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Sensori, Preti (EI Towers): “Così portiamo l’IoT su tutto il territorio nazionale”
14 Maggio 2026

Sensori, Preti (EI Towers): “Così portiamo l’IoT su tutto il territorio nazionale”

Dall’uso esclusivo delle frequenze a 868 MHz alla gestione di oltre 2.000 torri, l’intervista affronta la sfida di trasformare il segnale grezzo in dati certificati tramite l’IA. Preti analizza i limiti della responsabilità civile nella sicurezza delle infrastrutture e l’impegno per completare la copertura DAB, fondamentale per la ricezione radiofonica in autostrada e nelle gallerie.

Il passaggio dalle frequenze radio-televisive alla gestione di reti di sensori sta ridefinendo il ruolo delle tower company in Italia. EI Towers, realtà storica nata più di 50 anni fa e titolare di una rete di circa 2.200 torri sul territorio, sta affrontando questa transizione attraverso la controllata EIT Smart e punta su un modello di operatore multi-tecnologico. In questa intervista, Antonio Preti, CEO di EIT Smart e direttore commerciale del Gruppo, spiega in esclusiva a PPN ADI Agenzia delle Infrastrutture il funzionamento e le applicazioni dei sensori IoT e della rete nazionale LPWA (Low Power Wide Area), una tecnologia pensata per far comunicare i sensori su lunghe distanze con consumi minimi. Oltre agli aspetti tecnici, Preti si sofferma sul tema della responsabilità nella gestione dei dati e fa il punto sullo stato della copertura DAB in Italia.

EI Towers è la Tower Company indipendente leader in Italia nella gestione delle infrastrutture per TV radio telecomunicazioni IoT. Qual è il valore aggiunto che il gruppo porta oggi nella gestione delle infrastrutture civili?

La società EI Towers è una società che è presente sul mercato nazionale da ormai 50 anni, lavora nell’ambito delle infrastrutture e il profilo è assimilabile a una tower company che ha però molta competenza dal punto di vista della progettazione e gestione di reti. Queste reti, che da sempre vengono gestite all’interno dell’azienda, sono soprattutto reti del mondo broadcast, quindi tutta la parte televisiva e la parte legata alle radio inteso (FM) e negli ultimi anni anche per il mondo DAB.

Abbiamo circa 2.200 torri che sono distribuite sul suolo italiano. In questo ambito si colloca lo sviluppo di questa rete di nuova generazione, quindi del mondo dell’IoT, che è una tecnologia che ha preso piede tra il 2010 e il 2020 in Italia, soprattutto nella logica di collocarsi come integrazione di altre reti che invece girano sulle reti cellulari.

Abbiamo prodotto prima una rete nazionale, che appartiene al mondo della LPWA, Low Power Wide Area; lavora su una frequenza precisa che è l’868 e lo sviluppo è a carattere nazionale. Abbiamo sviluppato sin da subito questa presenza e siamo gli esclusivisti per l’utilizzo di questa tecnologia su tutto il territorio nazionale. In quest’ambito abbiamo iniziato ad erogare una serie di servizi con una presenza in tre mondi: rete, sensori e piattaforma.

Guardando i prossimi anni, quale sarà l’innovazione tecnologica che cambierà radicalmente il voto di EI Towers nel settore IoT?

La prospettiva per quanto ci riguarda vede EI Towers, e in particolare EIT Smart, come un player che sta sul mercato e che diventerà un operatore multi-tecnologico. In questo mondo secondo noi non vincerà la tecnologia rispetto ad un’altra, ma sarà la capacità del gestore dell’operatore di rete nel capire e saper gestire una molteplicità di tecnologie di trasmissione.

Noi abbiniamo la capacità di gestire molti dati e l’abilità di saperli trasmettere con qualsiasi tecnologia. Questo vuol dire che ci mettiamo nella condizione di fornire un’informazione che sia già utilizzabile dal cliente: diventiamo veramente un’interfaccia di elaborazione fra una raccolta di informazioni e un dato che parla per il cliente, che gli consenta poi di assumere delle decisioni.

Interveniamo su questo processo con la garanzia, quindi con degli SLA, (Service Level Agreement), di capacità di raccolta del dato e trasferimento del dato, per garantire che arrivi destinazione. Forniamo poi un dato con delle SLA al cliente finale, che grazie a una piattaforma e l’aiuto dell’AI, dice quello che il cliente vuol sentirsi dire (è o non è nei parametri, interviene o non interviene).

Quali sono i rischi minori per chi assicura il trasporto dell’informazione rispetto alla responsabilità civile e penale di chi deve analizzarli e prendere decisioni sulla sicurezza delle infrastrutture?

In questo mondo il dato che viene trasportato in funzione della tipologia di servizio ha una necessità di essere garantito. Normalmente l’operatore di rete che riceve queste richieste deve entrare nel dettaglio del livello di sicurezza che viene richiesto dal cliente perché, in funzione della richiesta, uno opera i livelli di protezione che possono essere aumento con un backup addirittura con un disaster recovery o per alzare ancora di più il livello che potrebbe ambientarsi un sistema di ridondanza ulteriore ad occhio per l’occasione.

In ogni caso non esiste il sistema che non sbaglia perché non esiste nemmeno nessuno che gli può assicurare un servizio garantito al 100%, quindi che sia un cavo o che sia un trasporto in radiofrequenza va sempre progettato secondo il livello del servizio atteso. E comunque con un’assicurazione alle spalle che ti garantisce che quella piccola percentuale che rimane scoperta sia comunque coperta da un titolo assicurativo.

Anche nei migliori casi uno può garantire il 99,99% del tempo, ma mai il 100% perché non è possibile.  In base della funzione della richiesta del cliente, uno si attrezza il miglior livello di servizio. Ovviamente più il livello è alto e più le risorse in campo aumentano: tipologia, differenziazione, logistica e per linee geografiche.  

Passando invece al DAB citato prima, in che modo si può migliorare la sua trasmissione e quali sono le aree scoperte da potenziare?

Lo sviluppo del DAB è uno sviluppo che riguarda gli ultimi anni e ha visto come attori gli operatori di rete. Si tratta di consorzi in particolare a livello nazionale, sono tre e hanno tra i soci tutte le maggiori radio FM. Questi consorzi hanno iniziato a sviluppare la copertura che riguarda la grande mobilità, quindi le autostrade statali, ovvero luoghi dove c’è una grande concentrazione di autovetture.

La parte di sviluppo che noi stiamo seguendo nel nostro ruolo di tower company e fornitori di servizi di telecomunicazioni li sta accompagnando nello sviluppo. Oggi sono arrivate delle coperture abbastanza importanti, siamo a circa tre quarti della copertura complessiva necessaria per coprire tutto il territorio nazionale. Le zone dove si riscontrano dei buchi di ascolto non sono aree scoperte in spazio libero, ma gallerie o situazioni particolari.

Bisogna dare spazio agli operatori di rete tramite fornitori di servizi delle comunicazioni, quali siamo noi, per poter operare sia in fase progettuale e possibilmente anche in versione post umana dove esistono già le gallerie per poter integrare questo tipo di servizio che, per quanto riguarda gli editori, è importante e lo sarà sempre di più in futuro. Questo perché il cambio del parco auto che ha una sua dinamica annuale, sta portando sempre di più l’ascoltatore ad ascoltare la radio in macchina.

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