
Piano casa, in arrivo il miliardo del PNRR per CDP e nuove regole per la vendita degli immobili
Il decreto legge sul Piano casa arriva in Aula alla Camera, dove il governo porrà la questione di fiducia. Il voto finale è atteso lunedì, prima del passaggio al Senato. I tempi sono stretti perché il provvedimento deve essere convertito entro il 6 luglio. Nelle ultime ore la commissione Ambiente ha chiuso l’esame degli emendamenti, circa 620 quelli presentati, di cui solo una parte è arrivata al voto grazie a una corsia preferenziale riservata a quelli dei relatori Elisa Montemagni, Dario Iaia ed Erica Mazzetti.
Il nuovo strumento finanziario di Cassa Depositi e Prestiti
La novità più rilevante riguarda la nascita di un veicolo finanziario gestito da Cassa Depositi e Prestiti. Un emendamento dei relatori autorizza la Cassa a costituire un patrimonio destinato chiamato Patrimonio casa, per sostenere iniziative di edilizia sociale o convenzionata attraverso recupero, riqualificazione energetica e rigenerazione urbana abitativa. Il Ministero delle infrastrutture trasferirà a CDP 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 per avviare lo strumento, ma la posta più consistente riguarda la prospettiva di un miliardo e 200 milioni dal PNRR Si tratta di risorse originariamente destinate a una Rolling stock company pubblica per l’acquisto e il noleggio di treni, progetto poi accantonato anche per le preoccupazioni dei sindacati. Il trasferimento resta condizionato al via libera della Commissione europea sulla rimodulazione del PNRR, ancora in corso. Le somme confluiranno sul Fondo nazionale dell’abitare gestito da Cdp Real Asset Sgr, già operativo, che potrà contare anche sulla garanzia di InvestEu in qualità di Member State compartment.
La cessione degli immobili pubblici e il ruolo del Demanio
Il decreto interviene anche sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Un emendamento dei relatori rafforza il ruolo dell’Agenzia del Demanio nelle procedure di vendita, estendendo agli immobili di Regioni, Comuni e altri enti pubblici lo stesso meccanismo già previsto per i beni statali inutilizzati, con la possibilità di cessione a trattativa privata. L’obiettivo è facilitare il recupero di immobili pubblici da destinare a edilizia sociale e rigenerazione urbana, applicando le semplificazioni già previste dal Piano casa, tra cui un incremento fino al 20% della volumetria e il ricorso alla segnalazione certificata di inizio attività al posto del permesso di costruire. La logica è trasformare ex scuole, caserme e uffici comunali non più utilizzati in alloggi sociali senza passare ogni volta attraverso le procedure ordinarie, spesso più lunghe.
Manutenzioni straordinarie per 61mila case popolari
Il provvedimento punta anche sul recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica già esistente. Secondo i dati più aggiornati di Federcasa, la sigla che riunisce gli 85 enti che gestiscono le case popolari in Italia, gli alloggi inagibili sono 61.300 su un patrimonio complessivo di circa 800mila abitazioni che ospitano oltre due milioni di persone. La Lombardia è la regione con il numero più alto, 17.352, seguita dal Veneto con oltre 6mila e dall’Emilia Romagna con più di 5mila. Per rimettere in pista questi alloggi il Ministero delle infrastrutture avvia un programma da 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, con Invitalia come soggetto attuatore. Altre risorse, per quasi 5 miliardi fino al 2034, arriveranno dal Fondo sociale per il clima e dal Fondo per la rigenerazione urbana nato con la legge di bilancio del 2020.
Il calendario parlamentare
Sul fronte politico il governo ha scelto di blindare il testo puntando sulla fiducia per evitare ulteriori rallentamenti, dopo settimane di lavoro in commissione segnate anche da un appello al ritiro per alcuni emendamenti bipartisan, poi accantonati, che chiedevano di riservare almeno il 25% degli alloggi agli over 65. Ottenuta la fiducia alla Camera, il testo passerà al Senato, dove i margini di intervento saranno limitati dai tempi di conversione.







