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Accise addio, da oggi benzina e diesel costano di più. E Meloni pensa alla legge di bilancio
3 Luglio 2026

Accise addio, da oggi benzina e diesel costano di più. E Meloni pensa alla legge di bilancio

Il governo chiude la stagione degli sconti sui carburanti avviata con la crisi di Hormuz. Il costo di un pieno sale di oltre tre euro. Urso convoca le compagnie petrolifere, i consumatori protestano. Sul tavolo un bonus da 100 euro per i redditi più bassi e la conferma della detassazione dei rinnovi contrattuali nella manovra autunnale.

Finisce la stagione degli sconti sui carburanti. Il governo Meloni ha deciso di non prorogare l’agevolazione sulle accise da 6 centesimi al litro, facendo così terminare un intervento avviato a marzo per fronteggiare l’impennata dei prezzi energetici innescata dalla guerra in Iran. Una misura partita con tagli ben più consistenti e progressivamente ridotta, il cui costo cumulato ha raggiunto circa 2 miliardi di euro, coperti in gran parte grazie all’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi.

La scelta di non intervenire era nell’aria da settimane. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha giustificato la decisione parlando di una “bonaccia della pace” che ha generato un calo dei prezzi, rendendo l’intervento non più strettamente necessario. Nella stessa direzione si è mosso il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha lasciato aperta la porta a futuri provvedimenti solo nel caso di nuove tensioni geopolitiche, dichiarando che il governo valuterà quanto potrà accadere alla luce dei negoziati in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz.

A pesare sulla decisione anche le pressioni europee. La Commissione europea ha concesso all’Italia una flessibilità di bilancio fino allo 0,3 per cento del PIL annuo nel triennio 2026-2028 per gli investimenti energetici, ma ha contestualmente vietato i sussidi generalizzati ai combustibili fossili. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto di sostituire il taglio delle accise con aiuti mirati alle famiglie vulnerabili.

Tre euro in più a pieno

Per gli automobilisti l’impatto è immediato. Senza lo sconto e tenuto conto dell’IVA che pesa sulle accise, i prezzi medi alla pompa in modalità self service sulla rete stradale nazionale salgono a circa 1,865 euro al litro per la benzina e 1,943 per il gasolio. Sulla rete autostradale il prezzo medio self si avvicina a 1,954 euro per la benzina e 2,029 per il gasolio. L’impatto complessivo su un pieno medio da 50 litri comporta un aumento immediato di circa 3,05 euro.

Proprio per accelerare l’allineamento dei listini al nuovo scenario internazionale, nei giorni scorsi Urso ha convocato i rappresentanti di Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil. Dal ministero riferiscono che è stata chiesta una riduzione significativa dei prezzi dei carburanti alla pompa, una moral suasion che, secondo i dati del ministero, avrebbe già prodotto risultati positivi. L’esecutivo si è detto pronto ad aprire una riflessione sul tema degli extraprofitti realizzati dalle compagnie petrolifere qualora il trend al ribasso non dovesse proseguire.

Le associazioni dei consumatori non ci stanno. Il Codacons ha denunciato che la fine dello sconto comporta un aggravio immediato e ha chiesto al governo di passare da misure emergenziali a una riduzione strutturale delle accise. Assoutenti ha sottolineato come la fine del taglio produrrà un effetto moltiplicatore sui listini al dettaglio e sull’inflazione generale. Sul fronte delle imprese, il presidente della Confederazione Aepi Mino Dinoi, pur comprendendo le esigenze di bilancio dello Stato, ha definito lo stop allo sconto una cattiva notizia per le micro e piccole imprese.

Bonus carburante per i redditi bassi

Il governo non chiude del tutto la partita degli aiuti. Allo studio vi è un bonus carburante da 100 euro riservato ai nuclei con ISEE fino a 15.000 euro titolari della Carta Dedicata a te, una platea di circa 1,2 milioni di famiglie. La misura, però, non è ancora stata formalizzata.

Nel frattempo, dal palco del congresso della UIL a Padova, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spostato l’attenzione sulla manovra autunnale, annunciando che la detassazione dei rinnovi contrattuali sarà confermata nella prossima legge di bilancio. La norma, che prevede un’imposta al 5 per cento sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi, era in scadenza e la sua conferma era attesa dai sindacati. Meloni ha rivendicato di aver corrisposto per legge il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative. Due messaggi distinti, ma parte della stessa strategia comunicativa in una fase in cui il governo cerca di bilanciare il rigore sui conti pubblici con segnali di attenzione al potere d’acquisto delle famiglie.

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