
I minerali critici subiscono l’influenza della crisi in Medio Oriente
Il 2025 è stato l’anno in cui il contesto geopolitico ha influenzato fortemente il mercato dei minerali critici, minacciando la loro economia. Questo è il filo conduttore che emerge dal Global Critical Minerals Outlook 2026, pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Il rapporto evidenzia come un anno segnato da controllo sulle esportazioni, prezzi in impennata e shock geopolitici siano stati una minaccia tangibile per l’economia.
Il rapporto evidenzia come dopo anni di calo, tra gennaio 2025 e aprile 2026 i prezzi dei metalli come alluminio, rame e stagno siano saliti di un terzo. Più marcati sono i rincari dei materiali utilizzati nella costruzione di batterie: il cobalto è salito del 130% a causa delle restrizioni all’export imposte dalla Repubblica Democratica del Congo. Stessa sorte, se non più elevata, per i minerali minori strategici (impiegato per la tecnologia, l’aerospazio e difesa), che hanno visto i prezzi raddoppiare, con il tungsteno che ha sestuplicato i suoi prezzi.
Non solo effetti sul gas e petrolio
La crisi in Medio Oriente, oltre ad aver colpito il settore del petrolio e del gas ha avuto conseguenze pesanti anche sul mercato dei metalli, in particolare su alluminio, zolfo ed elio: la regione produce circa l’8% dell’alluminio mondiale e circa un quarto dello zolfo globale, con metà del commercio marittimo mondiale di zolfo che passa per Hormuz. Le interruzioni nello Stretto hanno avuto conseguenze sui Paesi che ne usufruivano per esportare e importare i minerali critici: la Cina si è trovata costretta a limitare le esportazioni di acido solforico a maggio 2026, con effetti a catena sulla produzione di rame, litio, cobalto, nichel e terre rare.
Dopo anni di crescita, gli investimenti nel settore dei minerali critici sono calati del 9% nel 2025. In particolare, i metalli utilizzati per le batterie hanno subito un duro colpo (-20% la spesa in conto capitale, -40% per le aziende del litio); il rame, invece, ha sostenuto il colpo conquistando un +8% di spesa da parte delle aziende del settore. Anche l’esplorazione ha subito un declino (-10%), con cali marcati di litio e nichel (-45%), compensati parzialmente da un aumento del 20% in Asia-Pacifico. Il deficit di offerta previsto per il 2035 sul rame è sceso del 30%, rispetto allo scorso Outlook, grazie ai nuovi progetti in RDC e Zambia.
I minerali minori sono strategici
L’IEA sostiene che i minerali minori devono meritare più attenzione, in quanto più strategici. In particolare, gallio, terre rare, magneti, ittrio, grafite, tungsteno, tellurio, cobalto e germanio risultano tra i minerali più esposti a rischi di fornitura per l’alta concentrazione, la scarsa sostituibilità e il ruolo critico in molte applicazioni. Ma diversificare queste filiere, spiega l’IEA, costerebbe poco: circa 60 miliardi di dollari nel prossimo decennio, solo per diversificare terre rare per magneti.
Le fonderie dei metalli sono sotto pressione
Il rapporto evidenzia anche come, nonostante i prezzi in salita, le commissioni di fusione del rame sono scese a 0 dollari a tonnellata nel 2026, il livello più basso mai negoziato, con le tariffe negoziate in territorio negativo dal 2024: le fonderie pur di assicurarsi la materia prima da processare lavorano il concentrato gratis pagando loro stesse una piccola somma. Anche zinco e piombo registrano commissioni negative. Dal 2005 la Cina ha rappresentato oltre il 90% della crescita della capacità mondiale di fusione del rame, portando la propria quota dal 15 al 50% nel 2025.
Un nuovo attore: l’America Latina
A emergere come attore nel mercato dei minerali troviamo l’America Latina, che produce oltre il 20% di stagno e dello zinco mondiali e circa il 40% di rame estratto a livello globale e oltre un quarto del litio mondiale, con un output atteso in crescita a quasi il 50% entro la fine del decennio. Nonostante produca notevoli quantità di minerali, raffina solo un quinto della propria produzione mineraria di minerali energetici chiave. Se la regione sviluppasse la raffinazione locale, questo avrebbe un impatto sul valore economico che potrebbe crescere a quasi il 50%, arrivando a circa 220 miliardi di dollari entro il 2035.
L’IEA spiega che diversificare le catene di fornitura costa di più, ma i minerali critici pesano relativamente poco sul prezzo finale dei prodotti. Sostiene che il costo aggiuntivo della diversificazione potrebbe essere assorbito senza gravare sui produttori finali.





