
Acqua, l’Italia tra reti da rinnovare, siccità e nuove domande
Anche quest’estate il sistema idrico italiano ha mostrato i suoi limiti e il 4 agosto il Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per la peggiore siccità dal 2022. Nei pressi di Alessandria, la portata del Po è scesa del 75% rispetto alla norma, oltre settanta Comuni sono stati riforniti con le autobotti e più di cento hanno dovuto limitare i consumi. Per la prima volta dopo anni la crisi ha toccato con forza il Nord, mentre nel Mezzogiorno la scarsità d’acqua è ormai una condizione strutturale. Dietro l’emergenza si intrecciano tre questioni, cioè una rete che disperde una quota molto alta della risorsa, un piano di investimenti che i fondi europei hanno fatto accelerare e una domanda nuova, quella dei data center, destinata a crescere con la diffusione dell’intelligenza artificiale.
Le perdite di una rete datata
Secondo l’ultima rilevazione dell’ISTAT, le reti di distribuzione dell’acqua potabile disperdono il 42,4% dei volumi immessi, con valori molto più alti in alcune regioni del Sud, a cominciare dalla Basilicata. Il Blue Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis, che si basa sui dati dei gestori, indica una media del 37,9% su oltre 324mila chilometri di rete, in larga parte fatta di tubazioni con più di trent’anni. Accanto al nodo tecnico c’è quello organizzativo: dove il servizio è ancora gestito direttamente dai Comuni gli investimenti si fermano intorno ai 22 euro per abitante l’anno. Nel prossimo decennio, inoltre, scadranno concessioni che interessano circa 46 milioni di cittadini e da come verrà gestito questo passaggio dipenderà la capacità del sistema di finanziare il rinnovo delle reti.
Più investimenti, ma il fabbisogno resta alto
Secondo il Blue Book, negli ultimi anni la spesa è cresciuta in modo netto. La stima è di una media di 90 euro per abitante l’anno nel periodo 2021-2026, con un aumento da 66 euro nel 2021 a 106 euro nel 2026 e un picco legato all’attuazione del PNRR. Sul fronte europeo, il ministero delle Infrastrutture ha comunicato il superamento del target sulle infrastrutture idriche primarie, con 48 sistemi idrici completati a fronte dei 45 richiesti grazie a circa un miliardo di euro che ha finanziato 124 interventi su reti potabili e irrigue, 79 dei quali già conclusi. Le tariffe italiane restano però tra le più basse d’Europa, in media 2,6 euro al metro cubo contro i 3,4 della media europea. Per questo i gestori chiedono circa 2 miliardi l’anno di risorse pubbliche per il prossimo decennio, così da non far ricadere tutto il costo sulle bollette. Chiusa la stagione del PNRR toccherà al Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico.
La nuova domanda dei data center
A questo si aggiunge l’espansione dei centri di elaborazione dati, che usano acqua per raffreddare i server e consumano grandi quantità di energia, la cui produzione richiede a sua volta acqua. Le stime sul consumo globale legato all’intelligenza artificiale sono molto variabili e vanno da qualche centinaio a oltre 600 miliardi di litri l’anno. Secondo l’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite, entro il 2030 i data center dedicati all’AI potrebbero arrivare a consumare quanto l’intera Africa subsahariana. In Italia la pressione si concentra in Lombardia, dove si registra il 63% delle richieste di autorizzazione e a giugno la Regione ha approvato una legge che vieta di usare l’acqua potabile degli acquedotti per il raffreddamento e impone sistemi alternativi, come l’acqua industriale di recupero o i circuiti chiusi. La stessa norma obbliga all’uso di energia rinnovabile e aumenta fino al 200% gli oneri per chi costruisce su aree verdi.
Transizione energetica e cooperazione mediterranea
Anche le infrastrutture idriche devono ridurre il proprio impatto. La direttiva europea sulle acque reflue chiede ai depuratori di raggiungere la piena autosufficienza da fonti rinnovabili entro il 2045 e alcuni gestori hanno già cominciato. Nell’area metropolitana di Milano, ad esempio, il Gruppo CAP ha avviato un piano fotovoltaico da oltre 30 megawatt di picco con un investimento di 50 milioni di euro. Il tema, però, supera i confini nazionali. Il 28 settembre alla Farnesina i ministri dell’Unione per il Mediterraneo hanno approvato la Dichiarazione sull’Acqua che riconosce la crisi idrica della regione impegnandosi a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di sviluppo sostenibile sull’accesso all’acqua. L’Italia si affaccia su uno dei bacini più esposti al cambiamento climatico e dovrà riuscire a tenere insieme la manutenzione delle reti, i nuovi usi industriali e la sicurezza dell’approvvigionamento.



