
Autostrade siciliane, il ministero ipotizza il limite a 60 all’ora ma il Consorzio dice no
Dopo tre giorni di sopralluoghi sulla A20 Palermo-Messina e sulla A18 Messina-Catania, l’ispettore del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti Placido Migliorino ha indicato la necessità di abbassare il limite di velocità a 60 chilometri orari sui tratti più critici, per motivi di sicurezza. La proposta, rilanciata nei giorni scorsi, ha provocato una catena di precisazioni. Il ministero ha chiarito che non è stata disposta alcuna riduzione generalizzata della velocità e che spetta al concessionario adottare le misure necessarie, mentre il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) ha smentito l’introduzione di nuove restrizioni, spiegando di non aver ancora ricevuto i verbali delle ispezioni. A oggi, quindi, nessuna ordinanza è stata emessa.
Guardrail, gallerie e viadotti
Le criticità segnalate dall’ispettore riguardano soprattutto le barriere di sicurezza, in parte risalenti agli anni Settanta e abbassate nel tempo dai successivi rifacimenti dell’asfalto, che in alcuni casi non garantirebbero il contenimento dei mezzi pesanti, anche su viadotti molto alti. A queste si aggiungono la scarsa illuminazione di alcune gallerie e lo stato di degrado di diversi viadotti. I tratti più problematici sono quelli tra Sant’Agata di Militello e Messina sulla A20 e tra Messina e Giarre sulla A18, oltre al segmento tra Cefalù e Buonfornello, per un totale di circa 170 chilometri su una rete di 259. Secondo Migliorino le due autostrade non hanno avuto “nessun intervento radicale di manutenzione” da cinquant’anni e, rispetto alle richieste di settembre, “è stato fatto ben poco”. Lo schema ipotizzato prevede un limite di 90 chilometri orari per le auto e di 60 per i mezzi pesanti, con divieto di sorpasso per i camion dove restano le barriere di primo impianto.
Il ministero e il Consorzio
Il ministero ha definito il riferimento ai 60 chilometri orari una possibile misura di mitigazione del rischio, non un provvedimento imposto da Roma, ribadendo però che il CAS non ha ancora realizzato gli interventi richiesti. “La sicurezza non può diventare terreno di strumentalizzazione politica”, ha commentato il ministro Matteo Salvini. Il Consorzio, ente regionale, sostiene invece che la disciplina della circolazione sulle sue autostrade è di sua competenza esclusiva, definisce prive di fondamento le notizie su una chiusura o su un limite uniforme e fa sapere che valuterà eventuali misure solo dopo aver ricevuto i verbali, in raccordo con l’assessorato regionale alle Infrastrutture, senza escludere di contestare le conclusioni del ministero. Il CAS afferma inoltre di aver già avviato i lavori e di poter contare, oltre ai fondi regionali, su 252 milioni del Fondo per lo sviluppo e la coesione.
La revoca della concessione e i fondi
Il confronto si inserisce in una vicenda aperta da mesi: lo scorso luglio il ministero ha avviato la procedura di revoca della concessione al CAS, stimando in 5,5 miliardi di euro in dieci anni gli interventi necessari per mettere a norma le due autostrade, e il 3 settembre ha concesso al Consorzio trenta giorni per avviare i lavori più urgenti. L’8 ottobre la giunta regionale ha approvato uno stanziamento di 13,3 milioni per quattordici interventi su segnaletica, pavimentazione, viadotti e illuminazione delle gallerie, finanziati con risorse non spese del Programma operativo complementare 2014-2020. “Adesso il CAS potrà intervenire sulle principali criticità, non soltanto per superare le non conformità rilevate dal MIT”, ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò, mentre il presidente della Regione Renato Schifani ha assicurato che l’obiettivo è “garantire la massima sicurezza a tutti quegli automobilisti”. Resta da capire se, una volta ricevuti i verbali, il Consorzio introdurrà le limitazioni o sceglierà la strada del ricorso.

