
FMI, l’economia mondiale regge ma la resilienza è vicina al limite
L’economia mondiale continua a reggere, ma i margini si stanno assottigliando. È il messaggio del World Economic Outlook di ottobre del Fondo Monetario Internazionale, presentato a Bangkok in occasione delle riunioni annuali dell’istituto e della Banca mondiale e intitolato “Resilienza sotto pressione, scelte urgenti”. Il Fondo stima una crescita globale del 3,1% nel 2026, un decimo in più rispetto alle previsioni di luglio e invariata rispetto ad aprile, e del 3,4% nel 2027, dopo il 3,5% del 2025. L’inflazione mondiale è invece attesa in aumento al 4,7% quest’anno, prima di scendere al 4,1% il prossimo, spinta soprattutto dai prezzi dell’energia e degli alimentari. “L’economia globale è stata resiliente, ma questa resilienza è sotto pressione, con rischi per la crescita orientati al ribasso”, ha detto la capoeconomista del Fondo Silvana Tenreyro.
Un’economia divisa in due
Secondo il rapporto, due forze opposte stanno ridisegnando l’economia mondiale: da un lato lo shock negativo dell’offerta provocato dalla guerra in Medio Oriente, con prezzi dell’energia più alti e volatili, dall’altro la spinta della domanda legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale, nei semiconduttori e nei data center. “L’economia globale non sta semplicemente rallentando o accelerando, la crescita viene piuttosto riallocata tra i paesi“, si legge nel documento. Le economie meno esposte alla guerra e inserite nella filiera tecnologica, come Taiwan e Corea del Sud, tengono o accelerano, mentre gli importatori di energia senza legami con quella filiera affrontano la combinazione più difficile, con bollette più care, pressioni sui cambi e redditi reali più deboli. Dall’aprile scorso il Fondo ha rivisto al ribasso le stime per circa il 47% delle economie, e appena 32 paesi spiegano il 95% della crescita globale.

Il peso della guerra e del petrolio
Le previsioni si basano sull’ipotesi che lo stretto di Hormuz torni a essere aperto alla navigazione a marzo 2027, con un ritorno alle condizioni precedenti alla guerra entro ottobre, e su un prezzo medio del petrolio di circa 96 dollari al barile quest’anno, oltre il 40% in più rispetto al 2025, e di 87 dollari nel 2027. Il conto più alto lo pagano i paesi del Golfo: l’area del Medio Oriente e dell’Asia centrale è attesa in contrazione dello 0,3% nel 2026, con cali a due cifre per Bahrein, Iraq, Kuwait e Qatar, mentre l’Arabia Saudita, che dispone di rotte di esportazione alternative, dovrebbe perdere il 3,3%, cinque punti in meno rispetto alle stime di luglio. Senza la deviazione delle forniture, l’uso delle scorte e la maggiore efficienza energetica, osserva il Fondo, la sola interruzione del petrolio avrebbe ridotto in modo significativo la crescita mondiale. In uno scenario avverso, con il conflitto prolungato fino a metà 2027 e il greggio a 130 dollari, la crescita del prossimo anno sarebbe più bassa di mezzo punto.

L’Europa e l’Italia
Tra le economie avanzate, la cui crescita è stimata al 2,1% nel 2026, gli Stati Uniti si confermano al 2,3% sia quest’anno sia il prossimo, aiutati dalla posizione di esportatori netti di energia e dagli investimenti tecnologici. L’area dell’euro è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, frenata dai prezzi dell’energia e dalla debole fiducia dei consumatori, con la Germania all’1,3% e la Francia allo 0,4%. Per l’Italia il Fondo ha migliorato le previsioni, portando la crescita allo 0,8% nel 2026, tre decimi in più rispetto ad aprile e luglio, e allo 0,6% nel 2027. L’inflazione italiana è stimata al 3,3% quest’anno e al 2,8% il prossimo, mentre la disoccupazione dovrebbe scendere al 5,6%. Tra le grandi economie emergenti la Cina rallenta al 4,5% e l’India si conferma la più dinamica, con una crescita del 7%.


Debito e intelligenza artificiale, i rischi
Oltre a un’escalation in Medio Oriente, preoccupa una possibile revisione delle aspettative sui profitti dell’intelligenza artificiale, che potrebbe ridurre bruscamente gli investimenti, provocare correzioni in borsa e inasprire le condizioni finanziarie. “Il vento favorevole della tecnologia potrebbe fermarsi all’improvviso”, avverte il rapporto. L’altro fronte è quello dei conti pubblici, con debiti elevati e rendimenti dei titoli di Stato in aumento. Per questo il Fondo chiede piani credibili di riduzione dei deficit, misure contro il caro energia temporanee e mirate alle famiglie più vulnerabili e politiche monetarie concentrate sulla stabilità dei prezzi. “Il compito che ci attende è passare dal resistere al ricostruire”, scrive Tenreyro, indicando come priorità il recupero dello spazio di bilancio, la sicurezza energetica e la diversificazione degli scambi.


