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L’astensionismo del PD ha dato i suoi frutti (avvelenati) e la riforma di Roma Capitale si ferma
© Imagoeconomica
4 Maggio 2026

L’astensionismo del PD ha dato i suoi frutti (avvelenati) e la riforma di Roma Capitale si ferma

Dopo il via libera di Montecitorio con 159 sì al ddl costituzionale di Roma Capitale, la riforma rischia di fermarsi definitivamente.

Dopo essere passato con 159 voti favorevoli, l’iter di approvazione della riforma costituzionale si è trovato di fronte a una battuta d’arresto: da Palazzo Chigi si apprende che il tavolo tecnico è sospeso dopo l’imprevisto dell’astensionismo del PD e il post-risposta della presidente Giorgia Meloni su Instagram: “Il Partito Democratico, partito del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, violando ogni precedente accordo, ha deciso di astenersi sulla legge che finalmente conferisce a Roma i poteri degni di una Capitale. A questo punto mi pare che non ci siano i margini per andare avanti con il provvedimento, che senza una maggioranza dei 2/3 ha pochissime possibilità di diventare legge”.

Dopo la giornata del 29 aprile scorso ancora non è stata maturata nessuna mediazione né è stato fissato un voto al Senato, ma soprattutto, non è stato indetto nessun confronto. E il tavolo tecnico che lavorava dal febbraio scorso per rifinire e ultimare la legge ordinaria complementare alla riforma costituzionale, per attribuire a Roma i poteri, le competenze e gli stanziamenti in linea con il suo ruolo da capitale, è stato sospeso fino a nuovo ordine.

Requisiti per ripartire: “Prima la pace interna nel campo largo”

Secondo FDI, la ripresa delle trattative deve passare da un segnale chiaro del PD che deve fare “pace internamente al campo largo”, sì perché a generare l’astensione del PD al voto sarebbe stata una frattura tra Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle, contrari alla riforma, Azione, che invece è favorevole e Italia Viva e Partito Democratico, che appunto si sono astenuti. Ma a provocare lo stop sul tema è stata, soprattutto, l’astensione dei democratici. Il passo indietro è sui dettagli, sulle leggi ordinarie discusse al tavolo tecnico, in particolare su alcune proposte di Roberto Gualtieri, tra cui quella che conferirebbe più poteri alla giunta e meno all’Assemblea capitolina.

Il rischio di uno stop eterno

Su alcune proposte si è raggiunta una quadra, mentre su altre ancora c’è la necessità di un lavoro più approfondito. Il rischio però è quello di far passare in secondo piano la riforma di Roma Capitale con l’avvicinarsi delle elezioni (previste per la primavera dell’anno prossimo).

D’altra parte, c’è anche chi sostiene che questo stop è una strategia tecnica proprio in vista delle prossime urne: FDI punterà ad intestarsi la paternità di questa proposta tanto quanto l’attuale sindaco che, molto probabilmente, si ricandiderà

Tuttavia, una volta approvata, la riforma andrebbe incontro a un meccanismo di attuazione che la renderà operativa a tutti gli effetti non prima del 2032.

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