
Fiera Roma, la rivoluzione silenziosa è appena cominciata
In occasione di ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum 2026, abbiamo incontrato Fabio Casasoli, amministratore delegato di Fiera Roma, per parlare della trasformazione in atto nella struttura capitolina: nuovi format, grandi eventi internazionali e l’ambizione di diventare uno dei principali hub multifunzionali del Mediterraneo.
ZeroEmission, Codeway, Welfair: guardando il calendario di Fiera Roma si ha l’impressione di una struttura che punta sempre di più su eventi con una forte componente di contenuto e di dibattito, non solo espositiva. È una scelta precisa? E secondo lei le fiere puramente commerciali stanno cambiando pelle?
Assolutamente sì, è una scelta precisa. Credo che il modello della fiera esclusivamente espositiva appartenga sempre più al passato. Oggi le aziende non cercano soltanto metri quadri: cercano contesti in cui creare relazioni, produrre contenuti, confrontarsi su scenari e costruire opportunità concrete.
Manifestazioni come ZeroEmission Mediterranean Trends & Expoforum 2026, Codeway Expo 2026, NSE Expoforum o Welfair nascono proprio da questa visione. Non sono semplicemente eventi verticali di settore, ma piattaforme in cui imprese, istituzioni, ricerca, startup e professionisti si incontrano per affrontare trasformazioni che stanno ridefinendo l’economia e la società.
Le fiere stanno cambiando pelle perché è cambiato il mercato. Oggi il valore non sta soltanto nello stand, ma nella qualità delle connessioni che un evento riesce a generare. Per questo investiamo sempre di più su contenuti, comitati scientifici, workshop, networking e momenti di confronto ad alto livello. Una fiera moderna deve essere un acceleratore di relazioni e idee, non solo un luogo di esposizione.
Da quando è arrivato nel 2021, qual è stata la svolta più significativa che ha impresso alla struttura e dove la vede tra cinque anni rispetto al panorama fieristico italiano?
Quando sono arrivato, la priorità era restituire centralità e fiducia a Fiera Roma dopo anni molto complessi, segnati anche dalla pandemia. La svolta più importante è stata probabilmente quella di ripensare la Fiera come una piattaforma polifunzionale e non più soltanto come un contenitore fieristico tradizionale. Abbiamo lavorato molto sulla diversificazione: oggi accanto agli eventi business ospitiamo congressi, concorsi pubblici, eventi sportivi internazionali, grandi produzioni e format trasversali. Questo ci ha consentito di aumentare in modo significativo i visitatori e consolidare i ricavi. Siamo passati da 750mila visitatori nel 2024 a oltre 900mila nel 2025, con una crescita superiore al 20%.
Ma, soprattutto, abbiamo cercato di costruire un’identità nuova: una Fiera capace di mettere in connessione mondi diversi. È il motivo per cui oggi eventi come ZeroEmission, Codeway, EdilExpo e Casaidea convivono nello stesso ecosistema, creando contaminazioni che generano valore reale.
Tra cinque anni vedo Fiera Roma come uno dei poli più dinamici e trasversali del panorama italiano, con una forte vocazione internazionale e una capacità crescente di ospitare non solo fiere, ma grandi eventi, congressi e manifestazioni sportive. Roma ha un potenziale enorme e credo che Fiera Roma abbia le potenzialità per diventare uno dei principali hub multifunzionali del Mediterraneo.
Roma è la capitale d’Italia, una delle città più visitate al mondo, eppure storicamente non ha mai sviluppato un sistema fieristico paragonabile a quello di Milano o Bologna. Come si spiega questo gap, e pensa che stia finalmente riducendosi?
Storicamente Roma ha avuto una vocazione molto forte come capitale istituzionale, politica, culturale e turistica, ma meno orientata allo sviluppo industriale e fieristico rispetto a città come Milano o Bologna, che hanno costruito il loro sistema fieristico in stretta connessione con i grandi distretti produttivi del Nord Italia.
Per anni Roma ha probabilmente sottovalutato il potenziale economico dell’industria fieristica. Oggi però il contesto sta cambiando. La città sta vivendo una fase di forte attenzione internazionale e sta riscoprendo la propria capacità di attrarre grandi eventi.
