
Trump pronto a nuovi dazi. Il Canada è nel mirino
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si appresta ad annunciare una nuova ondata di tariffe doganali nei confronti di decine di Paesi partner. A riferirlo è il Financial Times, in concomitanza con la imminente scadenza della tariffa globale temporanea del 10%.
Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano britannico, le nuove misure dovrebbero confermare un’aliquota base del 10%, ma l’amministrazione statunitense starebbe contestualmente sviluppando indagini formali volte a creare la base giuridica per imporre, in futuro, dazi ancora più elevati.
Le nuove tariffe, che potrebbero oscillare tra il 10% e il 12,5%, mirano a colpire circa 60 Nazioni accusate da Washington di pratiche legate al lavoro forzato. Le istruttorie, avviate dal Dipartimento del Commercio statunitense a marzo, coinvolgono direttamente partner commerciali di primo piano: tra questi figurano Unione Europea, Cina, Giappone, India, Messico, Corea del Sud e Vietnam.
Si inasprisce lo scontro con il Canada
In parallelo, la Casa Bianca ha deciso una stretta unilaterale nei confronti del Canada, imponendo dazi aggiuntivi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci importate, con un impatto diretto su settori chiave come cemento, vino e attrezzature sportive. La misura, motivata da Washington come risposta a presunti “trattamenti discriminatori” subiti dai prodotti statunitensi, entrerà in vigore a 30 giorni dalla firma.
Immediata la contromossa di Ottawa
Il premier canadese Mark Carney ha precisato che il Paese ha già presentato proposte dettagliate e strutturate per risolvere la controversia e modernizzare l’accordo di libero scambio, confermando la disponibilità a intensificare i negoziati nelle prossime settimane. Le nuove tensioni giungono a pochi mesi dalla decisione della Corte Suprema che, a inizio 2026, aveva annullato i dazi reciproci introdotti nella primavera del 2025.
La strategia economica e il rischio dell’effetto boomerang
L’impiego delle leve tariffarie rappresenta un pilastro della politica economica della presidenza Trump. Già nel corso del primo mandato (avviato nel 2018 con i dazi su pannelli solari, lavatrici, acciaio e alluminio) e proseguito nel secondo con le tariffe su Messico, Cina e Canada, la linea strategica punta a un triplice obiettivo: ridurre il deficit commerciale comprimendo le importazioni esterne, incentivare il reshoring, spingendo imprese nazionali ed estere a investire direttamente su suolo americano e rinegoziare gli accordi internazionali da una posizione di forza. Tuttavia, diversi analisti ed economisti evidenziano il rischio di un marcato effetto boomerang. I dazi stanno infatti ridisegnando le catene globali di fornitura e scaricando i costi sui consumatori finali statunitensi sotto forma di rincari.




