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Zelensky scrive a Putin, prove di disgelo
© Imagoeconomica
5 Giugno 2026

Zelensky scrive a Putin, prove di disgelo

Il presidente ucraino ha inviato una lettera al Cremlino in cui chiede un faccia a faccia con l’ex tenente colonnello del KGB. Dalla Russia interviene il portavoce Peskov: “Zelensky è il benvenuto a Mosca in qualsiasi momento”. Ma il numero 1 di Kiev esclude categoricamente un viaggio nella capitale. Per la sede si valutano Svizzera, Turchia o i Paesi del Golfo. Intanto però le bombe non si placano: in Romania è esploso un drone navale nel porto di Costanza.

Un’altra notte di terrore nel Mar Nero, che trema ancora per l’esplosione di un drone navale nei pressi del porto di Costanza, in Romania. Fortunatamente senza feriti o vittime, è solo l’ultima escalation militare tra Russia e Ucraina, in un conflitto che continua a mietere vittime, come per esempio l’ultimo raid russo che ha colpito un’azienda alimentare nell’oblast di Kiev che ha provocato 3 morti e 12 feriti. Sul tavolo diplomatico però il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di sua iniziativa di scrivere al suo omologo russo Vladimir Putin. Una mossa senza precedenti dall’inizio della guerra nel febbraio del 2022. Zelensky ha quindi inviato una lettera a Putin per un faccia a faccia serrato per poter mettere fine alle ostilità tra i due Paesi.

Le dichiarazioni di Kiev e Mosca

Il messaggio del numero 1 ucraino è un mix tra speranza e provocazione psicologica, propone una tregua completa per tutta la durata delle trattative e offre una sede neutrale (Svizzera, Turchia o una delle nazioni del Golfo). Ha escluso in maniera categorica un suo viaggio a Mosca per paura di ritorsioni e, nel pezzo più duro della lettera, punta dritto al governo putiniano: “Hai trascorso quasi la metà dei tuoi 26 anni al potere a fare la guerra all’Ucraina. Questa guerra è una tua scelta personale: una guerra senza una vera causa. Non avere paura di imboccare la via d’uscita”. Zelensky ha inoltre messo in chiaro che un’eventuale indipendenza di Kiev non è negoziabile, ma reputa che sia necessario un impegno diretto per evitare una guerra permanente. La risposta del Cremlino non ha tardato ad arrivare. Il portavoce di Mosca, Dmitry Peskov, ha fatto le veci di Putin e anche da parte sua c’è stata un’apertura, ovviamente alle condizioni russe: “Zelensky è il benvenuto a Mosca in qualsiasi momento”.

Poco prima, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, il cosiddetto “Davos russo”, Putin ha ribadito la centralità della geopolitica russa e confermato che le truppe stiano avanzando lungo tutto il fronte, aggiungendo però che la Federazione valuta sempre e comunque una soluzione pacifica. La condizione di Mosca però rimanda al vertice di Anchorage (Alaska) dello scorso agosto: per i russi non c’è bisogno di sospendere le ostilità per avviare i negoziati.

Trump approva, ma da Washington non si fidano dello Zar

L’iniziativa di Zelensky è stata immediatamente lodata dal presidente americano Donald Trump. Dalla Casa Bianca il tycoon è stato essenziale, ma cristallino: “Sarebbe bellissimo se si incontrassero, devono farlo. Entrambi dovranno scendere a compromessi”. Una posizione diplomatica che va a scontrarsi con quello che ha deliberato la Camera dei Rappresentanti statunitense. Da Washington è stato approvato un nuovo pacchetto di aiuti militari da 8 miliardi di dollari per l’Ucraina e nuove sanzioni durissime contro la Russia, inclusi dei dazi del 500% sulle merci importate. Il voto ha mostrato una forte spaccatura tra i deputati repubblicani: dopo lo smacco sulla guerra in Iran, in cui quattro dei suoi gli hanno voltato le spalle votando contro la prosecuzione del conflitto, stavolta 18 politici di maggioranza hanno votato sì ai nuovi aiuti per Kiev. Una mossa inconsueta che va a scontrarsi contro il volere di Trump. Questo dimostra che, all’interno del Parlamento americano, molti non sono ancora pronti a fidarsi della Russia e preferiscono continuare a sostenere l’Ucraina.

I numeri del conflitto

Mentre i leader parlano, il campo di guerra dà delle risposte drammatiche. Oltre al già citato raid notturno nell’azienda alimentare, la pressione russa è altissima su tutto il confine sud-orientale ucraino. Si registrano 120 scontri a fuoco quotidiani lungo la linea di contatto. Sul fronte opposto, i numeri sono molto chiari: oltre 1.100 chilometri di distanza coperti dai droni di Kiev per colpire l’industria petrolifera russa fino a San Pietroburgo. L’esplosione in Romania si colloca in questo quadro ed evidenzia come il conflitto rischi di esondare dal confine ucraino nel momento esatto in cui si sta cercando la via del dialogo.

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