
Casa, energia e cantieri, le proposte dell’ANCE per le città del futuro
Per la seconda edizione di Città nel Futuro 2030-2050, la conferenza promossa dall’ANCE con la direzione di Francesco Rutelli, i costruttori hanno messo a punto un documento con dati e proposte su case accessibili, case vivibili e infrastrutture per l’adattamento, più un capitolo sulle emergenze immediate del settore. Il filo conduttore è che la casa non sia più un semplice bene di consumo ma un’infrastruttura sociale strategica, da cui dipendono la tenuta e la competitività dei territori.
Poca casa pubblica e costi in salita
In Italia 300mila famiglie sono in lista d’attesa per un alloggio pubblico e solo il 3,5% vive in una casa popolare, contro il 29% dei Paesi Bassi, il 24% di Austria e Svezia e il 17% della Francia. Su dati ISTAT, l’ANCE calcola che nei primi sette mesi del 2026 i costi di costruzione siano cresciuti del 25% rispetto al 2019, a fronte di retribuzioni salite del 14%. Le proposte puntano sui progetti diffusi che coinvolgono i cosiddetti capitali pazienti, con flessibilità urbanistica, semplificazioni e leva fiscale; su fondi pluriennali per l’edilizia pubblica e sociale; sul riuso degli edifici dismessi. C’è anche l’idea di una “Zes Casa”, che mutua il modello delle zone economiche speciali con un regime fiscale di favore per investitori e famiglie.
Un patrimonio vecchio ed energivoro
Delle 35,3 milioni di abitazioni italiane il 52% è in classe energetica F o G e il 68,3% è stato costruito prima del 1980. Passare in media dalla classe G alla C, secondo l’ANCE, riduce del 54% i consumi per riscaldamento e raffrescamento e del 62% le emissioni di CO2. Da qui la richiesta di incentivi stabili e di lungo periodo che premino solo chi risparmia, di parametri di sicurezza sismica nei territori più esposti e di un uso più ampio del Conto termico per l’edilizia popolare e le fasce deboli, con l’efficientamento degli edifici tra gli interventi finanziabili con la flessibilità europea.
Acqua, energia e dopo PNRR
Il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti comunali va disperso, circa 157 litri per abitante al giorno, anche se gli investimenti nel settore idrico sono cresciuti del 74% grazie anche al PNRR. L’elettricità all’ingrosso costa 180 euro al megawattora, contro i circa 126 di Germania e Francia e i 119 della Spagna, e la flessibilità europea 2026-2028 permetterebbe di destinare alle reti energetiche circa 14 miliardi. Per il futuro l’ANCE propone di conservare il metodo PNRR riprogrammando le risorse su opere cantierabili, una cabina di regia a Palazzo Chigi per gli investimenti energetici, più concorrenza, partenariato pubblico-privato e più presenza sui mercati esteri.
Il caro materiali e le richieste di Ciucci
L’emergenza più immediata resta il caro materiali, quantificato in circa 3,8 miliardi per 13mila cantieri e 6.900 imprese. Circa 2 miliardi sono compensazioni maturate tra l’ultimo trimestre 2024 e il 2025 e non ancora pagate, altri 1,8 miliardi la stima per il 2026. Per coprirli l’associazione indica i risparmi del PNRR, stimati in 8-10 miliardi. “Spendiamo le riserve del PNRR senza snaturarne la missione che era proprio quella di promuovere la ripresa e la crescita del Paese”, ha detto il presidente dell’ANCE Antonio Ciucci, che ha rivendicato la volontà di “dare le risposte che servono al Paese, sull’emergenza abitativa, energetica e l’adattamento climatico, tutte correlate e sulle quali abbiamo proposte concrete”.




