
Gli effetti delle tensioni a Hormuz si ripercuotono su Bab el-Mandeb
Le tensioni in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz si stanno riversando sulle aree circostanti, in particolare sullo stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso. Secondo lo studio globale condotto da Clarksons Research (gruppo globale leader nei servizi di spedizione marittima), le navi che sono riuscite a transitare per lo stretto di Bab el-Mandeb tra il 25 e il 26 luglio sono state 31 al giorno, un calo del 50% in termini di tonnellaggio rispetto alla media del secondo trimestre. Bab el-Mandeb e Suez gestiscono il 12% del commercio globale marittimo e una quantità di energia stimata in circa 4,2 milioni di barili al giorno. Per il Mar Rosso passano ingenti quantità di petrolio greggio e gas naturale liquefatto, che provengono dal Golfo Persico e dirette ai mercati occidentali, prodotti manifatturieri e container che contengono beni di consumo, componenti industriali ed elettronica.
Gli Houthi
Dal 2023 gli Houthi, gruppo armato politico e religioso dello Yemen, hanno cominciato a minacciare la libertà di navigazione nel Mar Rosso, quando hanno costretto le navi a circumnavigare l’Africa: il percorso si è allungato di 6mila chilometri, causando ripercussioni economiche gravi sui Paesi che puntano su questo chokepoint per trasportare le proprie merci. Il 20 luglio gli Houthi hanno annunciato un blocco delle navi mercantili saudite, seguite da un attacco a una petroliera nei giorni seguenti dopo il suo carico presso il terminale petrolifero di Yanbu. “Il numero di VLCC (Very Large Crude Carrier, superpetroliere progettate per il trasporto oceanico di petrolio greggio, ndr.) che attraversano il Bab El Mandeb è diminuito, attestandosi a una media di 1 al giorno nell’ultima settimana, rispetto a una media di 3 al giorno nel secondo trimestre” ha dichiarato Steve Gordon, responsabile globale di Clarksons Research.
La minaccia al Mar Rosso e la rotta di esportazioni che ha visto aumentare i suoi volumi di merci per le interruzioni nel Golfo Persico hanno provocato l’aumento delle tariffe delle petroliere, che sono destinare a impennarsi. Clarksons ha stimato che le esportazioni da Yanbu hanno raggiunto i 3,8 milioni di barili al giorno l’ultima settimana e che potrebbero percorrere una distanza doppia se le spedizioni dall’Asia dovessero circumnavigare il Capo di Buona Speranza.
L’aumento dei guadagni per le VLCC
Paradossalmente, nonostante la diminuzione del traffico di VLCC nello stretto, i loro guadagni sono aumentati del 13%, raggiungendo i 145mila dollari al giorno; anche i guadagni delle VLGC (Very Large Gas Carrier, grandi navi cisterna oceaniche specializzate nel trasporto di gas di petrolio liquefatto) sono aumentati del 24% nell’ultima settimana, arrivando a 172mila dollari al giorno. Questo aumento dei guadagni è dovuto all’aumento del costo delle tariffe: due VLCC DHT sono state noleggiate a 226 mila e 241 mila dollari al giorno.
Transito nel Golfo Persico
Per lo stretto di Hormuz la situazione è rimasta pressoché invariata, con una media di 13 transiti al giorno durante il week-end, tradotto in un calo del 90% rispetto ai livelli pre-conflitto. In termini di tonnellaggio il calo è ancora più marcato, superiore al 95%.
“Gli attraversamenti dello Stretto di Hormuz da parte delle VLCC rimangono molto limitati, con soli 6 transiti segnalati nell’ultima settimana, un dato inferiore di circa il 95% rispetto ai livelli tipici”, ha affermato Gordon. A inizio luglio i barili che lasciavano il Golfo erano circa 10 milioni al giorno, nei giorni scorsi siamo arrivati a circa un milione di barili. Per le navi gasiere la situazione è ben peggiore: sono più di 10 giorni che non si registrano transiti.







