
L’export italiano batte l’Europa e cresce del 3,3%
Il Covid-19 con le sue conseguenze, la crisi in Medio Oriente con le relative chiusure dello Stretto di Hormuz, la guerra tra Russia e Ucraina e tutte le instabilità geopolitiche dell’ultimo decennio hanno influenzato il contesto economico internazionale, che adesso è attraversato da un deterioramento del classico sistema multilaterale e delle regole condivise. Al suo posto, sta nascendo un nuovo modo di fare economia: tramite iniziative unilaterali e accordi tra un numero ristretto di partner. Ciò non ha compromesso l’intensità del commercio globale, che oltre a resistere è cresciuta, ma ne ha modificato la natura: la distanza geopolitica è diventata un fattore determinante nell’orientare i flussi di merci e capitali.
L’export mondiale in crescita
Il brief sull’export italiano pubblicato da Cassa Depositi e Prestiti evidenzia come, nonostante questo deterioramento globale, l’export tra il 2015 e il 2025 di beni e materie prima in rapporto al PIL mondiale è rimasto sostanzialmente invariato (22%), mentre quello dei servizi è cresciuto di oltre un punto percentuale, attestandosi attorno all’8%.
L’Europa sta rispondendo a questo contesto con una politica industriale selettiva, dando vita a un nuovo corso ispirato ai principi dell’autonomia strategica e della sicurezza economica, con diverse iniziative tra cui: l’Industrial Accelerator Act (per rafforzare la capacità manifatturiera continentale) e lo European Defence Industrial Programme (per rafforzare la capacità produttiva europea negli ambiti critici della sicurezza). Ma anche tramite strategie di diversificazione commerciale, con accordi di libero scambio con Mercosur e India.
La resilienza italiana
L’Italia, nonostante l’inasprimento del quadro commerciale globale e l’incertezza data dai dazi USA, nel 2025 ha visto crescere l’export di beni, che si è attestato a 643 miliardi di euro, in crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al 2024. L’andamento italiano è migliore rispetto a quello dei paesi dell’euro: la Francia registra un +2%, la Germania un+0,9%, mentre la Spagna va in negativo con un -0,4%. Questa tendenza ha contribuito a un surplus commerciale pari a 50,7 miliardi di euro e a 97,7 miliardi escludendo il deficit energetico. Questo atteggiamento resiliente è dovuto a determinati comparti e mercati che hanno saputo compensare la debolezza di altri. In particolare, i contributi maggiori sono stati dati dal comparto farmaceutico, dai mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli), dai metalli e dall’agroalimentare. Mentre il settore manifatturiero italiano (in particolare quello della moda, della chimica di base e automotive) ha mostrato segnali forti di debolezza. Anche l’esportazione verso il mercato interno europeo ha registrato una crescita del 4,2% in valore, questo grazie alla prossimità geografica che resta un ancoraggio chiave per le imprese esportatrici italiane.
Rischi da non sottovalutare
Nonostante l’Italia si sia dimostrata resiliente nel nuovo contesto geoeconomico, CDP avverte che ci sono fattori di rischio che non devono essere sottovalutati. Il primo riguarda la politica americana di protezionismo: l’America è il secondo paese di destinazione dell’export italiano. Il protezionismo statunitense non solo colpisce in maniera diretta i flussi, ma genera incertezze e altera la gestione delle scorte. L’imprevedibilità della sua politica commerciale, data la sua influenza nell’economia globale, genera instabilità della domanda internazionale. Il secondo rischio è legato ai costi di produzione, che sono pesantemente influenzati dalla volatilità dei prezzi energetici a causa della dipendenza da gas ed energia elettrica. Il terzo rischio è rappresentato dalla pressione competitiva cinese, che si estende anche ai comparti di tecnologia medio-alta. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta il quarto rischio, non solo per la rilevanza dell’area per quanto riguarda l’energia, ma anche perché: è una delle principali direttrici di diversificazione dell’export italiano; coinvolge le rotte marittime tramite cui viaggiano le merci italiane verso l’Asia meridionale.
Nonostante i rischi però, CDP sprona l’Italia a cogliere le opportunità offerte dalle recenti iniziative di policy europee che mirano a promuovere il rafforzamento e una maggiore integrazione delle filiere dell’Unione.




