratellanza, non è accettabile per nessuna persona libera. Vi auguro – chiosa il presidente dell’Iran – gloria da parte di Allah”.

Anche il premier italiano Giorgia Meloni è intervenuto a difesa del Papa: “Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”.
Pechino minaccia contromisure contro il blocco. Xi Jinping a Pechino incontra il principe di Abu Dhabi Khaled e propone quattro punti per la pace e la stabilità.
La Cina guarda lo stallo con interesse, confermando il suo dissenso nella decisione di Trump. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha definito il blocco dello stretto “pericoloso e irresponsabile” e ha poi dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto”. Dopo ha rivolto delle minacce non troppo velate agli americani: “Se gli Stati Uniti insistono nell’usare questo come pretesto per imporre dazi aggiuntivi alla Cina, la Cina adotterà sicuramente contromisure risolute”.
A Pechino il leader cinese Xi Jinping ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. I due hanno discusso di un piano strategico proposto dal presidente cinese, una proposta di quattro punti per promuovere la pace in Medio Oriente: rispetto del principio della coesistenza pacifica, rispetto del principio della sovranità nazionale, rispetto del principio dello Stato di diritto internazionale e rispetto del coordinamento tra sviluppo e sicurezza.









