
Dalla Spagna arriva un polimero che raffredda senza elettricità
Copernicus, il servizio europeo di osservazione del clima, ha certificato che l’estate 2026 è stata una delle più calde mai registrate, con 2,5 gradi in più rispetto al periodo 1991-2020. Il caldo non ha concesso tregua nemmeno nei mesi di maggio e settembre, con temperature giornaliere da record. Secondo Copernicus, il 52% del territorio europeo è stato esposto a uno stress termico molto forte, con temperature percepite pari o superiori ai 38 gradi. Per trovare sollievo durante le giornate afose, la soluzione immediata, per chi può permetterselo, è quella di ricorrere all’uso del condizionatore. Tuttavia, secondo quanto riporta l’Agenzia Internazionale dell’Energia, i condizionatori sono responsabili di circa un miliardo di tonnellate di CO2 l’anno, su un totale di 37 miliardi. Inoltre, sia i condizionatori sia i ventilatori assorbono circa il 20% dell’elettricità consumata negli edifici di tutto il mondo. Non è solo l’aspetto energetico, secondo Clara Camarasa, esperta dell’IEA, i gas refrigeranti usati per i condizionatori trattengono nell’atmosfera più calore della CO2. Nasce così un circolo vizioso: più caldo porta all’utilizzo di più condizionatori, che comportano più emissioni e quindi ancora più caldo. E la tendenza è in salita: l’IEA stima che entro il 2050 la domanda globale di energia per i condizionatori triplicherà rispetto a quella odierna. È in questo spazio che si inserisce un’idea arrivata dalla Spagna: una nanostruttura polimerica in grado di disperdere calore nello spazio senza l’utilizzo di energia.
Lo studio
I ricercatori dell’Istituto di Micro e Nanotecnologia del CSIC di Madrid, il Consiglio Superiore delle ricerche scientifiche, sono riusciti a portare a termine lo sviluppo di un “prodotto raffreddante” che assorbe il calore da uno spazio interno per rilasciarlo all’esterno, senza l’utilizzo di energia. Ma come funziona? Viene utilizzato un sistema di raffreddamento radiativo passivo diurno, ossia una tecnica che sfrutta la caratteristica banda dello spettro infrarosso dell’atmosfera terrestre (compresa tra 8 e 13 micrometri), tramite la quale si disperde il calore. Il materiale si chiama fluoruro di polivinilidene e ha la proprietà di emettere calore nell’infrarosso, ma anche di resistere ai raggi UV e agli elementi atmosferici e di durabilità.
12,9° C in meno sul tetto
Il polimero era già conosciuto, la differenza che gli scienziati hanno scoperto è nel modo in cui esso viene plasmato. I ricercatori hanno introdotto il polimero in matrici nanoporose di ossido di alluminio anodizzato, ottenendo così strutture 3D con una geometria interna specifica e disegnata ad hoc. Una volta ottenuto queste strutture, hanno trattato il materiale ulteriormente, sottoponendolo a un processo di raffreddamento e a un trattamento UV rendendolo ancora più chiaro per aumentare la sua capacità di riflettere il sole. Una volta concluso il processo di ottimizzazione, il polimero riflette in media l’82,4% della radiazione solare buttando fuori il 96,7% del calore. Successivamente è stato sottoposto a un test tangibile: una volta applicato su un tetto di un edificio nella provincia di Madrid, in giornate di pieno sole, la superficie trattata aveva una temperatura inferiore di 12,9° C rispetto a una porzione differente (in medesime condizioni meteo e sullo stesso tetto) non rivestita dal materiale. Sebbene gli stessi ricercatori abbiano sottolineato che la tecnologia è ancora in fase di sviluppo, hanno spiegato che il processo di fabbricazione è relativamente economico e compatibile con i processi industriali esistenti. L’applicazione di questo materiale potrebbe spaziare quindi dall’utilizzo sui tetti degli edifici ai veicoli, arrivando anche ai dispositivi di raffreddamento personale, riducendo così la dipendenza dall’aria condizionata.


