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L’ennesimo ostacolo per il Ponte sullo Stretto, arriva l’indagine per corruzione
© Imagoeconomica
11 Giugno 2026

L’ennesimo ostacolo per il Ponte sullo Stretto, arriva l’indagine per corruzione

Un’indagine della Procura di Roma per corruzione coinvolge tre indagati accusati di aver tentato di pilotare il parere della Corte dei conti sul progetto. Mentre la Società e il governo assicurano di voler andare avanti, restano aperti gli interrogativi sulle conseguenze per un’opera che vale oltre 23 miliardi di impatto sul PIL.

A distanza di 3 anni e 3 mesi dall’approvazione dei primi atti del governo Meloni per una delle opere infrastrutturali più importanti d’Italia, il Ponte sullo Stretto, la situazione non decolla. Tra decreti, stop-and-go politici e amministrativi, bocciature e dubbi costanti l’opera sembra non riuscire a vedere la luce del sole.

L’inchiesta

A portare sotto i riflettori il Ponte sullo Stretto è un’inchiesta per corruzione avviata dalla Procura di Roma nei confronti di tre persone, tra cui un ex magistrato della Corte dei conti. Secondo le fonti, gli altri due indagati sarebbero un avvocato, già consigliere di amministrazione della Società Stretto di Messina, e un imprenditore, entrambi originari della provincia di Reggio Calabria. Da una prima ricostruzione emersa dall’inchiesta, i tre indagati avrebbero tentato di pilotare il parere della Corte dei conti durante gli approfondimenti dello scorso autunno sulla delibera Cipess. Parere che si risolse poi in una bocciatura del progetto, perché definito “lacunoso” sotto molti aspetti. Nell’ultimo trimestre del 2025 gli indagati avrebbero cercato, invece, di ottenere informazioni riguardo alle mosse della sezione di controllo. In particolare, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, l’ex magistrato contabile avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sui lavori della Camera di Consiglio in adunanza plenaria. Secondo la procura ognuno dei coinvolti avrebbe tratto giovamento dal tentativo di pilotare il parere: all’ex magistrato, in base all’ipotesi accusatoria, sarebbe stato promesso il sostegno per ottenere la presidenza di un’autorità indipendente o di una società partecipata dopo il pensionamento.

Le reazioni

“La Società è totalmente estranea, massima la disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto” così, in una nota, interviene l’amministratore delegato Pietro Ciucci, della Società Stretto di Messina. In un’intervista rilasciata a Repubblica, l’AD tiene a far sapere che l’indagine non avrà ripercussioni sul percorso avviato e che hanno “intenzione di andare veloci come da programma: con la massima trasparenza”. Anche il ministro Salvini si dice “sorpreso” alla notizia dell’inchiesta, ma anche determinato a portare avanti i lavori.

Le opposizioni, invece, non ci stanno. Il Pd definisce l’inchiesta la conferma di un progetto avvolto da “opacità” e chiede chiarezza. Il M5S invoca lo stop immediato e il recupero delle risorse stanziate. Alleanza Verdi-Sinistra parla di “fatti di gravità inaudita” e denuncia il rischio di infiltrazione di interessi non leciti. Azione, pur non opponendosi all’opera in sé, non esclude che l’inchiesta possa allargarsi ulteriormente.

La posta in gioco

C’è un fattore che bisogna considerare attentamente: le ripercussioni economiche che causerebbero lo stop definitivo di quest’opera. Il Ponte sullo Stretto sembra essere un motore per lo sviluppo dell’economia italiana. Secondo un dossier realizzato dalla Società Stretto di Messina nei cantieri saranno ingaggiati 4.300 addetti ai lavori, con un picco di 7mila. Per i sette anni di lavori si avrà un impatto occupazionale diretto di 30mila unità. Se si considera poi l’impatto indiretto e indotto, che viene stimato in 90mila unità, si arriverebbe a un totale di 120mila posti di lavoro che potrebbero essere mandati in fumo da uno stop definitivo. L’opera non genera solo occupazione, ma rappresenta un fattore determinante per la crescita del Paese. Se si considera solo la fase dei lavori, la sua realizzazione avrà un impatto positivo sul PIL di oltre 23 miliardi complessivi (calcolati effetti diretti, indiretti e indotto) a fronte dei 13,5 miliardi investiti.

Facciamo il punto