
Mentre il mercato delle auto elettriche corre, il gas serra raggiunge i massimi storici
Nonostante la transizione energetica sia entrata nel vivo e il mercato dell’auto stia vivendo una trasformazione profonda, le emissioni di gas serra continuano ad accumularsi nell’atmosfera a livelli senza precedenti. È quanto emerge dall’ultimo Bollettino n.22 Organizzazione Meteorologica Mondiale, che certifica nuove concentrazioni record per i principali gas serra responsabili del riscaldamento globale. Nel 2025, riporta il bollettino, la concentrazione media di anidride carbonica ha raggiunto 426,8 parti per milione (ppm), il valore più alto mai registrato dalle reti di monitoraggio internazionali. Anche metano e protossido di azoto, il secondo e il terzo gas serra più importanti generati dalle attività umane, hanno raggiunto i massimi storici, rispettivamente 1.948 ppb (parti per miliardo) e 339,1 ppb. Secondo quanto riporta l’OMM, gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai osservati e la lunga permanenza di CO₂ nell’atmosfera implica che gli effetti delle emissioni attuali continueranno a influenzare il clima per decenni, se non secoli.
Il settore dei trasporti
In questo contesto, il settore dei trasporti viene considerato uno dei fronti decisivi nella strategia globale di riduzione delle emissioni: secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) il settore è responsabile di circa il 15% dei gas serra e di quasi un quarto delle emissioni di CO₂ legate all’energia, e il trasporto su strada ne rappresenta circa tre quarti. Per questo motivo negli ultimi anni c’è stata una spinta a elettrificare la mobilità, con incentivi, normative ambientali e investimenti industriali via via più consistenti. A guidare questa transizione della mobilità è la Cina: a settembre le auto elettriche e ibride plug-in hanno raggiunto il 67% delle vendite di auto nuove, secondo i dati dell’associazione cinese dei costruttori CPCA. Nel 2025 le vendite mondiali di veicoli elettrici hanno superato i 20 milioni di unità, con la Cina che ha consolidato il proprio primato rappresentando circa il 60% del mercato globale. Ma il boom dell’auto elettrica non diminuisce automaticamente le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. I dati dell’OMM misurano la quantità di gas accumulata nel corso degli anni. La transizione della mobilità rappresenta quindi una condizione necessaria, ma non sufficiente. L’impatto climatico di un’automobile elettrica dipende anche dall’intero ciclo di vita del veicolo: dall’estrazione e dalla raffinazione di litio, nichel, cobalto e grafite alla produzione delle batterie. Secondo le stime dell’International Energy Agency, la realizzazione di una batteria agli ioni di litio può generare tra 35 e 100 chilogrammi di CO2 equivalente per ogni kWh di capacità installata. Nonostante questo “costo climatico” iniziale, sul ciclo di vita complessivo un’auto elettrica produce in media circa la metà delle emissioni di una vettura con motore a combustione interna.
Un quadro complicato
A rendere ancora più complicato il quadro c’è un elemento evidenziato dallo stesso Bollettino dell’OMM: la transizione energetica fa emergere nuove sfide ambientali che vanno oltre l’anidride carbonica, l’esafluoruro di zolfo (SF6) e l’idrogeno molecolare (H2). Il primo viene impiegato nell’utilizzo di apparecchiature elettriche ad alta tensione per l’isolamento delle reti e, sebbene sia presente in concentrazioni molto inferiori rispetto alla CO è considerato uno dei gas serra con il più elevato potenziale di riscaldamento globale tra quelli utilizzati dall’uomo. La sua concentrazione continua ad aumentare, proprio mentre aumenta l’elettrificazione dell’economia. Il rapporto richiama quindi all’attenzione sulla necessità di ridurre le perdite da reti e infrastrutture elettriche. L’idrogeno molecolare, invece, assume un ruolo cruciale nella decarbonizzazione dell’industria e di alcuni segmenti dei trasporti. Anche se non è un gas serra, questa molecola dispersa nell’atmosfera può alterare i processi chimici che contribuiscono indirettamente al riscaldamento globale, agendo sui livelli di metano, ozono troposferico e vapore acqueo nella stratosfera. Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di monitorare con attenzione eventuali fughe lungo la filiera produttiva dell’idrogeno.




