
BCE, allarme inflazione: target a rischio fino al 2027
L’economia dell’Eurozona continua a muoversi su un terreno privo di certezze. Nell’ultimo Bollettino Economico pubblicato dalla Banca Centrale Europea, l’istituto guidato da Christine Lagarde traccia un quadro macroeconomico improntato alla massima cautela: se da un lato la crescita economica rimane esposta a severi rischi al ribasso, dall’altro la dinamica dei prezzi rischia di rimanere surriscaldata più a lungo del previsto. L’elemento di maggior preoccupazione per Francoforte è rappresentato dal fatto che lo shock energetico non ha ancora manifestato i suoi effetti sull’inflazione.
A giugno l’inflazione complessiva dell’area euro ha registrato un rallentamento ed è scesa al 2,8% rispetto al 3,2% di maggio, favorita da un ridimensionamento temporaneo della componente energetica. Anche l’inflazione di fondo, al netto di alimentari ed energia, si è attestata al 2,4%. Tuttavia, la BCE mette in guardia contro i facili entusiasmi: l’inflazione rischia di rimanere ben al di sopra dell’obiettivo strategico del 2% fino alla prima metà del 2027.
A pesare su questo scenario è soprattutto la persistente instabilità geopolitica. Il conflitto in Medio Oriente rimane una delle fonti primarie di incertezza e condiziona pesantemente le quotazioni delle materie prime energetiche. Sebbene il petrolio abbia mostrato un andamento altalenante a seguito delle tensioni geopolitiche e degli attacchi militari, i prezzi del gas in Europa continuano a registrare livelli nettamente superiori ai periodi precedenti, complici stoccaggi europei storicamente risicati per la stagione.
Il messaggio più incisivo lanciato dalla BCE riguarda i cosiddetti “effetti di secondo impatto”. Secondo Francoforte, l’impatto inflazionistico derivante dai rincari energetici deve ancora riflettersi del tutto sui prezzi al consumo finali. Le imprese europee stanno continuando ad affrontare costi di approvvigionamento degli input produttivi decisamente superiori ai livelli storici pre-crisi e prevedono di dover scaricare tali aumenti sui prezzi di vendita nelle catene di distribuzione. Qualora i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati a lungo o subire un’ulteriore escalation, aumenterebbe la probabilità di un trasferimento prolungato sui salari e su tutti i settori merceologici, alimentando una spirale inflazionistica difficile da riassorbire nel breve termine.
Le tensioni sull’inflazione e sull’economia si riflettono già sulle condizioni di credito all’interno dell’eurozona. La BCE rileva un lieve inasprimento delle condizioni finanziarie complessive: le banche centrali e commerciali hanno irrigidito i criteri di concessione dei mutui e dei finanziamenti alle famiglie e alle imprese, preoccupate per i rischi economici generali. Al contempo, si assiste a una contrazione della domanda di credito, zavorrata dalla sfiducia di consumatori e investitori.
In questo contesto di accentuata fragilità, il Consiglio direttivo ha confermato di non voler vincolare le proprie mosse a un percorso prestabilito di variazione dei tassi d’interesse. Francoforte intende proseguire con una linea rigorosamente “guidata dai dati”, decidendo di volta in volta a ogni riunione. Mantenerne l’attuale assetto consente alla Banca Centrale di preservare la flessibilità necessaria per fronteggiare i rischi e calibrare le prossime mosse a seconda di come evolveranno l’inflazione, i prezzi dell’energia e la stabilità geopolitica globale.



