
Ex Ilva, è legge il decreto sulle garanzie per rifiuti e discariche
Il decreto sulla continuità degli impianti dell’ex Ilva è diventato legge. Ieri la Camera ha approvato in via definitiva, con 125 voti favorevoli, 43 contrari e 52 astenuti, la conversione del decreto-legge del 28 agosto recante “misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale”, già approvato dal Senato il 7 ottobre. Il provvedimento non riguarda la cassa integrazione dei lavoratori, oggetto di un altro decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre e ora all’esame del Parlamento, ma un aspetto tecnico da cui dipende la possibilità per lo stabilimento di Taranto di continuare a operare, cioè le garanzie finanziarie richieste per gestire i rifiuti e le discariche interne.
Garanzie rinnovabili ogni anno
Chi gestisce impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti deve presentare garanzie finanziarie, come fideiussioni, a copertura di eventuali danni ambientali, per tutta la durata dell’autorizzazione. Il decreto stabilisce che le imprese in amministrazione straordinaria che gestiscono almeno un impianto di interesse strategico nazionale possano prestare queste garanzie per un periodo non inferiore a un anno, anche quando l’autorizzazione dura di più, rinnovandole per tutto il tempo della procedura e fino alla cessione dell’azienda a un nuovo proprietario. La regola vale anche per le discariche. Durante l’esame in commissione al Senato la possibilità è stata estesa a tutte le imprese in stato di insolvenza, anche quelle che non gestiscono impianti strategici.
Perché serviva la norma
Il decreto nasce dalle difficoltà di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, la società che gestisce l’ex Ilva, a ottenere garanzie di lunga durata per le discariche e gli impianti di trattamento dei rifiuti dello stabilimento di Taranto. La Provincia aveva respinto con cinque determine le coperture presentate dall’azienda, e il ministero dell’Ambiente aveva diffidato la società annunciando la sospensione delle attività di gestione dei rifiuti dal 20 agosto, con il rischio di dover fermare anche le linee produttive collegate. Il Governo è intervenuto con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 26 agosto. Durante l’esame al Senato la sottosegretaria alle Imprese Fausta Bergamotto ha sostenuto che la norma consente di mantenere operativi gli impianti senza ridurre le tutele ambientali, distribuendo nel tempo le risorse. Le opposizioni hanno invece criticato il carattere emergenziale del provvedimento e la riduzione della durata delle garanzie ambientali, lamentando l’assenza di una strategia industriale.
In attesa della Cassazione
Il 27 luglio la Corte d’appello di Milano ha ordinato, per motivi sanitari, lo stop entro novanta giorni degli altiforni e degli impianti dell’area a caldo di Taranto, la parte più inquinante dello stabilimento, e ha poi respinto le richieste di sospensione presentate dall’azienda. Ieri le Sezioni unite civili della Cassazione hanno esaminato i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia e si sono riservate la decisione. Nel frattempo il decreto approvato dal governo il 13 ottobre consente ai commissari di mantenere gli altiforni in riscaldo, cioè fermi ma non spenti, fino alla pubblicazione delle motivazioni della Cassazione e comunque non oltre il 15 dicembre. Lo stesso decreto prevede la cassa integrazione fino a giugno 2027 per i dipendenti dell’ex Ilva e dell’indotto, con una spesa complessiva di 187 milioni di euro.
I prossimi passaggi
Sul fronte del lavoro, Acciaierie d’Italia ha avviato la procedura per estendere la cassa integrazione straordinaria fino a un massimo di 8.622 dipendenti fino al 28 febbraio 2027, quasi 7mila dei quali a Taranto. Negli stabilimenti del Nord, dove la produzione dipende dall’acciaio di Taranto, le proteste proseguono e nei giorni scorsi i lavoratori di Cornigliano hanno occupato per dieci ore una parte dell’aeroporto di Genova. Il governo ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi per il 27 ottobre, mentre restano in corso le trattative per la vendita degli impianti. Con la legge approvata ieri, almeno sul fronte delle garanzie ambientali, l’amministrazione straordinaria ha uno strumento in più per tenere in funzione lo stabilimento fino alla cessione.



