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Chi custodisce il valore. Come funziona l’infrastruttura che sta ridisegnando la finanza digitale europea.
Christian Miccoli, CEO Conio
© Imagoeconomica
23 Giugno 2026

Chi custodisce il valore. Come funziona l’infrastruttura che sta ridisegnando la finanza digitale europea.

Christian Miccoli, CEO e fondatore di Conio, spiega perché la licenza MiCAR ottenuta il 17 giugno non è un adempimento normativo ma un prerequisito infrastrutturale, e perché senza operatori nazionali autorizzati l’Italia rischia di costruire una finanza digitale su fondamenta straniere.
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C’è un’analogia che il dibattito sulla tokenizzazione raramente esplicita, ma che chi costruisce infrastrutture fisiche capisce immediatamente. Un’impresa che vuole tokenizzare un credito commerciale, una quota di fondo o un’obbligazione ha bisogno di una catena di soggetti autorizzati per emettere, custodire e trasferire quell’asset digitale. Se quella catena non esiste sul territorio nazionale, o è presidiata da operatori esteri, il valore si crea altrove e la dipendenza strutturale cresce.

Il 17 giugno Consob ha autorizzato Conio, fintech partecipata da Poste Italiane e Banca Generali, a operare come CASP ai sensi del regolamento europeo MiCAR. L’autorizzazione copre i servizi di custodia e amministrazione, scambio, esecuzione ordini, collocamento e trasferimento di asset digitali. Ma l’aspetto più rilevante non è la lista dei servizi: è che in Europa, a maggio 2026, su oltre tremila operatori attivi nel mercato crypto solo 194 risultavano già autorizzati. Dal 1° luglio chi non ha ottenuto la licenza non potrà più continuare ad operare. Quello che sembrava un calendario normativo si rivela uno spartiacque infrastrutturale.

L’iter ha coinvolto Consob e Banca d’Italia e ha richiesto tempi più lunghi rispetto ad altri operatori. Che cosa ha dovuto dimostrare Conio?

Il processo ha riguardato la natura innovativa dei servizi, la complessità del modello operativo e la varietà dei segmenti serviti. Ha verificato solidità tecnologica, tutela dei clienti, gestione del rischio e stabilità patrimoniale. Non è una registrazione: è un’istruttoria nel senso pieno del termine.

Dal 1° luglio chi opera senza licenza MiCAR non può più offrire servizi crypto nell’Unione. Cosa succede agli utenti con asset custoditi da soggetti che non ottengono l’autorizzazione?

L’ESMA ha già chiesto agli operatori privi di licenza di predisporre piani di chiusura ordinata e assistere i clienti nel trasferimento degli asset verso soggetti autorizzati. Su oltre tremila operatori attivi nel 2024, solo 194 risultavano autorizzati a maggio 2026. Per chi aveva avviato progetti con soggetti non ancora in regola, il 1° luglio non è una scadenza amministrativa. È un’interruzione operativa.

Germania, Francia e Lussemburgo hanno infrastrutture di custodia e regolamento per asset tokenizzati operative da anni. Qual è il costo di questo ritardo per il sistema finanziario italiano?

Il rischio per l’Europa non è la mancanza di regole, ma costruirle prima di capire come si sta evolvendo il mercato. Chi non presidia oggi l’infrastruttura di custodia e regolamento cede ad altri il controllo sul valore aggiunto della finanza digitale. L’infrastruttura che serve alle banche e alle istituzioni per operare su asset reali tokenizzati è ancora quasi assente in Italia.

Nel dibattito europeo sulla sovranità digitale si parla di cloud, semiconduttori e intelligenza artificiale. La custodia degli asset tokenizzati rientra in questa logica?

In un ambito che riguarda la custodia del valore e la competitività geopolitica dei sistemi nazionali, è fondamentale che l’Italia conti su realtà capaci di innovare sul territorio. La custodia degli asset tokenizzati non è una funzione tecnica accessoria: chi la controlla determina le regole del gioco, i tempi di regolamento e chi può partecipare al mercato. Le nuove tecnologie peraltro sono per alcuni aspetti collegate: i pagamenti degli agenti AI avverrà con ogni probabilità con monete tokenizzate.

L’autorizzazione CASP di Conio arriva a due settimane dalla scadenza del regime transitorio europeo. Chi ha costruito le competenze prima dello spartiacque parte con un vantaggio strutturale difficile da recuperare. Il nodo per l’Italia non è normativo: le regole europee ci sono. Il nodo è se esiste un’infrastruttura nazionale di custodia e regolamento su cui costruire una finanza digitale che non dipenda, nei suoi nodi critici, da soggetti esteri. La risposta, oggi, è che quell’infrastruttura è appena agli inizi.

Glossario:

CASP (Crypto-Asset Service Provider): soggetto autorizzato a prestare servizi su cripto-attività ai sensi di MiCAR. I servizi includono custodia, scambio, collocamento e trasferimento di asset digitali.

MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation): regolamento europeo che disciplina l’emissione e la negoziazione di cripto-attività, con regime transitorio prorogato al 30 giugno 2026.

Real World Asset (RWA): beni reali come crediti commerciali, obbligazioni o quote di fondi, rappresentati in forma digitale su blockchain e resi trasferibili come token.

Tokenizzazione: processo che converte diritti su un asset reale in token digitali registrati su registro distribuito, rendendoli frazionabili e trasferibili tramite infrastrutture blockchain.

Passaporto europeo MiCAR: meccanismo che consente a un operatore autorizzato in uno Stato membro di offrire servizi in tutta l’Unione senza autorizzazioni nazionali aggiuntive.

Facciamo il punto