
Perché la missione di Rubio a Roma è un ponte (fragile) tra Casa Bianca, Vaticano e Palazzo Chigi
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio è atteso a Roma giovedì 7 maggio per una visita che ha il sapore del rammendo fatto in emergenza. Non è una missione di routine: Rubio, volto moderato del trumpismo e cattolico praticante, arriva in Italia con l’ingrato compito di “rassicurare” due interlocutori finiti nel mirino dell’imprevedibilità di Donald Trump: il Vaticano e il governo di Giorgia Meloni.
Il “fattore cattolico”: ricucire con Leone XIV
L’obiettivo prioritario, pianificato direttamente da Washington, è l’incontro con Papa Leone XIV fissato per la mattina del 7 maggio. I rapporti tra la Casa Bianca e Oltretevere sono ai minimi storici dopo che Trump ha definito il Pontefice, il primo nato negli Stati Uniti, “debole” e “pessimo in politica estera”, ricevendone in cambio una ferma replica sul dovere cristiano della pace. Per Trump, in calo nei sondaggi e preoccupato di perdere il voto cattolico in vista delle elezioni di midterm, la missione di Rubio è una necessità elettorale. Il Segretario di Stato cercherà di spiegare le ragioni americane sulla crisi in Iran, ma il Vaticano non sembra intenzionato a retrocedere: Parolin e il Papa solleveranno i dossier scottanti di Libano, Gaza e Cuba, isola verso la quale Rubio, figlio di esuli cubani, è particolarmente sensibile.
Il gelo con Meloni e l’ombra di Salvini
Sul fronte politico, la visita serve a sanare lo strappo con Giorgia Meloni. La premier, un tempo alleata prediletta, è stata recentemente tacciata di “voltafaccia” dal Tycoon per non aver sostenuto lo sforzo bellico contro l’Iran e per aver negato l’uso della base di Sigonella. Mentre Meloni cerca sponde in Europa partecipando al summit della Comunità Politica Europea in Armenia, la diplomazia lavora freneticamente per incastrare un bilaterale a Palazzo Chigi con Rubio. A complicare il quadro ci ha pensato lo stesso Trump, che nelle ultime ore ha rilanciato sui social un’intervista di Matteo Salvini (risalente allo scorso febbraio ma pubblicata solo in questi giorni), indicandolo implicitamente come il suo interlocutore privilegiato in Italia. Uno sgarbo politico che Rubio dovrà provare a smussare negli incontri previsti a Villa Madama con i ministri Tajani e Crosetto.
Basi militari e dazi: i dossier sul tavolo
Oltre alla diplomazia dei sorrisi, ci sono temi pesantissimi. Difesa e Basi: Trump ha minacciato il ritiro parziale delle truppe Usa dall’Italia (attualmente circa 13.000 militari in 8 basi). Crosetto cercherà di blindare la presenza americana e di trattare sulla missione in Libano dopo la fine di Unifil. Commercio: L’ombra dei nuovi dazi sulle auto europee preoccupa Roma e Bruxelles. Tajani cercherà di capire se esistano spiragli di trattativa per evitare una guerra commerciale.
In questo clima di incertezza, la visita di Rubio rappresenta l’ultimo tentativo della diplomazia tradizionale di contenere le “bizze” della Casa Bianca. Se basterà una stretta di mano a cancellare settimane di insulti social e minacce economiche, resta tutto da vedere.





