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L’importanza di Nplus nella manutenzione predittiva
Carlo Ranalletta Felluga, CEO di Nplus
© Nplus
11 Giugno 2026

L’importanza di Nplus nella manutenzione predittiva

Dall’ecosistema Vittorio SHM, fulcro operativo della tecnologia, alla sicurezza delle infrastrutture critiche. Il CEO dell’azienda trentina Carlo Ranalletta Felluga, in esclusiva a PPN ADI Agenzia delle Infrastrutture, fa il punto sul monitoraggio di ponti e viadotti. “L’obiettivo è creare una infrastructure intelligence”.

L’intervista a Carlo Ranalletta Felluga, CEO di Nplus, mette in luce il ruolo fondamentale dell’azienda con sede a Rovereto (TN): la trasformazione digitale e la sicurezza delle infrastrutture critiche. Al centro di questa evoluzione c’è l’ecosistema Vittorio Structural Health Monitoring, una tecnologia sviluppata per il monitoraggio strutturale di ponti e viadotti ed altri asset pertinenti alle reti infrastrutturali. Il sistema aggrega contributi di diverse tecnologie: sensori a contatto, computer vision, interferometria satellitare. Si occupa di rilevare e analizzare parametri fisici essenziali, come accelerazioni, spostamenti, inclinazioni, temperature e tensioni strutturali, e trasforma i dati provenienti dal campo in informazioni a supporto della gestione dinamica del rischio.

Sviluppata e prodotta interamente in Trentino, la tecnologia di Nplus è progettata per garantire elevata durabilità nel tempo, grazie anche agli interventi di manutenzione. L’obiettivo strategico dell’ecosistema punta oggi verso l’integrazione di fonti informative diverse in una piattaforma unica, capace di abilitare una vera infrastructure intelligence su rete diffusa.

In cosa si differenzia l’ecosistema di sensori Nplus rispetto alle soluzioni standard e quali sono i parametri fisici critici che i vostri dispositivi monitorano per garantire la sicurezza delle strutture?

Devo dire con un certo orgoglio che prima dell’avvento della nostra architettura non esistevano soluzioni standard. Siamo stati un po’ antesignani delle applicazioni verticali e dedicate ai ponti e ai viadotti. Con i miei soci Giordano Riello e Davide Ambrosio abbiamo iniziato a lavorare e a creare un’architettura dedicata a ponti e viadotti, con un concetto simile a quello delle torri delle telecomunicazioni, anche se in realtà è totalmente diversa sotto tanti aspetti e complessità.

Abbiamo cominciato nel 2017, circa un anno e mezzo prima del crollo del ponte Morandi di Genova. Dopo il tragico evento abbiamo avuto la possibilità di avere tanti campi prova e di poter sperimentare una nuova tecnologia a servizio dell’infrastruttura. Grazie al nostro coinvolgimento nell’ambito di un accordo quadro ANAS nel 2019, possiamo dire che Nplus ha battezzato uno standard in un mercato che era nel 2020, e in certi versi lo è ancora, pioneristico a livello mondiale. In quel contesto il nostro contributo per quanto riguarda la parte di infrastrutturazione fisica; ma la tecnologia è uno strumento di conoscenza e deve necessariamente andare oltre, coinvolgendo attivamente i processi di conoscenza ingegneristica delle opere critiche, in assenza dei quali l’apporto puramente tecnologico potrebbe risultare inutile.

Una curiosità sul marchio: il nostro sistema si chiama Vittorio Structural Health Monitoring. È un nome a noi molto caro, in quanto mio nome di mio padre e del figlio di Davide: è un ponte tra passato e futuro.

Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici permette di estendere l’operatività delle opere monitorate da 5 a 10 anni: in che modo i vostri dati oggettivi guidano i gestori nella definizione delle priorità di intervento?

È necessaria una profonda opera di revisione del quadro regolamentare. Il nostro compito è aiutare le autorità ad assumere queste tecnologie per istituzionalizzare la gestione digitale delle infrastrutture. Le nuove tecnologie devono diventare parte integrante nella normativa del Paese. In mancanza di ciò, si corre il rischio di apportare solo oneri integrativi al cliente. Ricordiamo che l’Italia, soprattutto per il monitoraggio di ponti e viadotti, è un’apripista a livello mondiale. Noi, dal punto di vista aziendale, abbiamo contribuito in modo essenziale al progetto Strade Sicure del PNRR, diventando una delle realtà più titolate ed autorevoli al mondo.

