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Cold ironing, la decarbonizzazione degli ormeggi
© Immagine generata dall’intelligenza artificiale
12 Luglio 2026

Cold ironing, la decarbonizzazione degli ormeggi

La pratica del cold ironing, alimentazione elettrica da terra delle navi ormeggiate, è ormai diffusa a livello globale: Hapag-Lloyd ha concluso un accordo con l’Hamburg Port Authority per l’utilizzo sistemico di questa pratica durante gli scali. La normativa per questa pratica arriva anche in Italia, con numerosi investimenti e cantieri.

Il settore marittimo è il responsabile dell’80% del commercio mondiale e contribuisce al 3% delle emissioni globali di CO2, pari a 1050 milioni di tonnellate l’anno. Oltre all’utilizzo della propulsione nucleare per sopperire alle emissioni di anidride carbonica (ancora in fase di studio) è emersa una nuova tecnologia per decarbonizzare le attività portuali: il cold ironing, una tecnologia che consente alle navi ormeggiate in porto di spegnere i motori e i generatori a bordo, sfruttando la rete elettrica terrestre per alimentare i servizi essenziali.

Sviluppo in Italia

Lo sviluppo del cold ironing in Italia si muove su due binari: quello normativo e quello dei finanziamenti. Sul piano normativo, un decreto emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel gennaio 2026, ha chiarito il quadro normativo per l’erogazione della corrente elettrica alle navi ormeggiate nei porti italiani, prevedendo l’individuazione di cluster portuali regionali affidati a un unico gestore. Questo gestore dovrà presentare un piano economico-finanziario basato su tariffe che coprano i costi del servizio, comprensive di un margine di utile ragionevole, mentre le agevolazioni tariffarie previste dalla legge dovranno essere trasferite agli armatori. Sul piano dei finanziamenti, il PNRR ha destinato circa 700 milioni di euro per l’implementazione dell’elettrificazione delle banchine: 44 interventi in 34 porti. L’obiettivo è quello di ridurre al minimo la dipendenza da combustibili fossili e l’impatto nel settore dei trasporti marittimi.

Il direttore generale del MIT, Donato Liguori, ha cominciato in questi giorni un tour nei porti principali d’Italia per visionare le opere in consegna del PNRR e del PNC (Piano nazionale per gli investimenti complementari).

Hapag-Lloyd

A livello globale è una pratica ormai consolidata in alcuni hub storici e in forte espansione altrove. Un esempio lampante, e recente, è il porto di Amburgo: un accordo con l’Hamburg Port Authority, sottoscritto dalla compagnia Hapag-Lloyd, prevede l’utilizzo sistemico dell’alimentazione elettrica da terra durante gli scali. L’accordo riguarda tutti i terminal del porto dotati di impianti per il cold ironing.  “Il cold ironing rappresenta un elemento fondamentale del nostro percorso verso operazioni portuali a minori emissioni e del nostro obiettivo di raggiungere la neutralità climatica della flotta entro il 2045“, ha dichiarato l’amministratore delegato di Hapag-Lloyd, Rolf Habben Jansen. Il 35% della flotta di Hapag-Lloyd è equipaggiato per utilizzare l’alimentazione elettrica da terra.

In Europa il quadro normativo si sta facendo più stringente: le regole FuelEU Maritime obbligheranno le grandi navi container e passeggeri a usare l’alimentazione da terra nei principali porti UE a partire dal 2030, mentre la California sta già estendendo dal 2025 le regole “at-berth” a petroliere e ro-ro. Nei primi mesi del 2026 si contano numerosi progetti: a Rotterdam la Banca Europea per gli Investimenti ha concesso un prestito di 90 milioni per sviluppare l’infrastruttura portuale; a Marsiglia sono stati inaugurati gli impianti di shore power, in grado di alimentare tre navi da crociera contemporaneamente; a Barcellona sono state completate 219 connessioni per traghetti e a Cadice è stato inaugurato il primo impianto OPS della Spagna.

Vantaggi

Questa pratica apporta benefici evidenti alle città portuali e costiere: dalla riduzione delle emissioni all’abbattimento dell’inquinamento acustico. Alimentare le navi ormeggiate con l’elettricità da terra diminuisce, o azzera, le emissioni di gas serra, polveri sottili e ossidi di azoto prodotte dai combustibili per alimentare le navi. Secondo l’agenzia statunitense per la protezione ambientale (EPA), il collegamento a terra può ridurre le emissioni complessive degli inquinanti fino al 98% quando si utilizza energia proveniente dalla rete elettrica regionale. Inoltre, tenere le navi con i motori spenti permette di eliminare il rumore continuo e le vibrazioni dei generatori ausiliari di bordo.

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