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Poteri speciali a Roma, Gualtieri e Morassut tentano di riaprire il dialogo sulla riforma
© Imagoeconomica
17 Giugno 2026

Poteri speciali a Roma, Gualtieri e Morassut tentano di riaprire il dialogo sulla riforma

A un convegno della rivista Limes in Campidoglio, sindaco e deputato dem provano a smuovere la riforma sui poteri di Roma Capitale, bloccata da settimane dopo lo strappo del PD e la sospensione del tavolo tecnico annunciata da Palazzo Chigi.

La riforma che dovrebbe attribuire a Roma Capitale poteri legislativi su undici materie, dai trasporti alla polizia amministrativa, dal commercio al governo del territorio, ha superato un primo passaggio parlamentare il 29 aprile scorso, quando la Camera ha approvato in prima deliberazione il disegno di legge costituzionale di modifica dell’articolo 114 della Costituzione con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astensioni, tra cui quella del Partito democratico. Il testo è stato poi trasmesso al Senato e assegnato alla prima commissione Affari costituzionali, dove però l’esame non è ancora iniziato.

Da allora la riforma è di fatto bloccata. L’astensione del PD, decisa in seguito alla frattura interna al campo largo tra Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 Stelle, contrari al provvedimento, e Italia Viva, che invece si era astenuta come i democratici, ha provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha fatto sapere di non vedere più margini per proseguire con un testo che, senza una maggioranza dei due terzi, rischia di restare lettera morta. Da Palazzo Chigi è arrivata di conseguenza la sospensione del tavolo tecnico attivo da febbraio sulla legge ordinaria complementare alla riforma costituzionale, quella che dovrebbe definire nel concreto poteri, competenze e risorse della Capitale.

Il nodo delle risorse e l’appello dei costruttori

A oltre una settimana dal voto, nessuna mediazione si era ancora registrata, né era stata fissata una data per la seconda lettura al Senato. Sul rischio concreto che il provvedimento scivoli fuori dall’agenda parlamentare con l’approssimarsi delle elezioni comunali del 2027 era intervenuto anche Antonio Ciucci, all’epoca presidente di ANCE Roma-Acer, che aveva definito la sfida della riforma “non più rinviabile” per consentire a Roma di competere con le altre grandi capitali europee, sollecitando un approccio sovrapartitico alla questione delle risorse.

Il tentativo di sbloccare lo stallo

È in questo contesto che si è svolto in Campidoglio il convegno promosso dalla Fondazione Giacomo Matteotti in occasione del numero monografico della rivista Limes dedicato al tema “Roma e l’Occidente nel mondo che cambia”. Il sindaco Roberto Gualtieri ha rilanciato la questione partendo dal cosiddetto metodo Giubileo, ribadendo che l’obiettivo della riforma non è trasformare Roma in un’entità separata dallo Stato, ma fare in modo che lo Stato si occupi concretamente della Capitale.

Più diretto il deputato dem Roberto Morassut, vicepresidente della Fondazione Matteotti e tra i principali artefici della riforma insieme al collega di Forza Italia Paolo Barelli, secondo cui il tema si è arenato proprio sulla questione dei finanziamenti. Morassut ha provato a smuovere la situazione rivolgendosi al centrodestra con una richiesta diretta, portare in commissione una legge ordinaria sui soldi che il PD si dichiara pronto a votare.

Al convegno sono intervenuti anche l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, nel suo ruolo di presidente dell’Isle, e il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e arcivescovo di Bologna, che ha auspicato che il metodo Giubileo possa contribuire a far collaborare le istituzioni e a superare le polarizzazioni politiche che finora hanno frenato l’iter della riforma.

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