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Treni, scuole e dighe, la manovra 2027 investe sulle opere con i fondi dell’energia
© Immagine generata con l’IA
29 Ottobre 2026

Treni, scuole e dighe, la manovra 2027 investe sulle opere con i fondi dell’energia

Oltre cinque miliardi per sicurezza e tecnologia della rete ferroviaria, un miliardo e mezzo per efficientare scuole e ospedali, 800 milioni per gli invasi. La manovra 2027 finanzia le opere con la flessibilità europea sull’energia, ma sul caro materiali tace.

La legge di bilancio per il 2027 approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre non contiene un grande capitolo dedicato alle opere pubbliche, ma per il settore delle infrastrutture le risorse ci sono e arrivano quasi tutte da una porta laterale. Secondo la premier Giorgia Meloni, la manovra vale circa 26 miliardi, e nel Documento Programmatico di Bilancio inviato a Bruxelles alle infrastrutture erano destinati circa 3,1 miliardi per il 2027. A questi si aggiunge il pacchetto da oltre 14 miliardi per transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e contenimento dei costi, finanziato con la clausola di salvaguardia che le regole europee concedono per le spese in difesa ed energia, ed è proprio dentro questo pacchetto, illustrato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, che si trovano le voci più consistenti per ferrovie, edilizia pubblica e invasi. Il testo del disegno di legge non è ancora stato trasmesso alle Camere, e cifre e norme potranno cambiare durante l’esame parlamentare, che dovrà concludersi entro il 31 dicembre.

Cinque miliardi sui binari

Il governo ha indicato oltre cinque miliardi per la sicurezza e lo sviluppo tecnologico della rete, una cifra che l’esecutivo ha collocato all’interno del capitolo energetico e quindi della flessibilità concessa da Bruxelles. Il rafforzamento degli investimenti sulla rete ferroviaria era già annunciato nel Documento Programmatico di Bilancio, ma né il comunicato del Governo né le note dei ministeri hanno finora chiarito su quanti anni saranno distribuite le risorse e quali interventi finanzieranno, se il rinnovo dei sistemi di segnalamento e di controllo della marcia, la manutenzione o nuove tecnologie per la circolazione. Per la rete stradale nazionale si parla genericamente di risorse per gli investimenti, senza cifre. Nelle sintesi della manovra non compare invece il Ponte sullo Stretto, il cui cronoprogramma era già stato rivisto a marzo con lo spostamento di 2,8 miliardi a Rete Ferroviaria Italiana e l’entrata in esercizio dell’opera rinviata al 2034.

Scuole, ospedali e invasi

Per l’efficientamento energetico sono previsti in tutto 1,5 miliardi, di cui 650 milioni per circa 700 edifici scolastici, con una copertura che può arrivare al 100 per cento dell’investimento, 600 milioni per ospedali e strutture sanitarie pubbliche e 250 milioni per università, impianti sportivi, centri di ricerca e istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale. A parte c’è l’impegno annunciato da Meloni di “dotare tutte le scuole di climatizzatori e pompe di calore”, finanziato in parte con le risorse del programma NEC energia, che secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrà i bandi nel 2027 e i pagamenti a partire dal 2028. Per il settore idrico arrivano 800 milioni destinati a recuperare la capacità degli invasi idroelettrici, mentre sul fronte delle rinnovabili sono previsti 1,2 miliardi per circa 3 gigawatt di nuovo fotovoltaico e 700 milioni di contributi agli investimenti nel biometano.

Bonus edilizi e bollo auto

Per il mercato delle costruzioni private la notizia è la conferma, anche per il 2027, delle detrazioni attuali per i lavori in casa, cioè il 50% sull’abitazione principale e il 36% sugli altri immobili per ristrutturazioni, ecobonus e sismabonus. Senza la proroga le aliquote sarebbero scese già dal primo gennaio al 36 e al 30%, il taglio che a questo punto slitta al 2028. Resta invece fuori, almeno per ora, l’ipotesi di riportare l’ecobonus al 65% di cui si era parlato nelle settimane precedenti. Sul fronte della mobilità privata la manovra rende strutturale l’esenzione dal bollo per le auto fino a 80 kilowatt e per le moto, che secondo la premier riguarda circa il 70 per cento dei veicoli in circolazione, mentre tra le misure fiscali per le imprese viene confermata l’energy release per le aziende energivore, affiancata da una nuova versione per le piccole e medie imprese finanziata con un miliardo.

Il nodo del caro materiali

Il grande assente, almeno nelle sintesi diffuse finora dal governo, è il caro materiali, la richiesta su cui i costruttori insistono da mesi. Secondo il Centro studi dell’ANCE tra febbraio e agosto il bitume stradale è aumentato del 43,2%, il tondo per cemento armato del 23,9 e il gas naturale del 92,3, rincari che pesano sui cantieri già aggiudicati e sulle stazioni appaltanti chiamate a pagare le compensazioni. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini aveva chiesto all’inizio di ottobre otto miliardi da stanziare prima della manovra per pagare i lavori già eseguiti, e le risoluzioni di maggioranza sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica avevano impegnato il governo a intervenire. Se e come la questione sarà affrontata lo dirà il testo definitivo del disegno di legge, oppure un provvedimento a parte, e sarà con ogni probabilità uno dei temi più discussi nelle audizioni parlamentari. Il calendario resta legato anche a Bruxelles, perché la clausola che finanzia gran parte degli investimenti sarà discussa all’Ecofin del 9 novembre e il parere della Commissione europea sulla manovra è atteso per il 24 novembre.

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