
Vertice UE, intesa nella notte su ETS e nuovi strumenti contro gli squilibri con la Cina
La prima giornata del Consiglio europeo di Bruxelles è finita solo verso mezzanotte, dopo quasi dodici ore di discussione su energia e sistema di scambio delle quote di emissione, l’ETS. Sul tavolo c’erano il caro energia, peggiorato dalla guerra in Iran cominciata a febbraio, che ha spinto il prezzo del gas sul mercato di riferimento europeo intorno agli 85 euro al megawattora, e la richiesta di un gruppo di Paesi guidato dall’Italia di modificare le regole sul carbonio. Il compromesso finale, nato da una formulazione proposta dalla Germania, non rinvia l’avvio dell’ETS2 ma chiede alla Commissione di rivalutarne gli effetti. Nella stessa giornata i leader hanno parlato anche degli squilibri commerciali con la Cina.
Lo scontro sul mercato del carbonio
La trattativa più lunga ha riguardato l’ETS2, il nuovo mercato che dal 2028 applicherà il prezzo delle emissioni anche ai combustibili usati per riscaldare gli edifici e per il trasporto su strada. Italia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, appoggiate da Grecia e Cipro, volevano farlo slittare al 2030, sostenendo che la crisi in Medio Oriente ha cambiato le condizioni economiche. Dall’altra parte c’erano Finlandia, Svezia e Danimarca, che alla vigilia avevano difeso il sistema con una lettera, avvertendo che indebolirlo avrebbe reso gli investimenti meno prevedibili. Alla fine il rinvio è saltato. Nelle conclusioni il Consiglio europeo “invita la Commissione UE ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS2”, con particolare attenzione alla struttura del sistema e alle misure di salvaguardia. Il testo ribadisce anche “la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile“, capace di ridurre la volatilità del prezzo e il suo peso sulle bollette elettriche, pur preservando il ruolo del sistema nella lotta al cambiamento climatico. “È stata una discussione molto impegnativa”, ha detto il primo ministro ceco Andrej Babiš, che con Giorgia Meloni aveva mostrato ai colleghi due grafici sulle differenze tra i risultati dell’ETS e le previsioni della Commissione.
Aiuti di Stato e flessibilità sui conti
Sul caro energia non sono arrivati nuovi strumenti comuni. Le conclusioni accolgono la proroga del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti, l’ottimizzazione della capacità di raffinazione e l’aggregazione volontaria della domanda di energia. Alla Commissione viene chiesto di valutare altri interventi di breve periodo, mentre Consiglio e Parlamento dovranno accelerare la riforma della riserva stabilizzatrice del mercato, il meccanismo che ritira le quote in eccesso per contenere le oscillazioni dei prezzi. Meloni ha chiesto anche di trattare i costi energetici come un fattore esterno nell’applicazione delle regole fiscali, ma solo la Grecia l’ha sostenuta apertamente. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha invitato alla prudenza sui conti pubblici e ha indicato la proroga degli aiuti di Stato come l’unica misura praticabile nell’immediato. L’Italia, in ogni caso, ha già ottenuto dalla Commissione la clausola di salvaguardia nazionale, che le consente di spendere di più per difesa ed energia.
Gli squilibri commerciali con la Cina
A pranzo i leader hanno discusso del deficit commerciale con la Cina, che nel 2025 è arrivato a circa 360 miliardi di euro. Le conclusioni non nominano Pechino, ma chiedono alla Commissione di portare avanti dialoghi orientati ai risultati, di sfruttare bene gli strumenti già disponibili e di rafforzare con urgenza quelli di difesa commerciale. “Le imprese europee devono poter competere in condizioni di parità”, ha scritto sui social il presidente del Consiglio europeo António Costa. Entro fine anno la Commissione dovrebbe presentare uno strumento per diversificare le catene di approvvigionamento e un meccanismo di solidarietà per i Paesi colpiti da eventuali ritorsioni, mentre Francia e Germania chiedono interventi rapidi su chimica e plastica. Si parte dall’accordo raggiunto il 9 ottobre a Pechino, che per quattro anni limita a 350mila l’anno le importazioni di auto ibride cinesi e allenta le restrizioni sull’export di terre rare. Per il commissario al Commercio Maroš Šefčovič è solo un primo passo, e diversi governi chiedono protezioni anche per acciaio e macchinari.
Il bilancio rinviato e la seconda giornata
Rimane invece aperta la trattativa sul bilancio pluriennale 2028-2034, che divide i Paesi favorevoli ai tagli, come Germania e Paesi Bassi, da quelli che difendono i fondi di coesione, come Italia e Spagna. Costa seguirà personalmente il negoziato e ha in programma un vertice straordinario a fine novembre, con l’obiettivo di chiudere entro l’anno e garantire i finanziamenti da gennaio 2028. Oggi i lavori sono ripresi con l’Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky, e proseguono con difesa, Medio Oriente e migrazioni.



