
Il Sud entra nella mappa dell’intelligenza artificiale
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aperto la piattaforma per Scoperta imprenditoriale II, la misura che chiede alle imprese di indicare, attraverso i propri progetti, le tecnologie su cui puntare: 505,8 milioni di euro per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle sette regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le domande potranno essere precompilate dal 24 settembre 2026, mentre lo sportello per la presentazione apre alle ore 10:00 del 7 ottobre 2026. La misura, disciplinata dal decreto ministeriale del 19 maggio 2026, individua sei aree tecnologiche ammissibili: materiali avanzati e nanotecnologia, fotonica e micro/nanoelettronica, sistemi avanzati di produzione, tecnologie delle scienze della vita, intelligenza artificiale, connessione e sicurezza digitale.
AI e sicurezza digitale entrano così, insieme a materiali avanzati e tecnologie manifatturiere, tra le aree sulle quali le imprese del Mezzogiorno possono costruire progetti di ricerca e sviluppo. È un passaggio interessante: la politica industriale per il Sud amplia il proprio perimetro e porta dentro l’architettura degli incentivi anche le tecnologie considerate strategiche per la trasformazione industriale, oltre ai settori tradizionali e al recupero del divario infrastrutturale.
Strategia nazionale di specializzazione intelligente
Dietro questa scelta c’è un meccanismo europeo poco conosciuto fuori dagli addetti ai lavori: la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, lo strumento attraverso cui gli Stati membri individuano le proprie priorità tecnologiche e di innovazione per orientare una parte delle politiche di sviluppo e dei fondi europei. Il decreto richiama esplicitamente la Strategia: i progetti devono ricadere nelle sue aree tematiche oppure contribuire a individuare nuove traiettorie tecnologiche e applicative evolutive. Le sei aree indicate dal provvedimento richiamano inoltre la classificazione europea delle tecnologie abilitanti fondamentali, le cosiddette KET, considerate dall’Unione europea leve per l’innovazione e la competitività industriale.
Le imprese del Sud, quindi, ricevono un finanziamento e insieme la possibilità di contribuire all’evoluzione delle traiettorie tecnologiche individuate dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente. Il vincolo territoriale resta però netto: le attività devono essere realizzate in unità produttive localizzate nelle regioni ammissibili. I progetti devono avere un valore compreso tra uno e cinque milioni di euro e una durata tra diciotto e trentasei mesi. Il 60% delle risorse disponibili è riservato a PMI e reti di imprese; all’interno di questa quota, un quarto è destinato alle micro e piccole imprese.
L’AI, uno strumento per costruire competenze
Inserire l’intelligenza artificiale tra le tecnologie finanziabili mette a disposizione delle imprese uno strumento per costruire competenze, anche attraverso collaborazioni con organismi di ricerca e soggetti specializzati. Finanziare un progetto di AI resta un passaggio relativamente semplice: la sfida più concreta riguarda ciò che accade dopo, quando il progetto si conclude e sul territorio devono restare competenze, persone, imprese, ricerca e la capacità di trasformare quella tecnologia in prodotti e servizi.
La scommessa, allora, riguarda la possibilità che un territorio storicamente più forte in alcuni comparti della manifattura, dell’agroalimentare e dei servizi costruisca anche una posizione nelle tecnologie che stanno ridisegnando la competitività industriale, oltre a una distribuzione più equa dei fondi tra Nord e Sud.
Il vero test arriverà dopo l’apertura dello sportello del 7 ottobre: si misurerà in quanti di quei progetti riusciranno a lasciare qualcosa dietro di sé. Un’impresa più tecnologica. Competenze che restano. Nuove collaborazioni. Un ecosistema capace di continuare a innovare quando il finanziamento sarà finito.


