
Legge elettorale, reintrodotto il sistema delle preferenze tra gli emendamenti
Finita la pausa estiva, ricominciano i lavori in Parlamento. In particolare, il 1° settembre è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla riforma della legge elettorale “Stabilicum”. Già approvata dalla Camera, ora dovrà essere approvata dal Senato per diventare ufficialmente legge. Ma non prima di trovare un equilibrio su ogni emendamento. Oggi, infatti, è ripartito l’iter della legge elettorale in commissione al Senato, dove verranno discussi circa 700 emendamenti, presentati quasi tutti dalle opposizioni che sono pronte all’ostruzionismo.
Ci sono, tuttavia, degli emendamenti unitari presentati dalla maggioranza: come quello per la reintroduzione delle preferenze, ma non per i capilista, e quello del ballottaggio, voluto dal premier Giorgia Meloni. Il motivo per cui vuole presentare l’emendamento sul ballottaggio è semplice, secondo l’opposizione: cercare di fermare l’ascesa di Futuro nazionale di Roberto Vannacci.
Il nodo ballottaggio
Il 9 settembre il testo arriva in Aula al Senato per far ripartire la discussione, con un punto importante da chiarire: il ballottaggio, inserito direttamente nel dibattito con un emendamento presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera.
Ma cosa prevede nel concreto l’emendamento così discusso? Viene previsto un secondo turno tra le coalizioni che superano la soglia del 38%, nel caso in cui nessun partito raggiunga il 48%. Il ballottaggio servirebbe come strumento per determinare quale tra le due coalizioni si aggiudicherebbe il premio di maggioranza: i seggi in più alla Camera e al Senato che vanno alla coalizione vincitrice.
Le preferenze e i capilista bloccati
Secondo quanto riporta Pagella Politica, l’emendamento sulle preferenze presenta un sistema simile di quello presentato alla Camera e poi bocciato: al momento del voto l’elettore, oltre a votare per una lista, potrà indicare fino a tre candidati preferiti per lista. I candidati per ogni lista saranno sette e alternati per genere. Il primo candidato è escluso dalle preferenze, in quanto è capolista e quindi “bloccato” (mantiene la posizione prioritaria nell’assegnazione dei seggi). L’elettore avrà la possibilità di indicare fino a tre preferenze tra i candidati successivi, ma i voti dovranno riguardare candidati di sesso diverso (se si esprime più di una preferenza), pena la nullità della seconda e terza preferenza. Vengono individuati anche alcuni casi particolari: se l’elettore mette il segno solo su un candidato non capolista, la preferenza rimane valida e vale anche come voto relativo alla lista; se vota una lista e dà preferenza a un candidato di un’altra lista, quella preferenza è nulla.



