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Data Center, il mercato che è esploso
© Imagoeconomica
3 Maggio 2026

Data Center, il mercato che è esploso

Più Data Center più crescita economica. Una trasformazione digitale senza precedenti, con quotazioni in borsa che evidenziano performance eccezionali e generazione di nuovi posti di lavoro.

Il mercato dei Data Center è in forte ascesa, basti vedere il volume d’investimento fatto nel 2025. Secondo il rapporto stilato da RystadEnergy sono stati investiti più di 700 miliardi di dollari, superando gli investimenti per le attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas. Nel 2024 gli investimenti nel fotovoltaico erano stati già superati dai data center e si prevede che gli investimenti nel settore digitale eguaglieranno sia quelli per la produzione di energia rinnovabile, sia quelli nel settore del petrolio e gas, che comprende anche esplorazione, produzione e distribuzione.

Più Data Center significa maggior crescita economica e maggior attrattiva per gli investimenti. Siamo nel bel mezzo di una trasformazione digitale e i Paesi esaminati dal rapporto (che si focalizza su USA, Cina e UE), seppur con ritardi fisiologici e burocratici, stanno tenendo il passo.

©RystadEnergy

Chi guida il mercato

Il mercato è oggi animato da tre categorie di protagonisti con strategie e obiettivi distinti. I grandi provider di servizi cloud (Amazon, Google, Microsoft) investono in infrastrutture proprie per sostenere la crescita esponenziale dei loro servizi. Le società specializzate nella costruzione e gestione di data center, come QTS e Data4. Infine, fondi di private equity e investitori istituzionali (tra cui Hines e Bain Capital) che stanno costruendo piattaforme proprietarie, attratti dalla redditività stabile e dalla natura strategica di questi asset.

Impatto occupazionale, una filiera che genera lavoro

Non c’è solo il ritorno economico, i Data Center stanno generando la maggior parte dei posti di lavoro nella filiera digitale. Si consideri il procedimento di costruzione, installazione e della messa in piedi dei servizi di sicurezza: tutti questi procedimenti generano posti di lavoro. Secondo IDA (Italian Datacenter Association) nel 2024 il comparto ha generato in Italia oltre 28mila posti di lavoro, dei quali 8 mila dipendenti a tempo pieno impegnati in operazioni, vendite e marketing, sicurezza, supporto, gestione dei progetti e amministrazione. Secondo gli studi elaborati nel Position Paper, redatto da Teha Group in collaborazione con A2A, entro il 2030 si arriverà all’abilitazione di 77mila posti di lavoro nello scenario tendenziale ai 150mila in quello in pieno sviluppo. Nel 2024 la Data Economy italiana valeva 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL del paese, rappresentando uno dei principali driver della crescita. Se l’Italia riuscisse a raggiungere i Paesi europei come Finlandia, Estonia e Paesi Bassi, il valore potrebbe salire a 207miliardi di euro entro il 2030. Lo studio prevede, inoltre, che il settore possa contribuire a una crescita annuale del PIL: dal 6% nello scenario tendenziale, al 15% nello scenario in massima espansione.

Quotazioni in borsa

Per capire la portata del fenomeno, basta osservare l’andamento delle quotazioni in borsa del comparto infrastrutturale digitale. Le performance del Global X Data Center REITs & Digital Infrastructure UCITS ETF (Exchange Traded Fund, ossia un fondo d’investimento passivo), quotato su Borsa Italiana, evidenziano un andamento positivo, registrando una crescita del 75% nell’arco degli ultimi dodici mesi.

Si tratta di una performance eccezionale per la categoria degli investimenti infrastrutturali. Per esempio, iShares Global Infrastructure UCITS ETF USD (Dist), che replica l’indice FTSE Global Core Infrastructure (misura la performance di società internazionali operanti nel settore delle infrastrutture), vede una crescita del 15%, mentre Global X Euro Infrastructure Development (BRIJ) (aziende europee coinvolte nello sviluppo e nella costruzione di infrastrutture tradizionali, digitali e di energia pulita), mostra una crescita con un +19,62%. Il picco del settore dei Data Center evidenzia un’innovazione dirompente. L’accelerazione è alimentata in particolare dall’esigenza di far fronte alla potenza di calcolo richiesta dall’AI con la creazione di nuove infrastrutture digitali.

L’acqua come risorsa strategica

I sistemi di raffreddamento utilizzati per mantenere i server dei Data Center alla giusta temperatura richiedono enormi quantità d’acqua, che sollevano interrogativi concreti sulla sostenibilità del modello in aree già soggette a stress idrico. Il paradosso però è che questa pressione ha reso strategici i titoli legati alla gestione dell’acqua e alle tecnologie di raffreddamento ad alta efficienza. Su Borsa Italiana le performance di iShares Global Water UCITS ETF50 (una delle principali aziende globali operanti nel settore idrico, tra cui utilità, trattamento acque e tecnologie correlate) registrano una crescita dell’11% negli ultimi dodici mesi. Quello dell’acqua è un comparto che merita attenzione sia da parte degli investitori che delle istituzioni, chiamate a bilanciare lo sviluppo digitale con la tutela delle risorse primarie.

Tenere il passo

I Data Center non sono solo un ammasso di cemento e fili pieni di server, ma rappresentano la competitività economica dei paesi. Gli investimenti in questo settore generano occupazione, attraggono capitali internazionali e sostengono l’intera filiera digitale. La sfida per i governi e per le imprese è restare al passo con questa crescita, trasformandola in un vantaggio duraturo. Ma anche imparare a gestire le sfide ambientali che questo settore comporta, con le giuste leggi che regolino ogni aspetto su cui impattano: energia, consumo d’acqua e condizioni territoriali su cui costruire.

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