
Le risorse per fronteggiare la crisi idrica
La crisi idrica in Italia cambia pelle, ma non allenta la sua morsa. Emerge questo dalla cabina di regia del 9 luglio sull’emergenza idrica, convocata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dal ministro Matteo Salvini. I dati delineano un Paese spaccato in due sia dal punto di vista climatico, che da quello infrastrutturale. Mentre nelle regioni centro-meridionali ci sono dei leggeri segnali di miglioramento rispetto ai picchi drammatici dello scorso anno, nelle regioni del Nord l’allerta è massima: la causa principale è la scarsità d’acqua nel bacino del Po, che entra ufficialmente in una fase di sorveglianza speciale. Una criticità seria, che richiede un monitoraggio quotidiano e interventi mirati di coordinamento tra i vari distretti idrografici. Dal dicastero hanno ipotizzato una doppia strategia: la gestione immediata della scarsità e una programmazione a lungo termine per poter superare le storiche carenze strutturali delle reti italiane.
1,7 miliardi in aggiunta
Per invertire la rotta, il MIT ha messo sul piatto una mobilitazione finanziaria imponente. Angelica Catalano, direttore della Direzione generale dighe e infrastrutture idriche, ha confermato lo stato di attuazione del Programma nazionale degli investimenti nel settore idrico, che conta già 733 interventi programmati e finanziati per un valore complessivo superiore ai 6 miliardi di euro. La vera novità emersa dalla cabina di regia però è lo stanziamento di ulteriori 1,7 miliardi per nuovi investimenti di sicurezza. Questa aggiunta verrà ripartita così: 1 miliardo destinato al potenziamento e alla riparazione delle reti del settore idrico potabile per contenere le perdite record delle tubature urbane e 700 milioni destinati al PNIISSI, il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sostenibilità del settore idrico.
La ripartizione regionale
Andando nel dettaglio di questi 6 miliardi, si note una ripartizione concentrata soprattutto nei confronti dei territori storicamente più penalizzati da siccità croniche. Al primo posto delle regioni finanziate non può non esserci la Sicilia, che con un pacchetto record da 709 milioni. Seguono Sardegna, Lazio, Puglia. All’estremo opposto Valle D’Aosta, Molise, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia.
Le dichiarazioni di Salvini e l’obiettivo del governo
Il ministro Salvini, a margine della cabina di regia, ha dichiarato: “La gestione dell’acqua deve essere portata avanti con programmazione, rapidità e una visione di lungo periodo”. L’obiettivo politico ed economico è chiaro: smettere di rincorrere i danni dei singoli periodi di siccità con decretazioni d’urgenza e trasformare la rete idrica italiana in un’infrastruttura moderna, resiliente e capace di trattenere una risorsa che, a causa del cambiamento climatico, sta diventando sempre più preziosa e imprevedibile.




