
Nuovo decreto approvato dal Cdm del 27 luglio: tra caro carburanti e stabilimento ex Ilva
L’improvvisa impennata dei prezzi del carburante (attorno ai 1,982 €/l per la benzina, 2,20 €/l per il diesel e 2,185 €/l per il gasolio sulla rete stradale nazionale) ha portato nella giornata di ieri alla riunione del Consiglio dei ministri, dove è stato approvato il decreto contro il caro carburanti. È stato deciso di attuare un taglio temporaneo alle accise del gasolio, sconto di 17 centesimi al litro, che andrà in vigore dal 28 luglio al 6 agosto. Questa misura vale circa 125 milioni di euro, che l’esecutivo finanzia tramite il meccanismo delle accise mobili, le sanzioni Antitrust e il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.
Un nuovo Cdm è stato fissato al 4 agosto, per monitorare l’andamento dei prezzi ed eventuali ulteriori interventi alla luce di questi. Nei giorni precedenti circolava la voce che per far fronte al taglio delle accise sul gasolio, sarebbero aumentate quelle sui tabacchi. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è detto “assolutamente contrario” all’aumento delle accise sui tabacchi, idea che di fatto è stata accantonata. “Le risorse arrivano dalle accise mobili, limitatamente al mese precedente, dalle sanzioni Antitrust e dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Consiglio dei ministri.
Le dichiarazioni
“Di fronte a questo aumento dei prezzi, che non abbiamo causato ma che dobbiamo affrontare, abbiamo deciso di agire immediatamente: il Consiglio dei ministri ha approvato, con decreto, un taglio immediato del gasolio, il carburante che pesa maggiormente sui trasporti, sull’agricoltura e sui prezzi che paga ogni famiglia. Sappiamo che non risolve il problema. Ma è una risposta tempestiva e responsabile, tenendo conto delle risorse limitate di cui disponiamo e di un contesto internazionale in continua evoluzione”, ha dichiarato il premier Giorgia Meloni.
“Seguiamo la situazione giorno per giorno, anche sul fronte del conflitto, e – assicura Meloni – ci riuniremo nuovamente prima della scadenza per decidere i prossimi passi. Faremo tutto il possibile per non abbandonare a se stessi i cittadini e coloro che mantengono in funzione la Nazione”.
Non mancano le critiche, Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commenta questa manovra definendola un “taglio insufficiente. Hanno partorito un topolino”. Dona osserva che non c’è stato nessuno sconto sulla benzina, che in autostrada, rileva, è arrivata a 2,071 €/l. Per quanto riguarda il gasolio, lo sconto di 17 centesimi porterebbe il self autostradale da 2,255 €/l a 2,984 €/l, comunque sopra i 2 €/l. Dona ricorda che i consumatori chiedevano 25 centesimi di sconto sul gasolio e 15 sulla benzina, anche aumentando le accise sui tabacchi.
L’intervento sull’ex Ilva
Nel testo del decreto è previsto anche un nuovo intervento sull’ex Ilva: confermato lo stanziamento da 100 milioni di euro destinato a sostenere il percorso di cessione dello stabilimento. La decisione è stata maturata prima della sentenza del Tribunale di Milano che aveva ordinato la sospensione dell’area a caldo entro 90 giorni, se non fossero state completate le operazioni di bonifica dell’amianto e adottate misure per contrastare la diffusione delle polveri sottili. In merito alla sentenza del Tribunale, il ministro Giorgetti ha concordato sulla sentenza, che gli “sembra assolutamente chiara con l’ordine della chiusura dell’area a caldo e questo è un fatto su cui stiamo ragionando. Domani abbiamo un incontro con i sindacati, ma questo è un fatto che stravolge, se vogliamo dirla tutta, la fase di cessione che era in una fase abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione con la controparte, che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda”. Dal mondo industriale invece arrivano reazioni opposte, Federmeccanica ha avvertito che tale decisione potrebbe compromettere il futuro dello stabilimento, mentre il presidente di Federacciai Antonio Gozzi si è espresso riguardo al rischio di una chiusura con conseguenze pesanti per migliaia di lavoratori e per l’intera filiera siderurgica nazionale.



