
Xi Jinping a Washington, tra tregua commerciale e partita su Taiwan
Tappeto rosso sulla pista della base aerea di Andrews e il presidente degli Stati Uniti ad attendere l’ospite ai piedi della scaletta, un gesto che la Casa Bianca riserva di rado ai capi di Stato stranieri. Donald Trump ha accolto così Xi Jinping, arrivato ieri per la sua prima visita di Stato a Washington dal 2015. Oggi il programma prevede la cerimonia ufficiale sul prato Sud, i colloqui bilaterali e la cena di Stato nella East Room, alla quale secondo Trump parteciperanno “l’intero mondo della tecnologia, l’intero mondo bancario e molto altro”. Domani il tè nella Red Room e la visita congiunta agli Archivi nazionali chiuderanno il soggiorno. È il terzo faccia a faccia tra i due leader in meno di un anno, dopo il vertice di Busan dell’ottobre 2025 e la missione di Trump a Pechino di maggio, conclusa senza una vera intesa sui dazi.
Una tregua che compra tempo
Il primo risultato è arrivato prima ancora dell’incontro quando il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che la tregua commerciale, in scadenza il 10 novembre, sarà prorogata di due mesi fino al 10 gennaio 2027. Sul tavolo c’è un pacchetto di riduzioni tariffarie reciproche su merci per almeno 30 miliardi di dollari, concentrato sui dazi cinesi sui prodotti agricoli, e l’impegno di Pechino ad acquistare almeno 17 miliardi di dollari l’anno di prodotti agricoli americani fino al 2028, un obiettivo sul quale la Cina risulta già in ritardo. Resta sullo sfondo anche la possibile commessa di 200 aerei Boeing. Per Trump, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, ogni annuncio sugli acquisti di soia e aerei vale consenso negli Stati agricoli e industriali. Per Xi, che prepara il Congresso del Partito del 2027 in vista di un quarto mandato, la stabilità dei rapporti con Washington è una condizione per sostenere una crescita che rallenta.
Terre rare, chip e intelligenza artificiale
La vera leva negoziale di Pechino sono le terre rare dato che la Cina controlla circa il 70% dell’estrazione mondiale e l’85% della raffinazione di questi metalli indispensabili per l’elettronica, l’auto elettrica e la difesa, e Washington lamenta che gli impegni sull’allentamento delle esportazioni non siano stati pienamente rispettati. In cambio Pechino chiede di rinviare le regole che limitano l’accesso delle sue imprese alle tecnologie americane, a partire dai semiconduttori più avanzati. Sull’intelligenza artificiale parte un dialogo bilaterale, ma la distanza resta ampia. Gli Stati Uniti accusano società cinesi di estrarre in modo illegittimo i modelli americani, mentre Pechino avverte che ogni tentativo di frenare il suo sviluppo tecnologico potrebbe scatenare ritorsioni. “La cosa più importante è iniziare a parlare, probabilmente ci incontreremo di nuovo tra due mesi a Shenzhen”, ha detto Bessent.
Taiwan e Iran, le linee rosse
Riguardo alla delicatissima questione di Taiwan, già a maggio Xi aveva avvertito che una gestione sbagliata della questione potrebbe portare al conflitto, e ora chiede di congelare definitivamente il pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari per Taipei che l’amministrazione ha sospeso in primavera. Trump ha definito in passato le forniture militari all’isola una “merce di scambio”, e gli alleati asiatici temono che il sostegno americano possa essere barattato con concessioni economiche. Prima della visita l’ambasciatore cinese Xie Feng ha ribadito che “la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina non possono essere violati”. Sull’altro piatto della bilancia Washington mette l’Iran poiché la Cina è di gran lunga il primo acquirente del petrolio iraniano e la Casa Bianca, impegnata nella guerra e alle prese con la chiusura dello Stretto di Hormuz, chiede a Pechino di usare il suo peso su Teheran. “Vedremo. Ne parlerò insieme a molti altri temi, ma anche quello sta andando bene”, ha detto Trump.
Due strategie a confronto
Dietro la cortesia del cerimoniale si confrontano due visioni opposte: Washington usa dazi e controlli sull’export per rallentare l’ascesa tecnologica cinese e riportare produzione in patria, ma ha bisogno delle materie prime e del mercato di Pechino. La Cina punta sull’autosufficienza nei settori strategici e sulla leva delle forniture critiche, convinta che il tempo giochi a suo favore mentre gli Stati Uniti sono impegnati in Medio Oriente e le loro alleanze mostrano crepe. Un centro studi cinese ha intitolato un suo rapporto “Grazie Trump”. Nessuno si aspetta svolte storiche, ma una tregua più lunga e canali aperti su tecnologia e sicurezza bastano a entrambi per rinviare lo scontro.