Con le nuove linee guida del Consiglio entrate in vigore lo scorso novembre, l’Italia ha dimostrato il proprio ruolo di leader mondiale in questo settore, perché costituiscono il primo caso di come le tecnologie digitali applicate alle infrastrutture possano essere utilizzate per rivoluzionare la normativa vigente. Le nuove istruzioni permettono all’Operatore di redigere una pianificazione della manutenzione straordinaria e della messa in sicurezza delle infrastrutture, attribuendo una priorità in funzione delle criticità strutturali e della Classe di Attenzione emergente dalle ispezioni ordinarie, ma anche in considerazione dell’impatto sul sistema economico e sulla cittadinanza. Stillato il piano delle opere, grazie al monitoraggio attivo di tutte le opere in classe di attenzione alta e medio-alta, è possibile tracciare le anomalie emergenti dall’intero stock infrastrutturale, rimodulando così in maniera dinamica la lista di priorità. È quindi una pianificazione delle manutenzioni basata su una gestione del rischio data driven, cioè basata su dati oggettivi e misurabili.

I sensori devono operare per anni in condizioni ambientali avverse: quali accorgimenti tecnici adottate per garantire la durabilità dei dispositivi e l’affidabilità della trasmissione dati?

I nostri sistemi sono stati progettati e prodotti per garantire la miglior durabilità possibile. Questo obiettivo si raggiunge grazie ad alcuni contributi fondamentali: la qualità dell’hardware e la strategia installativa. Posso dire con orgoglio che grazie all’accordo quadro ANAS in Lazio, Campania e Sardegna abbiamo fatto una grande esperienza in entrambi i contesti.

Ora la nostra azione si concentra sui cicli di manutenzione, fondamentali, perché una carenza di questo servizio può risultare molto problematica. Si tratta di impianti complessi. Se hanno bisogno di manutenzione continua degli impianti di illuminazione, figuriamoci questi, che misurano accelerazioni, inclinazioni, spostamenti e temperature con estrema precisione.

In termini di tempo, quanto durano? Avete un obiettivo per farli durare di più, ovviamente garantendo sempre lo stesso standard qualitativo?

Le evidenze sperimentali confermano che le tecnologie di campo sono molto robuste; indubbiamente gli impianti hanno alcuni elementi più delicati che richiedono delle sostituzioni più ricorrenti per usura e obsolescenza. I sensori, che costituiscono i dispositivi più complicati da manutenere, hanno una vita utile molto lunga e i risultati di questi cinque anni hanno evidenziato l’ottima stabilità delle misurazioni nel tempo. Riteniamo che la vita utile della rete di sensori, possa arrivare o superare anche i 15 anni, ma è cruciale la tutela operativa grazie ai cicli di manutenzione.

Dalla singola opera alla rete diffusa: come si evolve Nplus e l’ecosistema Vittorio?

Vittorio SHM non è tanto un ecosistema di sensori, ma di tecnologie, che permettono di effettuare delle valutazioni del rischio puntuali basate su fonti informative eterogenee. Quello su cui stiamo lavorando è la creazione di uno strumento unitario della complessità tecnologica, orientato alla gestione del rischio data driven. Vogliamo che Vittorio diventi una piattaforma tecnologica che integri, oltre alle tecnologie proprietarie, anche quelle di società e partner, per costruire logiche che uniscano queste diverse fonti di dati per creare una “infrastructure intelligence” in tempo reale. L’obiettivo è garantire la sicurezza della cittadinanza e una maggiore efficienza nell’attività di gestione degli Operatori.

Se devo dire un elemento distintivo di Nplus è la forte verticalità. Noi progettiamo l’intera infrastruttura tecnologica, ma abbiamo anche una forte componente manufatturiera, produciamo tutti i sensori nella nostra sede di Rovereto. Tutto quello che vendiamo è orgogliosamente fatto in Italia, consentendoci di mantenere uno standard di qualità e un controllo della produzione altissimi.

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