
Gasolio, niente accise mobili e il tetto ENI sale a 2,25 euro
A mezzanotte è scaduto il taglio fisso delle accise, ridotto ormai a 6,1 centesimi al litro IVA compresa, ma il meccanismo delle accise mobili che avrebbe dovuto sostituirlo non è partito. Manca infatti il decreto interministeriale dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente che deve quantificare la riduzione sulla base dell’extragettito IVA, e che non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È la prima volta da marzo, quando la guerra con l’Iran ha fatto impennare i prezzi, che non è in vigore alcun taglio delle tasse sui carburanti. L’accisa sul gasolio torna così al livello ordinario fissato dal primo gennaio, 672,90 euro ogni mille litri, con un aumento di 50 euro rispetto a ieri. Eppure l’attivazione del meccanismo era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 16 settembre e confermata ancora ieri mattina dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.
Come funzionano le accise mobili
Quando il prezzo del petrolio sale, aumentano anche gli incassi dello Stato dall’IVA sui carburanti, che si calcolaal 22% sul prezzo finale. Le accise mobili prevedono che questo extragettito, rispetto alle stime di bilancio, venga restituito agli automobilisti attraverso una riduzione delle accise nel periodo successivo. L’entità e la durata del taglio non sono quindi decise in anticipo dal decreto, ma vengono stabilite con un provvedimento del ministero dell’Economia sulla base delle entrate effettivamente registrate. È un meccanismo, già utilizzato in parte nei mesi scorsi, che ha il vantaggio di non gravare sui conti pubblici ma lo svantaggio di rendere il prezzo alla pompa meno prevedibile, soprattutto in una fase in cui le quotazioni internazionali cambiano da una settimana all’altra. E, come dimostra la giornata di oggi, di dipendere dai tempi dell’amministrazione. Se il decreto arrivasse nei prossimi giorni, lo sconto entrerebbe in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione e potrebbe sostituire in tutto o in parte quello appena scaduto.
Le tappe dello sconto
Lo sconto sul gasolio valeva circa 17 centesimi al litro fino al 17 settembre, è sceso a 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e poi a 6,1 centesimi fino a ieri, mentre la benzina è rimasta esclusa dal decreto. Secondo le stime circolate nelle settimane scorse, il sostegno è costato allo Stato circa 2,5 miliardi di euro. Per i camion sopra le 7,5 tonnellate il decreto ha esteso il credito d’imposta per l’autotrasporto agli acquisti fatti da marzo a ottobre. Già a fine luglio, con il gasolio self a 2,18 euro al litro sulla rete ordinaria, Palazzo Chigi aveva messo sul tavolo l’ipotesi delle accise mobili, poi applicata in parte nei mesi successivi.
Il tetto ENI sale, gli altri non lo fissano
La fine dello sconto ha avuto effetti immediati sui listini. ENI, che nell’annunciare il tetto aveva precisato che era “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore”, ha alzato oggi di sei centesimi i prezzi consigliati del gasolio, portando il prezzo massimo da 2,19 a 2,25 euro al litro. IP, Q8 e Tamoil hanno invece adottato calmieri senza indicare un prezzo massimo, e ieri, con lo sconto ancora in vigore, vendevano il gasolio rispettivamente a circa 2,23, 2,19 e 2,23 euro. Sulle medie nazionali l’effetto per ora è minimo. Secondo il ministero delle Imprese e del made in Italy oggi il gasolio self costa in media 2,244 euro al litro, contro i 2,242 di ieri, e la benzina scende a 2,043. Dure le reazioni dei consumatori: per il Codacons il governo non mantiene le promesse, mentre il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona parla di un tradimento. I prezzi restano lontani da quelli precedenti alla guerra con l’Iran, quando la benzina costava meno di 1,67 euro e il gasolio circa 1,72.




