
La BCE avverte: lo shock energetico pesa sull’inflazione
Il conflitto in Medio Oriente continua a influenzare l’economia, in particolare genera pressioni sull’inflazione. È quanto ha riportato il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea dopo la riunione di politica monetaria del 10 settembre. Le decisioni prese sono state diverse, ma la prima che viene riportata è quella di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Le decisioni sono state prese per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine.
L’inflazione
Gli esperti della BCE hanno delineato le nuove proiezioni. In uno scenario di base, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Quella specifica riguardante la componente energetica e alimentare si attesterebbe attorno al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2927 e al 2,3% nel 2028. Rispetto a giugno scorso, le proiezioni riguardante l’inflazione restano invariate per il 2026, quelle per il 2027 e il 2028 invece sono state riviste al rialzo. Per quanto riguarda il PIL, le proiezioni macroeconomiche indicano una crescita dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028.
L’economia nel dettaglio
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha restituito un quadro più dettagliato dell’andamento congiunturale; l’economia si è mostrata resiliente nel secondo trimestre, nonostante lo shock energetico, con una crescita in diversi settori. A spiccare troviamo il manifatturiero, che continua a performare solidamente, sostenuto dalla spesa pubblica in difesa e infrastrutture. Anche il mercato del lavoro resta solido, il tasso di disoccupazione rimane invariato da luglio (6,4%), anche se la crescita dell’occupazione continua a rallentare. La BCE guardando al futuro segnala un miglioramento delle prospettive di crescita a breve termine, rispetto alle precedenti proiezioni.
Un altro aspetto su cui Lagarde richiama l’attenzione è la necessità di riforme strutturali che aumentino la crescita potenziale, tra questi cita la semplificazione delle regole del Mercato Unico, l’accelerazione della transizione energetica e il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti come tasselli chiave.
Shock energetico
Il dato che più salta all’occhio riguarda la dinamica dei prezzi: ad agosto l’inflazione è salita al 3,3% (dal 2,9% di luglio) trainata dall’aumento vertiginoso dei prezzi energetici al 14,3% (10,3% a luglio). Questo andamento, spiega la BCE, riflette in particolare un forte contributo dei margini di raffinazione sui carburanti liquidi, oltre che l’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. L’inflazione alimentare rimane invariata all1,2%, mentre quella di fondo è scesa al 2,4% (2,5% a luglio). Per quanto riguarda il fronte salariale, non si evidenziano risposte significative allo shock energetico. La retribuzione per dipendente è cresciuta del 3,3% su base annua nel secondo trimestre, nel primo era cresciuta del 3,5%. I profitti unitari invece sono saliti dallo 0,3% al 2,2%.
I due conflitti, quello in Medio Oriente e quello tra Russia e Ucraina, hanno spinto ulteriormente i prezzi energetici, un fattore che secondo la BCE manterrà l’inflazione al di sopra dell’obiettivo, fino alla prima metà del 2027. I fattori geopolitici rimangono al centro della valutazione dei rischi: una nuova interruzione delle forniture energetiche potrebbe far impennare i prezzi gravando su diverse categorie; se si trovassero soluzioni o se l’economia si adattasse più rapidamente, la crescita potrebbe sorprendere.

