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Nucleare, dal Senato il via libera definitivo alla legge delega
© Imagoeconomica
23 Settembre 2026

Nucleare, dal Senato il via libera definitivo alla legge delega

Il Senato approva in via definitiva la legge delega sul nucleare sostenibile. Pichetto Fratin parla di “giornata storica” e promette i decreti attuativi entro fine anno, con i primi reattori attesi nel 2033-2034. Le opposizioni restano contrarie, aperto il nodo dei costi.

È legge il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. Dopo il sì della Camera, l’Aula del Senato ha dato oggi l’approvazione definitiva al provvedimento, chiudendo un iter cominciato nel 2024 negli uffici del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e restituendo all’Italia un quadro normativo per il ritorno all’energia atomica. Il testo era stato approvato a Montecitorio il 4 giugno con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, mentre a Palazzo Madama il passaggio decisivo era arrivato a metà settembre, quando l’Aula aveva respinto le questioni pregiudiziali presentate da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico. Con il voto di oggi il governo ha ora dodici mesi di tempo per scrivere i decreti legislativi che renderanno operativa la riforma.

La soddisfazione di Pichetto Fratin

“Oggi è una giornata storica per l’Italia: il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nuovo Nucleare”, ha commentato dopo il voto finale il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Il Nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo. L’Italia avrà più energia per famiglie e imprese. È la direzione che stanno prendendo i principali Paesi del mondo. Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo Nucleare e portare in Italia l’energia del futuro”. Il ministro guarda già alla fase attuativa e fissa una scadenza ravvicinata. “Siamo già a lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno“, ha dichiarato. Nelle ultime settimane Pichetto aveva anche indicato il 2033-2034 come orizzonte possibile per i primi reattori, anticipando di circa un anno le stime precedenti. Anche la premier Giorgia Meloni, all’Assemblea di Confindustria, si era detta determinata a “proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia”.

Cosa prevede la legge delega

Il provvedimento affida al governo il compito di disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, nel rispetto degli obblighi europei e degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050. Il testo prevede un programma nazionale per lo sviluppo del settore, le regole per la disattivazione dei vecchi impianti e la possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare i nuovi reattori. La scommessa dell’esecutivo riguarda soprattutto gli Small Modular Reactor, impianti di piccola taglia sotto i 300 megawatt che promettono tempi e costi di costruzione più contenuti rispetto alle centrali tradizionali, insieme agli Advanced Modular Reactor di quarta generazione. Sul piano finanziario la legge stanzia 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029, più 7,5 milioni complessivi per i costi organizzativi.

Le critiche dell’opposizione e il nodo dei costi

Le opposizioni hanno contestato il provvedimento per tutto l’iter. Al Senato la vicepresidente Mariolina Castellone, del Movimento 5 Stelle, aveva definito il provvedimento “l’ennesima presa in giro ai danni dei cittadini italiani”, parlando di “costi stellari” e di “zero kW/h nei prossimi vent’anni”, mentre alla Camera la deputata del Partito Democratico Chiara Braga aveva accusato la maggioranza di imporre una legge delega “spacciando tecnologie inesistenti sul mercato”. Il rilievo più insistito riguarda i costi complessivi del programma, che il testo non quantifica, e la loro ripartizione tra operatori, Stato e consumatori, con il timore che garanzie pubbliche e incentivi finiscano sulle bollette. La maggioranza ha risposto con un fondo alimentato dagli operatori per lo smantellamento e la gestione delle scorie e con il divieto esplicito di trasferire questi oneri ai cittadini attraverso le tariffe.

Le prossime tappe

Chiusa la partita parlamentare, la sfida si sposta sui decreti attuativi e sulle scelte concrete. Diversi osservatori considerano ottimistica la tabella di marcia del governo, ricordando che gli Small Modular Reactor restano una tecnologia ancora in fase di sviluppo, con pochissimi impianti operativi nel mondo e una maturità commerciale in Europa attesa non prima di un decennio. Prima di vedere un reattore in funzione l’Italia dovrà ricostruire una filiera industriale, individuare i siti e ottenere il via libera dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare, un percorso che nel Paese si è già arenato per anni sul fronte del deposito nazionale delle scorie.

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