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Finisce l’era Orban: Magyar trionfa in Ungheria
Peter Magyar
© Imagoeconomica
12 Aprile 2026

Finisce l’era Orban: Magyar trionfa in Ungheria

Dopo sedici anni al potere, Viktor Orban ha perso le elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026. Il suo sfidante Peter Magyar e il partito Tisza hanno conquistato la maggioranza dei due terzi in Parlamento, con un’affluenza record del 77,8%. Un cambio di rotta storico che rimescola gli equilibri europei e potrebbe incidere profondamente sulla guerra in Ucraina.

La sera del 12 aprile 2026 ha consegnato alla storia una sconfitta che pochi avrebbero immaginato possibile appena due anni fa. Oltre 8,1 milioni di cittadini ungheresi sono stati chiamati al voto per quelle che si sono rivelate elezioni storiche, che hanno segnato la fine dell’era di Viktor Orban dopo 16 anni. I seggi hanno chiuso alle 19, e già dalle prime proiezioni il quadro era inequivocabile: sulla base del 72,44% dei voti scrutinati, Tisza ottiene 138 seggi in Parlamento, cinque in più dei 133 necessari per la maggioranza dei due terzi. Il partito Fidesz di Orban si ferma a 54, su un totale di 199. Un risultato che va ben oltre la vittoria: è un’inversione totale dei rapporti di forza, con il partito del premier uscente ridotto a meno di un terzo dell’Assemblea nazionale.

L’affluenza che ha cambiato tutto

Il segnale più forte è arrivato a urne ancora aperte Alle 17 aveva votato il 74,2% degli aventi diritto, superando già l’affluenza complessiva del 2022, ferma al 69,5% a fine giornata. Il dato va oltre anche il precedente storico del 1990, quando alle prime elezioni libere e multipartitiche dopo la caduta del Muro di Berlino il 65,1% degli ungheresi si recò alle urne. Un’affluenza finale del 77,8% che non ha precedenti nella storia democratica del Paese e che ha di fatto travolto un sistema elettorale costruito negli anni da Orban per favorire il partito di maggioranza relativa attraverso collegi uninominali disegnati su misura.

Orban ammette: risultato chiaro e doloroso

Orban ha telefonato a Magyar per congratularsi della vittoria, poi ha parlato ai suoi sostenitori definendo il risultato delle elezioni chiaro e doloroso, aggiungendo che continuerà a servire il Paese dall’opposizione. Poche ore prima, al momento del voto mattutino, Orban aveva detto ai giornalisti che non sarebbe stata la sua ultima elezione. La realtà della notte ha consegnato una risposta diversa. Magyar, rivolgendosi alla folla in festa a Budapest, ha detto: abbiamo liberato l’Ungheria. Nelle strade della capitale ungherese cori e abbracci hanno accompagnato l’annuncio.

Chi è Magyar e da dove viene

Peter Magyar non è un outsider della politica ungherese. È un ex uomo di sistema, cresciuto nell’orbita di Fidesz, ex marito di una ministra del governo Orban. Ha rotto con il partito di governo nel 2024, accusando pubblicamente il sistema di corruzione e illiberalismo che lo aveva formato. In poco più di un anno ha costruito Tisza, attorno a una piattaforma pro-europea, anticorruzione e in discontinuità netta con le politiche dell’era orbaniana. La sua storia personale, le sue accuse dirette al potere e la sua capacità di mobilitare un elettorato deluso, inclusi molti ex sostenitori di Fidesz, hanno prodotto un risultato che i sondaggi anticipavano come possibile ma non come schiacciante.

L’Europa torna a respirare

Le reazioni internazionali sono arrivate immediate. Von der Leyen ha scritto su X: stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria. Macron ha telefonato direttamente a Magyar per congratularsi, definendo la vittoria un segnale dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione europea. Il cancelliere tedesco Merz ha augurato una cooperazione per un’Europa forte, sicura e unita. Zelensky ha definito la vittoria di Magyar schiacciante, esprimendo la disponibilità dell’Ucraina a riprendere relazioni di buon vicinato con Budapest. Non è un dettaglio: Orban aveva bloccato per mesi il prestito europeo di 90 miliardi di euro destinato a Kiev, e a Bruxelles si aspetta che uno dei primi atti del nuovo governo sia rimuovere quel veto.

Lo scenario geopolitico: cosa cambia in Europa

La sconfitta di Orban non è solo un fatto ungherese. È un dato che modifica l’equilibrio politico dell’Unione europea in modo rilevante, proprio nel momento in cui il continente affronta la guerra in Medio Oriente, la crisi energetica e le tensioni con Washington sulla NATO. Orban era da anni il principale vettore di influenza russa all’interno dell’UE: il suo veto ripetuto sulle sanzioni a Mosca, i suoi legami con Putin, la sua opposizione agli aiuti all’Ucraina avevano reso Budapest un ostacolo strutturale alla coesione europea. Con Magyar al governo, l’UE si aspetta che l’Ungheria si allinei alla posizione comune europea, sbloccando non solo il prestito all’Ucraina ma anche le procedure di infrazione per violazione dello stato di diritto che avevano congelato fondi europei destinati al Paese.

Sul piano più largo, la vittoria ungherese si inserisce in una sequenza di risultati elettorali che negli ultimi mesi hanno punito i partiti nazional-populisti vicini all’orbita Trump in Europa: una tendenza che ha riguardato anche il Canada e che indica una possibile inversione della marea che aveva portato queste forze al successo tra il 2016 e il 2022. La maggioranza dei due terzi conquistata da Tisza è però anche un elemento che richiede attenzione: consente a Magyar di modificare la Costituzione, il che è uno strumento potente per smontare l’architettura istituzionale costruita da Orban in sedici anni, ma che pone anche interrogativi sul come verrà usato. L’Ungheria post-orbaniana dovrà dimostrare nei fatti che il cambiamento invocato è quello di uno stato di diritto più solido, non semplicemente di un potere che cambia mani.

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