
Smart mobility, l’Italia cerca 45mila tecnici per la transizione dei trasporti
La mobilità intelligente non è soltanto una questione di tecnologia applicata ai trasporti, ma una trasformazione che investe industria, lavoro e organizzazione delle città. È la tesi del documento di sintesi “Smart mobility e trasformazione del lavoro” dell’Eurispes, che ricostruisce il peso economico del settore e i rischi di una transizione governata male. In Italia il comparto dei trasporti, dell’automotive e dei servizi digitali collegati vale circa 220 miliardi di euro, l’11% del prodotto interno lordo, e dà lavoro a oltre 3 milioni di persone tra occupazione diretta e indiretta. Proprio sul lavoro si concentra il dato più critico: secondo le stime dell’Isfort riprese nel rapporto, nella sola mobilità sostenibile mancano circa 45mila lavoratori qualificati, tra tecnici elettronici, esperti di batterie, analisti dei dati, installatori di colonnine e manutentori di veicoli elettrici.
Un Paese ancora legato all’auto
L’Italia conta 674 veicoli ogni mille abitanti, tra i valori più alti d’Europa, e l’auto copre oltre il 63% degli spostamenti quotidiani e circa il 75% dei chilometri percorsi. Dopo la pandemia qualcosa si è mosso e la quota del trasporto pubblico locale è risalita all’8,6% nel 2023 dal minimo del 6,6% del 2021, pur restando sotto i livelli precedenti, mentre gli spostamenti a piedi e in bicicletta hanno superato il 21% del totale. Lo smart working, che secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano coinvolgeva nel 2024 poco più di 3,5 milioni di lavoratori, e la diffusione dei servizi digitali hanno ridotto gli spostamenti, scesi tra il 2019 e il 2024 da 2,55 a 2,41 al giorno per persona, con distanze e tempi medi più brevi.
Le opportunità per le imprese
La transizione apre però spazi rilevanti alla manifattura italiana, che il rapporto descrive come un ecosistema a prevalente specializzazione meccanica e meccatronica, concentrato per circa il 60% del fatturato tra Piemonte e Lombardia. Secondo l’Osservatorio Smart Mobility del Politecnico di Milano, entro il 2030 la sola componentistica per veicoli elettrici e ibridi potrebbe generare circa 20 miliardi di fatturato aggiuntivo e oltre 45mila nuovi posti di lavoro qualificati. Cresce intanto la rete di ricarica, che secondo Motus-E ha raggiunto a fine giugno 84.564 punti pubblici, oltre 17mila in più in un anno. Il segmento più dinamico è quello digitale, un mercato da 11 miliardi con circa 70mila addetti, dove nel 2024 sono rimaste scoperte oltre 8mila posizioni. Nell’automotive, che secondo l’ANFIA conta 5.600 imprese e circa 270mila occupati diretti, il 30% delle nuove assunzioni dei grandi gruppi riguarda già profili esclusivamente digitali.
Il divario delle competenze e le nuove fragilità
Il rischio, avverte l’Eurispes, è che la domanda di nuove professionalità corra più veloce della formazione. In Europa il 35% delle competenze attuali dell’automotive sarà obsoleto entro dieci anni, e in Italia il 70% del personale tecnico del trasporto pubblico locale non ha ancora ricevuto una preparazione adeguata su sistemi di ricarica, celle a combustibile e diagnostica digitale. Le grandi imprese rispondono con accademie interne, le piccole e medie faticano, e il Mezzogiorno procede più lentamente del Nord. Il rapporto individua poi tre categorie a rischio di esclusione. Sono gli anziani, penalizzati dalle barriere digitali, gli abitanti delle aree interne, dove mancano infrastrutture e trasporti collettivi, e i lavoratori a basso reddito, per i quali il costo dei servizi alimenta una vera “povertà della mobilità”. Un quarto degli adulti non usa app di mobilità e il 16% non possiede uno smartphone.
I modelli delle città e dell’Europa
Tra le esperienze italiane il documento cita Torino, che con 280 milioni del PNRR ha costruito l’ecosistema ToMove insieme a Politecnico, imprese e startup, Bologna, prima città italiana a firmare il Climate City Contract per la neutralità climatica al 2030, e Milano, dove oltre il 60% degli 8,6 milioni di spostamenti quotidiani dell’area metropolitana avviene con mezzi sostenibili. Nel confronto europeo spiccano la Spagna, che con il piano PERTE VEC ha destinato 1,7 miliardi alla formazione e creato oltre 40 centri specializzati, e la Danimarca, dove nel 2024 più di 18mila lavoratori hanno seguito percorsi di riqualificazione con un tasso di reimpiego superiore al 90%. Per l’Eurispes la smart mobility può diventare una leva di competitività e coesione solo se innovazione, politica industriale, formazione e inclusione procederanno insieme.



