
RE-Agire, l’export italiano punta ai 700 miliardi
La corsa dell’export italiano non si ferma, nonostante un contesto internazionale definito come “un sentiero impervio” caratterizzato dai dazi USA, dal conflitto in Medio Oriente, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dalla frammentazione delle catene di valore. Il titolo, Re-Agire, scelto da SACE per la diciannovesima edizione del Rapporto Export sintetizza l’approccio suggerito alle imprese: non subire la complessità dei fattori esterni, ma trasformarla in una leva competitiva.
2025, anno migliore delle attese
Il 2025 per l’export italiano è stato un anno positivo: l’esportazione di beni ha raggiunto 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al 2024, performance superiore alle attese di SACE. A trainare il mercato delle esportazioni troviamo i prodotti farmaceutici, seguiti dai prodotti di gioielleria, dai metalli preziosi, dal settore alimentare e dai mezzi di trasporto; la meccanica strumentale, invece, è cresciuta solo lievemente. SACE avverte che una parte di questo risultato riflette fattori temporanei, come le vendite occasionali di cantieristica navale o alcuni prodotti farmaceutici. Bene comunque anche i servizi, saliti del 3,9% a quasi 150 miliardi, trainati dal turismo (57 miliardi) e dai servizi alle imprese.
Le previsioni 2026-2028
Il rapporto di SACE non si limita ad analizzare il 2025, ma dà una previsione per il triennio 2026-2028: nel 2026 prevede che l’export crescerà del 2% in valore (656 miliardi); nel 2027 arriverà a crescere del 2,5% (673 miliardi) e nel 2028 toccherà oltre 691 miliardi segnando un +2,8%. L’obiettivo è raggiungere 700 miliardi entro il 2027. Nel 2026, invece, la crescita sarà trainata dall’effetto dei prezzi (l’inflazione e il riconoscimento di maggiore qualità), con i volumi ancora fiacchi (+0,1%); dal 2027 la dinamica sarà invertita con i volumi a trainare la situazione.
SACE50
La Relazione va letta insieme al Piano strategico realizzato per il triennio 2026-2028, il Piano SACE50, che prevede 150 miliardi di euro di nuovi impegni per sostenere la competitività, filiere e diversificazione delle imprese italiane. Gli investimenti sono così ripartiti: 40 milioni nel 2026, 51 milioni nel 2027 e 58 nel 2028. Tra gli strumenti previsti troviamo: un rafforzamento dell’advisory, soluzioni per l’import di materie prime critiche, attrazione di investimenti esteri e “Piattaforma Italia” per diversificare le fonti di finanziamento.
Lo scopo del piano è quello di rafforzare la missione storica di SACE, cercando di farla evolvere verso un modello più proattivo orientato ad accompagnare le imprese nei mercati internazionali, potenziare la competitività delle filiere, sostenere nuovi investimenti per il Paese e valorizzare l’effetto leva della garanzia pubblica.
Il presidente Guglielmo Picchi inquadra questo piano come risposta a due sfide che considera centrali: competitività e sicurezza economica. L’amministratore delegato Michele Pignotti insiste sul concetto della filiera: la competitività italiana “si costruisce lungo tutta la catena del valore”, da qui la necessità di destinare le risorse non solo all’export ma anche a materie prime critiche.





