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ISTAT, inflazione al 4,2% e fiducia in calo a settembre
© Imagoeconomica
30 Settembre 2026

ISTAT, inflazione al 4,2% e fiducia in calo a settembre

A settembre l’inflazione sale al 4,2%, il livello più alto da tre anni, spinta da energia e alimentari freschi. Nello stesso mese calano la fiducia dei consumatori e quella delle imprese, con servizi e costruzioni in ripiegamento. Solo la manifattura migliora.

Prezzi in forte accelerazione e fiducia in calo. È la doppia fotografia scattata dall’Istat sull’economia italiana di settembre. Secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è aumentato dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto. È il valore più alto degli ultimi tre anni e, per trovare un dato superiore, bisogna tornare al settembre 2023. Anche l’indice armonizzato europeo sale al 4,1% dal 3,2%. Nello stesso mese il clima di fiducia dei consumatori è sceso da 94,5 a 91,2 e l’indicatore composito delle imprese da 97,0 a 95,9, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita.

Energia e carrello della spesa

A spingere i prezzi sono soprattutto i beni energetici, che su base annua passano da un aumento del 17,1% a uno del 22,3%. Crescono sia gli energetici regolamentati, da +18,6% a +25,9%, sia quelli non regolamentati, da +17,0% a +22,2%. Accelerano anche gli alimentari non lavorati, da +3,8% a +5,5%, che trascinano il cosiddetto carrello della spesa, cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, da +0,9% a +1,7%. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono al 5,3% dal 4,3%. Aumentano più velocemente anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, al 2,9%, e i servizi di trasporto, all’1,6%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto di energetici e alimentari freschi, resta più contenuta ma sale dall’1,5% all’1,7%, mentre l’inflazione media del 2026 acquisita a settembre arriva al 3,1%. Il divario tra beni e servizi si allarga, con i primi al 5,4% e i secondi al 2,6%.

La fiducia di consumatori e imprese

Sul fronte della fiducia, l’unico comparto in miglioramento è la manifattura, il cui indice sale da 90,2 a 91,9 grazie ai giudizi più favorevoli sugli ordini, anche se le attese sulla produzione peggiorano. Arretrano invece i servizi di mercato, da 99,4 a 96,9, con tutte le componenti in calo, il commercio al dettaglio, da 106,5 a 104,5, e soprattutto le costruzioni, il cui indice scende da 102,8 a 97,5 con un peggioramento di entrambe le componenti: “Il clima di fiducia delle imprese diminuisce dopo tre mesi consecutivi di crescita”, sottolinea l’Istat. Per i consumatori l’istituto avverte che il dato risente in parte di cambiamenti nell’organizzazione della rete di rilevazione. Al netto di questi effetti, la riduzione del clima complessivo risulta moderata, mentre è più marcato il peggioramento del giudizio sulla situazione economica del Paese.

Il contesto e le reazioni

I dati arrivano in una fase segnata dal rincaro dei carburanti legato alle tensioni in Medio Oriente e allo Stretto di Hormuz, con il taglio delle accise sul gasolio dimezzato dal 26 settembre e i tetti ai prezzi alla pompa appena introdotti da ENI e IP. Il fenomeno non riguarda solo l’Italia: ad agosto l’inflazione nell’area euro era salita al 3,3%, e il 10 settembre la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di 25 punti base, il secondo rialzo del 2026, avvertendo che l’inflazione resterà sopra l’obiettivo per un periodo prolungato. Dure le reazioni delle associazioni dei consumatori: per il Codacons si tratta di “una batosta per i consumatori italiani peggiore di ogni previsione”, con un aggravio stimato in circa 1.389 euro l’anno per una famiglia media e fino a 1.918 euro per un nucleo con due figli, a parità di consumi.

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