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PNRR, Freni: “Non lasceremo per strada neppure un centesimo”
© Imagoeconomica
3 Luglio 2026

PNRR, Freni: “Non lasceremo per strada neppure un centesimo”

Il sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze Federico Freni, intervistato in esclusiva da ADI Agenzia delle Infrastrutture, ha parlato del Piano, di energia, delle pmi e della raffineria ISAB di Priolo.

A che punto siamo con la messa a terra del PNRR? Cosa attende l’Italia dopo la scadenza del Piano? Il governo si ritrova a tracciare una rotta, perché la gestione dei fondi europei e la necessità di sostenere la crescita economica sono due argomenti fondamentali sui quali non si può sbagliare. Federico Freni, sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, in questa intervista esclusiva a PPN ADI Agenzia delle Infrastrutture risponde a una serie di domande su: i ritardi della spesa pubblica, il gap energetico strutturale con gli altri Paesi europei, le imprese infrastrutturali, le pmi e la raffineria ISAB di Priolo. Ecco quindi la visione strategica del governo per poter garantire la competitività del Paese.

Dopo qualche giorno dalla fatidica data del 30 giugno, il rischio di perdere miliardi è reale. Quali strumenti rimangono al governo per salvare il salvabile, e chi pagherà politicamente e finanziariamente per questi ritardi?

“I numeri parlano chiaro: l’Italia ha incassato 166 dei 194,4 miliardi complessivi del PNRR. Parliamo dell’85% della dotazione del Piano. Nessuno, in Europa, ha fatto meglio di noi. Siamo ora concentrati sul raggiungimento degli obiettivi della decima ed ultima rata. Riusciremo a mantenere gli impegni presi anche questa volta. Non lasceremo per strada neppure un centesimo”.

Il PNRR è stato la principale leva di investimento pubblico. Adesso che si è esaurito, cosa prenderà il suo posto? Quali strumenti fiscali e di finanza pubblica state pianificando per sostenere l’economia reale nel post-PNRR senza far crollare la domanda?

“Il PNRR è stata una delle leve degli investimenti pubblici, ma non l’unica. Ha indubbiamente garantito un boost in termini quantitativi e soprattutto qualitativi, migliorando l’efficienza della spesa e della programmazione, ma la politica degli investimenti in Italia è molto più ampia e variegata. Possiamo contare su un set di strumenti importanti. Penso, ad esempio, allo straordinario ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, che fornisce capitali pazienti a sostegno e sviluppo degli asset fondamentali del Paese”.

Il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è strutturalmente più alto di quello di Francia, Germania e Spagna. Come si aggredisce concretamente questo svantaggio competitivo cronico e con quali tempi?

“Il gap che l’Italia si ritrova a scontare oggi nei confronti di Paesi come la Spagna è figlio di politiche decennali che non sono state in grado di intercettare opportunità che invece altri hanno indubbiamente sfruttato meglio. Il nostro mix energetico deve necessariamente evolvere verso una composizione più variegata, ma lo scenario è tutt’altro che nefasto. La quota delle rinnovabili è in crescita e con l’avvio del nucleare sostenibile arriveremo a garantire nei prossimi anni un 15-20% di energia alternativa”.

Le imprese infrastrutturali subiscono i rincari delle materie prime su contratti già firmati. Cosa sta facendo il governo per supportarle nei meccanismi di revisione dei prezzi, nelle garanzie e nell’accesso al credito per mantenerle competitive all’estero?

“Abbiamo ben presente le difficoltà che oggi si trovano ad affrontare le imprese del settore. Per questo abbiamo promosso azioni importanti a loro sostegno. In questa direzione va, ad esempio, l’introduzione dell’obbligo delle clausole di revisione prezzi nei bandi pubblici. In pratica, quando si verificano oscillazioni rilevanti nei costi, il contratto può essere adeguato senza lasciare l’impresa esposta integralmente al rischio. Ma penso anche agli strumenti di supporto messi a disposizione da CDP e Sace, così come al ruolo del Fondo centrale di garanzia per le PMI”.

Le PMI italiane sono sottorappresentate sui mercati dei capitali e lamentano barriere burocratiche per la quotazione. Come si può semplificare il quadro regolatorio senza indebolire le tutele, e chi deve guidare questa semplificazione tra Governo, Consob ed Europa?

“La direzione è chiara: occorre ridurre i costi di accesso al mercato dei capitali e rafforzare contestualmente la fiducia degli investitori. La legge Capitali e la riforma del Tuf guardano proprio a questi obiettivi. Non c’è crescita senza un potenziamento della spina dorsale del nostro Paese: le PMI sono e devono essere sempre più al centro di un ecosistema virtuoso. Nessun indebolimento delle tutele, al contrario un rafforzamento per garantire maggiore fluidità ed efficienza al sistema. Sono tutti chiamati a fare la propria parte: governo, Consob ed Europa non sono antagonisti. Sono, al contrario, attori di uno stesso disegno comune”.

Il piano di Ludoil su Priolo (ISAB) per biocarburanti e SAF rilancia il ruolo dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo. Qual è la vostra visione strategica e quali leve fiscali o regolative intendete usare per sostenere questo snodo?

“Il progetto di riconversione della raffineria ISAB di Priolo si inserisce in un contesto molto chiaro: l’Italia vuole rafforzare il ruolo di piattaforma energetica del Mediterraneo spostando progressivamente il baricentro dalla raffinazione tradizionale ai combustibili a basse emissioni. Non puntiamo soltanto a importare energia, ma anche e soprattutto a diventare un centro di trasformazione e distribuzione di nuovi vettori energetici – gas, elettricità, biocarburanti – sfruttando la nostra posizione geografica strategica”.

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