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Facciamo il punto
L’INPS fotografa l’Italia
Gabriele Fava, presidente dell’INPS
© Imagoeconomica
9 Luglio 2026

L’INPS fotografa l’Italia

Dal 25esimo Rapporto dell’Istituto emerge un’Italia a due velocità. Nel 2025 gli occupati toccano il record di 27,2 milioni, anche se i salari lordi non recuperano l’inflazione e resta profondo il divario di genere: l’assegno delle donne è più basso del 34%. Il presidente Fava: “L’INPS diventi un’officina del welfare”.

Un Paese che cresce dal punto di vista occupazionale, ma che si ritrova a fare i conti con l’inverno demografico, la frenata del potere d’acquisto e asimmetrie di genere dal punto di vista lavorativo. È questa la fotografia che fa all’Italia il venticinquesimo Rapporto annuale dell’INPS, presentato a Roma dal presidente Gabriele Fava alla presenza del ministro del Lavoro Marina Calderone. Un resoconto che descrive un sistema previdenziale solido nei fondamentali finanziari, ma strettamente legato alle dinamiche di un mercato del lavoro in profonda mutazione.

I dati sull’occupazione

Passiamo ai dati. Quelli più positivi arrivano dal fronte occupazionale. Nel 2025 i lavoratori assicurati INPS hanno raggiunto il record storico di 27,2 milioni, incrementando i numeri di 244mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo prima della pandemia (circa 6,8%). Ad agganciare la crescita sono stati soprattutto i giovani under 34 (+12,4%), le donne (+7,8%) e, in modo marcato, i lavoratori extra UE, il cui numero è balzato del 35,5% tra il 2019 e il 2025: oggi, un lavoratore dipendente su sette in Italia è straniero. Questa espansione si riflette direttamente sulla tenuta dei conti pubblici: il gettito dei contributi sociali ha toccato i 273 miliardi di euro, con un incremento superiore ai 10 miliardi rispetto all’anno precedente. Migliora anche l’intensità occupazionale, con una media di 43,2 settimane lavorate nel 2025, sintomo di una maggiore stabilità nei contratti.

I salari aumentano, ma pesa ancora troppo l’inflazione

Se la quantità del lavoro aumenta, la questione salariale resta invece aperta, perché la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti ha raggiunto i 27.649 euro (+14,5% sul 2019 e +3,6% nell’ultimo anno). Nonostante la dinamica espansiva però, l’Istituto certifica che questo aumento non è stato ancora sufficiente a recuperare interamente il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, che ha avuto un picco nel biennio 2022-2023. Per quanto le politiche fiscali e i tagli al cuneo abbiano attenuato l’impatto sui redditi medio-bassi, l’INPS sottolinea che un recupero strutturale nel lungo periodo potrà arrivare solo tramite l’aumento della produttività e la qualità del tessuto imprenditoriale.

Divario di genere ancora troppo alto: 34% di differenza

Resta tuttavia profondo il divario di genere: l’importo medio delle pensioni delle donne risulta più basso del 34% rispetto a quello degli uomini. Una forbice che non dipende dalle regole previdenziali, ma da carriere femminili storicamente più frammentate, salari inferiori e l’incidenza dei contratti part-time. Aumenta significativamente anche la spesa assistenziale, trainata dalle indennità di accompagnamento: lo stock è più che raddoppiato in venticinque anni, passando da 1 milione di prestazioni nel 2002 a quasi 2,2 milioni nel 2026, a causa dell’invecchiamento demografico.

Le dichiarazioni di Fava e Calderone

Alla presentazione del Rapporto è intervenuto il presidente Fava e si è concentrato sulla sostenibilità previdenziale: “La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’INPS può essere considerato come un’officina del welfare, un’infrastruttura pubblica attiva, capace non solo di erogare diritti, ma di organizzarli, semplificarli e renderli accessibili. Il grande tema dei prossimi anni sarà la predittività – ha concluso – cioè leggere le transizioni prima che diventino fratture”.

Approccio condiviso anche dal ministro del Lavoro Marina Calderone, che, interpellata a margine dell’evento, ha rimarcato gli obiettivi futuri: “Il nostro obiettivo centrale è avvicinare lo Stato alle persone, trasformando un sistema di erogazione in un sistema di accompagnamento nei percorsi di vita. Il lavoro – ha concluso il ministro – resta la prima infrastruttura della dignità e della sostenibilità del Paese”.

Facciamo il punto