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La tassa del 20% e la minaccia di Pickaxe Mountain: tensione altissima in Medio Oriente
14 Luglio 2026

La tassa del 20% e la minaccia di Pickaxe Mountain: tensione altissima in Medio Oriente

Dopo i raid USA e i dazi proposti da Trump su Hormuz, l’Iran risponde colpendo due petroliere e le basi in Giordania e Bahrein. Mentre il petrolio vola a quasi 88 dollari al barile con la minaccia di superare i 103, la tensione si sposta nell’entroterra: nel mirino della Casa Bianca c’è ora l’impenetrabile sito sotterraneo di Pickaxe Mountain. Teheran avverte: “La nostra risposta sarà devastante”.

Ormai la tregua in Medio Oriente è andata in frantumi e nel Golfo Persico si respira nuovamente aria di tensione. Nelle ultime ore lo Stretto di Hormuz è stato teatro di uno scontro diretto e brutale tra Iran e USA, con questi ultimi che hanno deciso di adottare una strategia bilaterale, da un lato dal punto di vista militare e dall’altro dal punto di vista economico. Militare perché la scelta del presidente Donald Trump è stata di bombardare a tappeto le coste persiane, economico perché sempre il tycoon ha proposto una misura d’impatto globale dirompente: un blocco navale totale, accompagnato dall’imposizione di una tassa di transito del 20% del valore del carico per qualsiasi nave commerciale che sia intenzionata a superare il canale.

La controffensiva iraniana

La reazione di Teheran è stata immediata e ha voluto colpire direttamente il cuore del commercio energetico globale. La Mombasa B e la Al Bahyah, due petroliere enormi cariche di greggio collegate alla compagnia statale degli Emirati Arabi Uniti, sono state bersagliate da missili da crociera mentre navigavano lungo la corsia meridionale dello stretto, vicino all’Oman. L’offensiva nei confronti della Mombasa B, imbarcazione sudcoreana noleggiata dagli emiratini, ha provocato un grosso incendio a bordo e un marittimo indiano ha perso la vita; oltre a lui, ci sono diversi feriti tra i membri dell’equipaggio. L’escalation si è estesa rapidamente sul piano regionale quando l’Iran ha lanciato una pioggia di missili e droni mirata a colpire le basi militari statunitensi situate in Giordania e in Bahrein, costringendo i sistemi di difesa alleati a reagire. L’esercito giordano ha infatti dovuto intercettare e abbattere quattro di questi missili iraniani dopo che avevano violato il proprio spazio aereo nazionale.

Colpiti i siti strategici dei Pasdaran

La replica militare della Casa Bianca si è manifestata sotto una pioggia di bombardamenti notturni durati oltre cinque ore. In questo raid i cacciabombardieri americani hanno mirato a obiettivi strategici: i nodi logistici e difensivi costieri dell’Iran per indebolire le sue capacità di interdizione marittima. Tra i bersagli principali figurano il porto strategico di Bandar Abbas, la base di Bushehr e l’avamposto di Chabahar sul Golfo di Oman. Tutte strutture legate ai Pasdaran e dalle quali coordinano operazioni militari come il lancio di droni marittimi o di missili antinave contro il traffico mercantile. Le bombe a stelle e strisce però hanno lasciato il segno, perché hanno inflitto danni seri alle banchine, ai radar di sorveglianza e alle rampe di lancio costiere, nel tentativo di ripristinare la sicurezza della navigazione.

Pickaxe Mountain, la vera minaccia americana

C’è un però. Per quanto i bombardamenti nelle coste stiano occupando, anche giustamente, le prime pagine e i titoli, l’attenzione degli analisti e dei vertici militari si è spostata verso l’interno del territorio iraniano, in cui sorge uno degli obiettivi più protetti e minacciosi di Teheran: il sito di Pickaxe Mountain. Situato a breve distanza dal noto complesso di Natanz, impianto destinato alla produzione e all’assemblaggio di centrifughe avanzate per l’arricchimento dell’uranio, questa installazione sotterranea rappresenta una sfida tecnologica e militare. Il sito è stato scavato a profondità estreme sotto uno scudo di granito massiccio che raggiunge, secondo le stime dell’intelligence, i 600 metri di spessore. Questa collocazione rende la struttura del tutto immune ai tradizionali bombardamenti aerei, comprese le più potenti bombe a penetrazione d’ordinanza nell’arsenale statunitense, progettate per penetrare al massimo qualche decina di metri di roccia o cemento rinforzato.

Le recenti rilevazioni satellitari però hanno indicato un’intensa attività presso gli ingressi dei tunnel di Pickaxe Mountain e hanno suggerito che l’Iran stia utilizzando la sicurezza di questa fortezza per riassemblare centrifughe avanzate e stoccare materiale fissile, violando apertamente gli impegni presi con il recente memorandum d’intesa. Il presidente Trump ha già lanciato avvertimenti espliciti e nella giornata di ieri ha minacciato la distruzione del sito. Da fonti della CNN, l’Iran ha replicato così: “Risponderemo in modo devastante se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump darà seguito alla sua recente minaccia di attaccare Pickaxe Mountain”.

Aumenti delle materie prime

Le ostilità hanno condizionato anche i prezzi delle materie prime. Il dazio del 20% imposto da Trump ha mandato in tilt i mercati nelle ultime ore, con il prezzo medio del petrolio balzato immediatamente del 3,5% fino a raggiungere gli 87,5 dollari al barile, il massimo dal 12 giugno scorso. Un rincaro che rischia di essere solo l’inizio: per una superpetroliera da due milioni di barili, la tassa si traduce in un balzello insostenibile da 32 milioni di dollari, equivalente a un aumento di circa 15 dollari a barile che spingerebbe il costo effettivo del greggio oltre i 103 dollari. Con le tariffe assicurative per le spedizioni nell’area già triplicate e il traffico marittimo crollato da 14 a sole 6 navi al giorno, la speculazione corre fortissima anche sul gas e minaccia di paralizzare l’intero approvvigionamento energetico globale.

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