In questo scenario Fiera Roma può giocare un ruolo importante, perché ha caratteristiche molto particolari: grandi spazi modulari, vicinanza all’aeroporto, collegamenti ferroviari, flessibilità organizzativa. Noi possiamo ospitare eventi molto diversi tra loro: dai grandi festival pop come Romics agli eventi B2B, dai congressi medico-scientifici alle competizioni sportive internazionali.
Credo che il gap non sia ancora completamente colmato, ma penso che Roma stia finalmente iniziando a riconoscere il valore strategico di avere una piattaforma fieristica moderna e competitiva.
Tra Giubileo, Mondiali di calcio 2030 e una serie di grandi eventi internazionali, Roma è sotto i riflettori come non capitava da anni. Fiera Roma ha un ruolo attivo in questo momento, o è un tipo di opportunità che per vocazione appartiene ad altri spazi della città?
Io credo che Fiera Roma possa avere un ruolo molto importante. Oggi le grandi manifestazioni internazionali richiedono spazi flessibili, logistici, adattabili e capaci di supportare funzioni molto diverse: accoglienza, media center, aree operative, eventi collaterali, hospitality, attività sportive indoor.
Noi abbiamo dimostrato sul campo questa capacità di adattamento. Durante il Giubileo dei Giovani abbiamo ospitato 25mila pellegrini, trasformando la Fiera in una vera città temporanea. Organizziamo grandi concorsi pubblici con migliaia di candidati, eventi sportivi internazionali, congressi complessi e format ad alta intensità organizzativa.
Anche rispetto a una possibile candidatura olimpica, credo che Fiera Roma possa rappresentare una risorsa strategica. Le indicazioni del CIO oggi privilegiano infrastrutture esistenti, modulari e sostenibili. E la nostra forza è proprio la poliedricità: possiamo riconfigurare rapidamente gli spazi per esigenze molto differenti.
Quindi sì, penso che Fiera Roma possa essere parte attiva di questa stagione di grandi eventi che la Capitale sta vivendo.
Il calendario di Fiera Roma spazia da Romics al Festival dell’Oriente, da Motodays a eventi istituzionali come ZeroEmission Mediterranean. È una diversificazione cercata o è anche il riflesso di una città che fatica a esprimere un’identità fieristica forte e riconoscibile?
Direi entrambe le cose, ma soprattutto è una scelta precisa. Roma è una città enorme, complessa, internazionale e profondamente trasversale. Sarebbe probabilmente un errore pensare a un’identità fieristica troppo rigida o mono-settoriale.
La nostra forza sta proprio nella capacità di parlare a pubblici diversi: il grande pubblico, le community, i professionisti, le istituzioni, il mondo business. Manifestazioni come Festival dell’Oriente o Motodays convivono perfettamente con eventi altamente specialistici perché rappresentano anime diverse della città.
Allo stesso tempo stiamo lavorando molto per rafforzare alcuni filoni strategici: innovazione, sostenibilità, cooperazione internazionale, tecnologia, sport e grandi eventi professionali. È lì che vedo la crescita più interessante per il futuro di Fiera Roma.
La sede di Via Portuense è fuori dal Grande Raccordo Anulare, non è direttamente servita dalla metropolitana, e la maggior parte dei visitatori ci arriva in auto o con il treno regionale. È un limite con cui convivete, o è qualcosa su cui si sta lavorando anche in collaborazione con il Comune o con altri enti?
La posizione di Fiera Roma viene spesso raccontata solo come un limite, ma in realtà ha anche molti punti di forza. Siamo a pochi minuti dall’aeroporto internazionale di Fiumicino, direttamente collegati alla rete ferroviaria e agli snodi autostradali principali. Per molti grandi eventi business questa accessibilità è un vantaggio competitivo importante. È chiaro però che il tema della mobilità urbana e dei collegamenti resta centrale. Noi lavoriamo costantemente con le istituzioni per migliorare accessibilità e servizi, soprattutto nei momenti di maggiore affluenza.
Detto questo, oggi le fiere moderne funzionano sempre più come hub integrati: parcheggi, viabilità, treni regionali, servizi navetta, logistica digitale. E da questo punto di vista Fiera Roma ha margini di crescita molto interessanti proprio grazie agli ampi spazi disponibili e alla capacità di gestire grandi flussi di persone.
Credo che nei prossimi anni il tema non sarà soltanto “quanto è centrale” una struttura, ma quanto è efficiente, accessibile e flessibile. E su questo stiamo investendo molto.




