
Balcani al centro della diplomazia italiana: Tajani rilancia su corridoi, energia e connettività
A Bratislava, a margine della riunione del gruppo “Amici dei Balcani occidentali”, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito con forza la visione italiana per la regione: connettività e infrastrutture come leva per l’integrazione europea e la crescita condivisa. “Sosteniamo con forza il Corridoio VIII e il collegamento Trieste-Belgrado. Sono investimenti strategici”, ha dichiarato il ministro, tratteggiando un disegno che va ben oltre la logistica e tocca la geopolitica, la sicurezza energetica e i corridoi commerciali globali.
Dall’Adriatico al Mar Nero
Il Corridoio VIII è il progetto infrastrutturale più ambizioso tra quelli evocati da Tajani. Si tratta di un asse multimodale che, nelle sue previsioni complete, si sviluppa per circa 960 chilometri di rete stradale e tra 1.270 e 1.300 chilometri di linee ferroviarie, collegando il Mar Adriatico al Mar Nero. Il percorso parte dai porti pugliesi di Bari e Brindisi, con traghetto verso l’Albania e, attraverso i porti albanesi di Durazzo e Valona, risale verso Tirana ed Elbasan, entra in Macedonia del Nord passando per Skopje, attraversa la Bulgaria toccando Sofia, Pernik e Plovdiv, e termina ai porti di Varna e Burgas sul Mar Nero.
Il progetto è parte della rete TEN-T europea ed è finanziato principalmente dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), oltre che dalla Commissione europea attraverso il Meccanismo per collegare l’Europa (CEF) e il Western Balkan Investment Framework (WBIF). Per il solo segmento ferroviario in Macedonia del Nord e Albania, l’UE ha stanziato 367,6 milioni di euro; per le tratte bulgare, il ministero dei Trasporti di Sofia ha confermato oltre 1,5 miliardi di euro di ammodernamenti fino al 2027.
L’Italia è stata promotrice attiva del dossier: la prima riunione ministeriale si è tenuta a Brindisi nel luglio 2023, la seconda a Tirana nel febbraio 2026, con la firma di una Dichiarazione Congiunta da parte di Albania, Bulgaria, Italia, Macedonia del Nord e Romania. In quel contesto, Tajani aveva descritto il Corridoio come “motore chiave per commercio, investimenti e integrazione economica regionale” e “iniziativa politica fondamentale” per sostenere l’allargamento europeo. Nei soli primi dieci mesi del 2025, l’interscambio dell’Italia con i Paesi dei Balcani occidentali ha superato i 9 miliardi di euro, con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente.
Una linea storica da riattivare
Il collegamento ferroviario Trieste-Belgrado è un progetto ancora in fase di studio, ma sostenuto con crescente determinazione dalla diplomazia italiana. L’Iniziativa Centro Europea (InCE), con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia, sta promuovendo la riattivazione dei collegamenti passeggeri e merci lungo l’asse Trieste-Lubiana-Zagabria-Belgrado: una linea inattiva da decenni che ricostituirebbe un collegamento storico tra l’Alto Adriatico e i Balcani centrali.
Uno studio di fattibilità ha stimato una domanda potenziale di 260.000 passeggeri l’anno su un servizio diretto, evidenziando al contempo la necessità di risolvere colli di bottiglia infrastrutturali e semplificare le procedure di attraversamento delle frontiere tra Slovenia, Croazia e Serbia. Il progetto si inserisce nel corridoio Balcani occidentali-Mediterraneo orientale, entrato da poco nella rete TEN-T. Sul fronte merci, a dimostrazione dell’interesse concreto, MSC ha già attivato dall’ottobre 2025 un collegamento ferroviario intermodale tra il terminal di Batajnica, vicino a Belgrado, e il porto di Trieste, a conferma del potenziale commerciale della rotta.
Tajani aveva già anticipato questa priorità durante la visita al segretariato dell’InCE a Trieste nel marzo 2025: “Un collegamento fondamentale per le esportazioni e l’importazione dei due paesi, ma anche dell’Europa. Trieste è un grande porto europeo che dovrà diventare uno dei terminal della via del cotone.”
Un “ponte” da raddoppiare
Sul fronte energetico, Tajani ha richiamato il cavo elettrico sottomarino tra Italia e Montenegro, opera realizzata da Terna e lunga 445 chilometri, che unisce le reti dei due Paesi attraverso l’Adriatico. Roma intende ora raddoppiare l’infrastruttura, un’ambizione confermata anche dal premier montenegrino Milojko Spajić al termine di un incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato l’importanza di proseguire il progetto nell’ottica del rafforzamento dei legami energetici tra i due Paesi. Il potenziamento del cavo consentirebbe di importare energia idroelettrica dal Montenegro e dai Balcani, contribuendo alla diversificazione delle fonti italiane e alla sicurezza energetica regionale.
L’Iniziativa dei Tre Mari
Tajani ha inoltre ricordato l’ingresso dell’Italia come partner strategico nell’Iniziativa dei Tre Mari (Three Seas Initiative, 3SI), definendola “un altro progetto cruciale di connettività per promuovere sicurezza, crescita e prosperità dal Mar Baltico all’Adriatico”. Il riconoscimento è stato formalizzato il 28 aprile 2026 al vertice di Dubrovnik, dove la sottosegretaria Maria Tripodi ha rappresentato l’Italia al fianco di altri partner come Germania, Giappone, Usa, Spagna e Turchia. La 3SI, nata nel 2015 su iniziativa di Polonia e Croazia, riunisce tredici Paesi dell’UE dell’Europa centro-orientale e punta a rafforzare la connettività infrastrutturale, energetica e digitale lungo l’asse nord-sud tra Baltico, Adriatico e Mar Nero. Il fondo d’investimento dell’iniziativa è stato costituito con un capitale iniziale di 500 milioni di euro e ha l’obiettivo di arrivare a 3-5 miliardi, con il sostegno degli Stati Uniti, che vi hanno contribuito con un miliardo di dollari. Per il quinquennio 2025-2030 sono stati definiti oltre 140 progetti in ambito energetico, digitale e logistico.
IMEC, il corridoio globale che passa per l’Adriatico
Annunciato al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023, IMEC prevede un sistema intermodale complesso: un corridoio marittimo tra India e Golfo Arabico, una rete ferroviaria attraverso la penisola araba fino a Israele, e un collegamento via mare verso il Mediterraneo, completato da infrastrutture energetiche e in fibra ottica. Il potenziale economico stimato per l’Italia è di circa 26 miliardi di euro su un flusso complessivo di oltre 170 miliardi. Roma ha accelerato il passo: ad aprile 2025 Tajani ha nominato l’ambasciatore Francesco Maria Talò inviato speciale per IMEC, mentre il porto di Trieste, indicato come hub adriatico naturale del corridoio, ha avviato lavori di potenziamento infrastrutturale. Il progetto attende ancora di superare le difficoltà legate al conflitto in Medio Oriente, che ne ha rallentato l’attuazione, ma resta al centro della strategia italiana di proiezione verso i mercati asiatici e del Golfo.







