
Ora legale o solare, i conti di una scelta che l’Europa rinvia da otto anni
Questa notte è tornata l’ora solare che resterà in vigore fino all’ultima domenica di marzo, come da rito che si ripete due volte l’anno dal 1966 e che da almeno otto anni l’Europa promette di archiviare. Ogni volta che si avvicina il cambio il dibattito si riaccende, e ogni volta si ferma allo stesso punto: quasi tutti sono d’accordo sul fatto che spostare le lancette due volte l’anno non abbia più molto senso ma nessuno è d’accordo su quale delle due ore tenere.
Otto anni di stallo europeo
Nel 2018 la Commissione europea lanciò una consultazione pubblica che raccolse 4,6 milioni di risposte, l’84% delle quali favorevoli ad abolire il cambio stagionale. Il 26 marzo 2019 il Parlamento europeo approvò la proposta con 410 voti a favore e 192 contrari, lasciando a ciascuno Stato la scelta tra ora legale e ora solare permanente. Da allora il testo è fermo al Consiglio, dove i governi non hanno mai trovato una maggioranza per paura che si dia vita a un mosaico di fusi diversi tra Paesi confinanti, con effetti su trasporti, mercati e scambi. A ottobre del 2025 il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto di fare del 2026 l’ultimo anno con il doppio cambio, trovando il sostegno di Finlandia e Polonia e la disponibilità della Commissione a una nuova analisi. Ma l’accordo non c’è, e Bruxelles ha già pubblicato il calendario dei cambi fino al 2031. Finché il Consiglio non decide, la direttiva del 2000 obbliga tutti gli Stati membri a spostare le lancette.
Quanto vale davvero l’ora legale
Il principale argomento economico a favore dell’ora legale è il risparmio di elettricità per l’illuminazione ma vediamo di quantificare questo risparmio. Secondo Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, nei sette mesi tra il 29 marzo e il 25 ottobre di quest’anno l’Italia ha consumato circa 300 milioni di chilowattora in meno, pari al fabbisogno annuo di circa 115mila famiglie, con 140mila tonnellate di anidride carbonica evitate e un risparmio superiore ai 90 milioni di euro al prezzo medio pagato dalle famiglie. Dal 2004 a oggi il beneficio cumulato supera i 12 miliardi di chilowattora. In un’apposita audizione alla Camera, Terna ha stimato che tenere l’ora legale anche d’inverno farebbe risparmiare circa 160 milioni di chilowattora in più, per un totale di 462 milioni l’anno. Il valore complessivo arriverebbe intorno ai 120 milioni di euro, ma rappresenterebbe appena lo 0,15% del fabbisogno elettrico nazionale, e il vantaggio è destinato a ridursi ancora con la diffusione delle lampade a led.
Salute, sicurezza e mattine buie
Sull’altro piatto della bilancia pesano gli effetti sull’organismo dato che, nei giorni successivi al cambio, aumentano i disturbi del sonno e, secondo diversi studi, anche infarti, incidenti stradali e infortuni sul lavoro. È il motivo per cui la medicina del sonno, dall’Accademia americana alla Società britannica, chiede di abolire il cambio e di tenere l’ora solare tutto l’anno, considerata più vicina al ritmo naturale della luce. La Società italiana di medicina ambientale e Consumerismo No Profit hanno invece promosso la petizione “Ora legale per sempre”, che ha superato le 350mila firme, sostenendo che più luce la sera ridurrebbe anche gli incidenti con i pedoni benché il prezzo da pagare sarebbe letteralmente visibile nelle mattine d’inverno: il 21 dicembre a Milano il sole sorgerebbe intorno alle 9 e a Roma verso le 8 e mezza, con bambini e lavoratori costretti a uscire di casa con il buio. Vero è che, in cambio, a Milano, il tramonto si sposterebbe dalle 16.40 circa a quasi le sei del pomeriggio.
Cosa converrebbe all’Italia
Il 1° ottobre la Commissione Attività produttive della Camera ha approvato all’unanimità il documento conclusivo di un’indagine conoscitiva sul tema, e il verdetto è netto sul primo punto: il doppio cambio stagionale va superato. Sulla scelta successiva il Parlamento non si sbilancia, ma mette in fila i costi e i benefici. L’ora legale permanente consoliderebbe un piccolo vantaggio energetico, piace a commercio e turismo, che contano su pomeriggi più lunghi nei centri storici e nei negozi, e avrebbe effetti positivi sulla sicurezza urbana. Preoccupano però agricoltura, edilizia e montagna, dove l’alba posticipata riduce le ore utili e la visibilità per chi lavora all’aperto. L’ora solare permanente sarebbe la scelta più prudente per la salute, ma rinuncerebbe a parte del risparmio e alla luce del pomeriggio. Sul piano economico l’ora legale tutto l’anno sembra quindi la soluzione più vantaggiosa, anche se i guadagni restano modesti. La decisione però non può essere solo italiana perché se restassimo su un fuso diverso da Francia, Germania e Austria rischieremmo di pagare in disallineamenti di voli, treni, mercati e catene logistiche costi capaci di superare quanto risparmiato in bolletta. Per questo il documento della Camera chiede anche al governo di farsi promotore di un nuovo negoziato europeo, e propone una sperimentazione nazionale di almeno un ciclo stagionale.

