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Ferrovie dello Stato, Donnarumma lascia. Salvini: “Fase due con scelta interna”
© Imagoeconomica
26 Giugno 2026

Ferrovie dello Stato, Donnarumma lascia. Salvini: “Fase due con scelta interna”

L’AD di FS esce dopo un vertice con il ministro Salvini. Dietro le dimissioni tensioni con MEF e Palazzo Chigi sulle acquisizioni e la strategia finanziaria. In pole Strisciuglio.
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Stefano Donnarumma non sarà più l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane. La decisione è maturata dopo un faccia a faccia con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, al termine del quale il MIT ha comunicato che nei prossimi giorni Donnarumma “chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni.” L’addio formale dovrebbe arrivare entro l’assemblea dei soci del 23 luglio.

Salvini ha descritto l’uscita come concordata e condivisa, inquadrandola nell’avvio di una nuova fase del gruppo: ultimata la fase PNRR, con i cantieri che si chiuderanno entro l’estate, si passerebbe alla “fase due” con una figura scelta internamente, un “ferroviere”, ha detto il vicepremier. Il nome che circola con insistenza è quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale Amministratore Delegato di Trenitalia. Una vita nelle ferrovie e considerato uomo di fiducia di Salvini, Strisciuglio è stato in passato a capo di Rete Ferroviaria Italiana. La sua nomina formale resterebbe tuttavia da confermare in assemblea.

Il retroscena sulle presunte tensioni con Giorgetti e Fazzolari

La narrazione ufficiale parla di avvicendamento pianificato, ma il retroscena è più articolato. A pesare sull’uscita di Donnarumma sarebbero stati i crescenti malumori dei vertici del MEF sulla gestione di FS, sedimentati nei mesi scorsi. Le frizioni riguardano più fronti. A Giorgetti non sarebbero andate giù le acquisizioni dei gruppi Pizzarotti e Firema, e men che meno la partnership firmata con il fondo statunitense Certares per sviluppare l’alta velocità all’estero. Sul versante dell’azionista pubblico, era stato proprio il MEF a esprimere riserve anche sul progetto di scorporare la rete dell’alta velocità per aprirla a capitali privati internazionali: un’idea che Donnarumma aveva difeso come necessaria per finanziare gli investimenti infrastrutturali dopo l’esaurimento dei fondi europei, ma che la ragioneria generale dello Stato aveva valutato con scetticismo.

A inasprire il clima aveva contribuito anche la figura di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con cui il rapporto di Donnarumma si era incrinato già nella primavera del 2023. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Fazzolari aveva frenato la candidatura di Donnarumma alla guida di ENEL e avrebbe poi tentato di orientarlo verso la presidenza di CDP Venture Capital, proposta che il manager rifiutò. Un sgarbo che avrebbe lasciato il segno. Da Palazzo Chigi è arrivato comunque un input preciso: amministrare con ordine il delicato passaggio, scongiurando l’ipotesi delle dimissioni di gruppo del CDA di FS, resa più concreta dalle già avvenute uscite della consigliera in quota MEF Tiziana De Luca e di Caterina Belletti.

I disservizi e l’estate difficile

Il ministero ha rivendicato i risultati del mandato: il traguardo dei 25 miliardi di investimenti PNRR, i 1.300 cantieri aperti contemporaneamente, il miglioramento della puntualità del 7% a giugno rispetto all’anno precedente, e il ritorno all’utile per 30 milioni di euro nell’ultimo bilancio. Tuttavia, sul fronte dei disservizi che avevano alimentato le pressioni politiche, il quadro è controverso. Il ministero ha sottolineato che la puntualità è migliorata e che i disagi sono stati causati soprattutto da furti di rame, manomissioni della rete e guasti di convogli di altre compagnie ferroviarie. Tuttavia l’estate si prospetta difficile: tra luglio e agosto sono previsti stop prolungati sulle linee ad alta velocità per lavori PNRR da ultimare, con itinerari alternativi sulle linee storiche e tempi di percorrenza sensibilmente più lunghi.

Le opposizioni contro Salvini

Le opposizioni hanno letto la vicenda come un atto politico che ricade sul ministro stesso. Per il PD le dimissioni di Donnarumma certificano il “fallimento del governo sui trasporti”, con la richiesta che a dimettersi fosse piuttosto il vicepremier. Il M5S, in una nota delle commissioni Trasporti e Infrastrutture, ha definito l’uscita del manager la “pistola fumante” del fallimento di Salvini, sottolineando che anche Strisciuglio guida una realtà che “in questi anni non ha brillato per efficienza.” Angelo Bonelli di Avs si è spinto a definire Salvini il “terminator dei trasporti”. Il vicepremier ha respinto le critiche: “Già oggi è la rete più avanzata d’Europa.”

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