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Bollette, benzina e carrello: l’estate più cara degli ultimi anni
© Imagoeconomica
11 Maggio 2026

Bollette, benzina e carrello: l’estate più cara degli ultimi anni

Il conto della crisi energetica si fa sempre più salato. Tra carburanti sopra i due euro, gas in fiammate e alimentari che non scendono, la “tassa Hormuz” pesa già mille euro a famiglia.

Quando il gasolio ha sfiorato i 2,19 euro al litro il 9 aprile scorso, toccando il picco più alto dell’anno, molti automobilisti hanno smesso di fare il pieno e hanno cominciato a fare i conti. Da quel giorno qualcosa è cambiato nei comportamenti di spesa degli italiani: non è panico, ma è qualcosa di più concreto di una semplice preoccupazione. È un adattamento silenzioso, fatto di acquisti rimandati, offerte cercate con più cura, ristoranti frequentati meno. A un mese e mezzo dall’inizio della fiammata energetica innescata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, il quadro che emerge dai dati più recenti, elaborati tra il 9 e l’11 maggio da CGIA di Mestre, CNA, ISTAT e Confcommercio, racconta di un paese che stringe i denti ma non si è ancora arreso.

Il governo ha prorogato fino al 22 maggio il taglio delle accise sui carburanti, una misura che vale circa un miliardo al mese ma che, agli occhi di molti analisti, è diventata una trappola politica da cui è difficile uscire: riduce l’incentivo a risparmiare energia, costa cara alle casse pubbliche e, soprattutto, non spegne il fuoco ma lo copre. Nel frattempo, la benzina self si assesta attorno a 1,77 euro al litro e il gasolio intorno ai 2,10, valori che rimangono sensibilmente superiori a quelli pre-crisi. La vera partita, però, si gioca altrove.

Ventinove miliardi di euro, il conto che arriva a casa

L’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha messo in fila i numeri dello shock energetico e il risultato è impressionante: famiglie e imprese italiane dovranno sostenere nel 2026 un costo aggiuntivo di quasi 29 miliardi di euro tra luce, gas e carburanti. La fetta più grande riguarda benzina e diesel, con 13,6 miliardi di extracosti rispetto al 2025, un incremento del 20,4%. Seguono i rincari sull’elettricità, stimati in 10,2 miliardi (+12,9%), e quelli sul gas, per altri 5 miliardi (+14,6%). Sono cifre che a livello territoriale colpiscono in modo disomogeneo: la Lombardia paga il conto assoluto più alto (5,4 miliardi), mentre in termini percentuali sono le regioni del Sud a soffrire di più, con la Basilicata che registra un aumento del 21,6% e Campania e Puglia al 21,3%.

A tradurre tutto questo in linguaggio quotidiano ha pensato la CNA: una famiglia media rischia di spendere fino a mille euro in più nel 2026 tra luce, gas, carburanti e spesa alimentare. Per i nuclei con figli e consumi energetici più elevati, il conto può arrivare a 1.200-1.300 euro. Codacons aveva già stimato in 622 euro l’aggravio annuo per una coppia con due figli solo tenendo conto del carrello della spesa e delle bollette; le stime più recenti, che incorporano anche i rincari successivi al picco di aprile, portano quella cifra decisamente più in alto.

Sul fronte delle bollette energetiche, chi ha contratti a mercato libero con indicizzazione si trova di fronte a una spesa media annua per la sola elettricità stimata intorno agli 877 euro. Banca d’Italia ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL per il 2026, portandole allo 0,5%, e stima un’inflazione al consumo del 2,6% per l’anno in corso. Confcommercio proietta per aprile un’inflazione al 2,3% su base annua, il dato più alto dalla fine del 2023, trainata quasi esclusivamente da energia e trasporti. Nell’Eurozona, l’inflazione annuale ha raggiunto il 3% ad aprile, il livello più alto da settembre 2023.

Dal carrello ai fertilizzanti: la filiera che trasferisce la crisi sugli scaffali

Il punto più sottovalutato della crisi è forse quello che riguarda il cibo. L’inflazione alimentare in Italia ha raggiunto il 2,8% su base annua a marzo 2026, con gli alimentari non lavorati (frutta, verdura, carne fresca) che accelerano al 4,7%, il valore più alto da luglio scorso. Non è solo una questione di gasolio che alimenta i camion dei trasporti, anche se quello pesa. C’è un nodo che viene da più lontano: i fertilizzanti. L’urea, il principale concime azotato, è passata dai 46 euro al quintale del 2025 agli attuali 70 euro, e la Banca Mondiale prevede per il 2026 un ulteriore rialzo dei prezzi agricoli globali del 31%, trascinato da un balzo del 60% dell’urea stessa. Il principale fornitore mondiale di questi prodotti si trova proprio nell’area del Golfo, il che significa che la crisi geopolitica si trasmette ai campi prima ancora che ai distributori di benzina.

L’indice FAO dei prezzi alimentari mondiali è salito ad aprile per il terzo mese consecutivo, attestandosi a 130,7 punti, l’1,6% in più rispetto a marzo. A spingere il paniere sono soprattutto gli oli vegetali, cresciuti del 5,9% in un solo mese, ma il rialzo comincia a trasmettersi anche a cereali e riso. Per l’Italia, i dati dei mercati all’ingrosso rilevati da Borsa Merci Telematica Italiana mostrano come nella fase più acuta della crisi i rincari su alcuni prodotti ortofrutticoli abbiano superato il 30% su base mensile. Da inizio maggio alcune voci dell’ortofrutta hanno registrato parziali correzioni al ribasso (gli asparagi, ad esempio, risultano in calo anche del 40% rispetto a dodici mesi fa per effetto di condizioni climatiche favorevoli) ma la situazione rimane volatile, e i fertilizzanti continuano a pesare sui costi degli agricoltori in modo strutturale.

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