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La BRI lancia l’allarme: bolla dell’IA, debito pubblico e inflazione minacciano la crescita globale
Pablo Hernandez De Cos, direttore generale della BRI
© Imagoeconomica
28 Giugno 2026

La BRI lancia l’allarme: bolla dell’IA, debito pubblico e inflazione minacciano la crescita globale

Il rapporto annuale della Banca dei Regolamenti Internazionali individua quattro punti critici che pesano sull’economia mondiale: l’insostenibilità del boom dell’intelligenza artificiale, i debiti pubblici ai massimi storici, la leva degli hedge fund sui mercati sovrani e il ritorno dell’inflazione da shock di offerta
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Le pressioni crescenti legate all’aumento del debito pubblico, alle fragilità finanziarie e alla sostenibilità del boom dell’intelligenza artificiale aumentano i rischi globali e rendono necessarie politiche più disciplinate. È il messaggio contenuto nell’Annual Economic Report della Banca dei Regolamenti Internazionali (in inglese, Bank for International Settlements – BIS) appena pubblicato. L’istituto con sede a Basilea, considerato la “banca delle banche centrali”, sottolinea come il legame fra il debito pubblico e “il crescente ruolo degli hedge fund ad alta leva finanziaria crea un nuovo legame tra debito sovrano e stabilità finanziaria, aumentando i rischi per la stabilità.” Il rapporto giunge in un momento particolarmente delicato per l’istituto: il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta è stato nominato di recente presidente del board della BRI, portando con sé la sensibilità di un’istituzione che ha vissuto in prima persona le turbolenze del conflitto in Medio Oriente e le nuove pressioni inflazionistiche sull’Europa. 

Quattro punti critici per l’economia mondiale

La BRI sintetizza così il quadro: “La sostenibilità del boom dell’intelligenza artificiale, le vulnerabilità finanziarie e le finanze pubbliche sotto pressione sono tra i punti critici che l’economia globale deve affrontare, insieme al ritorno dell’inflazione.” Il rapporto individua tre aree di tensione che si combinano e si amplificano a vicenda. La prima riguarda l’inflazione, tornata a salire in maniera preoccupante: perturbazioni dell’offerta più frequenti potrebbero far sì che aspettative di inflazione elevate si radichino stabilmente tra famiglie e imprese. La crisi mediorientale ha aggravato questo rischio in modo diretto: lo shock dello Stretto di Hormuz ha colpito energia, fertilizzanti e plastiche, con prezzi di queste ultime due categorie in rialzo rispettivamente del 50% e del 30% dopo l’avvio della crisi. 

L’intelligenza artificiale tra promesse e rischio bolla

La second area critica per la BRI ha a che vedere con l’ottimismo riguardo all’intelligenza artificiale che potrebbe non durare, nonostante le sue promesse di futuri aumenti di produttività: l’attuale impennata delle spese in conto capitale potrebbe rivelarsi insostenibile se le strozzature dell’offerta limitassero la produzione. L’istituto di Basilea riconosce che l’IA ha contribuito a sostenere la fiducia e la crescita attraverso le aspettative di guadagni di produttività, ma avverte che essa sta alimentando timori sul fronte dell’occupazione e che la sovraccapacità di investimento tipica dei cicli boom-and-bust dei decenni passati non è uno scenario da escludere. I test per singola mansione citati nel rapporto indicano risparmi di tempo compresi tra il 20% e il 50%, mentre le stime aggregate di produttività restano più basse, sotto l’1% su orizzonti lunghi. Il divario tra efficienza micro e impatto macro è, secondo la BRI, la cartina al tornasole di una tecnologia ancora lontana dall’esprimere il suo potenziale nell’intera economia. Sul piano finanziario, il finanziamento del boom dell’IA appare sempre più dipendente dal debito e da strutture di finanziamento complesse lungo tutta la catena dell’offerta. 

Il nuovo nesso tra debito sovrano e stabilità finanziaria

Il terzo grande tema del rapporto è la vulnerabilità dei mercati del debito pubblico. Il debito pubblico ai massimi storici e i mercati del debito sovrano sempre più dominati da grandi hedge fund ad alta leva hanno creato un nuovo “nesso tra debito sovrano e stabilità finanziaria”, che pone rischi crescenti. Si tratta di un cambiamento strutturale rispetto al passato: il ruolo tradizionalmente svolto dalle banche nella detenzione dei titoli di Stato è stato progressivamente sostituito da intermediari finanziari non bancari, molto più sensibili alla volatilità e alla leva finanziaria. “Il nuovo nesso fiscale-stabilità finanziaria potrebbe tradursi in cali più frequenti e più bruschi dei valori delle obbligazioni sovrane”, ha dichiarato Frank Smets, responsabile ad interim del dipartimento monetario ed economico della BRI, aggiungendo che tali oscillazioni potrebbero rapidamente inasprire le condizioni finanziarie. Le conseguenze di questa dinamica non si limitano ai mercati finanziari: quando gli intermediari subiscono perdite sui bond lunghi, tagliano il credito e vendono attività, propagando la stretta all’intera economia reale. 

Il messaggio di urgenza di Basilea

Di fronte a questo insieme di vulnerabilità, la BRI ha adottato un tono insolitamente diretto. Il direttore generale Pablo Hernández de Cos ha ribadito il carattere di urgenza del messaggio di Basilea: “il fatto è che oggi il debito è alto, e questo viene finanziato attraverso intermediari finanziari non bancari.” La BRI ha esortato i responsabili politici a dare priorità alla stabilità dei prezzi, garantire la sostenibilità fiscale, coordinare e rafforzare la vigilanza al di là del perimetro bancario e perseguire riforme strutturali. “Le azioni politiche devono rafforzarsi a vicenda per evitare una spinta e una trazione sull’economia globale. In ultima analisi, il successo dipende da fondamenta fiscali e finanziarie solide”, ha dichiarato il direttore generale de Cos. Sul fronte della politica monetaria, il messaggio è altrettanto netto: le banche centrali non devono esitare ad alzare i tassi se necessario, per contrastare l’inflazione, anche se questo ha effetto sulla crescita a breve termine. 

Il contesto italiano e il ruolo di Panetta

Il rapporto della BRI acquisisce una rilevanza particolare per l’Italia in virtù della recente nomina di Fabio Panetta alla presidenza del board dell’istituto. Il governatore di Banca d’Italia ha affrontato negli ultimi mesi un contesto macroeconomico segnato da tensioni multiple: le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che ha coinvolto un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali, con le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz pressoché interrotte. Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. Il fatto che il governatore di Banca d’Italia presieda ora il board della BRI nel momento in cui l’istituto emette uno dei suoi avvertimenti più preoccupanti degli ultimi anni non è privo di significato: Basilea e Roma guardano agli stessi rischi, e le ricette indicate dal rapporto annuale (rigore fiscale, banche centrali pronte ad agire, vigilanza estesa agli intermediari non bancari) disegnano il perimetro entro cui anche la politica economica italiana dovrà muoversi nei mesi a venire. 

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